Teoria della mente & disturbo bipolare – Neuropsicologia

Si cercano prove da studi neurobiologici e cognitivi che la disfunzione nella Teoria della Mente presente nel disturbo bipolare sia un tratto della malattia

ID Articolo: 112288 - Pubblicato il: 20 luglio 2015
Teoria della mente & disturbo bipolare – Neuropsicologia
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Aldea Bandiera, Centro di Terapia Metacognitiva Interpersonale

 

Nonostante siano necessari ulteriori approfondimenti, sembra che una ToM disfunzionale non sia legata esclusivamente alle manifestazioni cliniche del disturbo bipolare, ma piuttosto possa essere considerata un endofenotipo della patologia.

La comprensione dell’attività umana in termini psicologici è il medium dei nostri scambi quotidiani. Tale abilità, prerogativa della mente umana, comprende la teoria della mente, un processo cognitivo-affettivo che si sviluppa durante l’infanzia, ma che costituisce una capacità in continuo divenire.

Possedere una teoria della mente (d’ora in poi ToM) significa essere in grado di attribuire stati mentali, intesi come credenze, emozioni, desideri, intenzioni, pensieri, a sé e agli altri e di prevedere, sulla base di tali inferenze, il proprio e l’altrui comportamento (Premack e Woodruff, 1978). Una buona ToM ci candida  come partner sociali e comunicativi competenti.

Se perdessimo la facile comprensione di sé e degli altri ci sarebbero serie conseguenze: è stato sostenuto, infatti, che uno sviluppo deficitario della ToM è una delle ipotesi eziologiche più convincenti dei disturbi dello spettro autistico, mentre un suo successivo deterioramento è associato ad alcune manifestazioni della schizofrenia e dei disturbi di personalità (Dimaggio e Lysaker, 2011).

Messaggio pubblicitario Nell’ultimo decennio, considerato il povero funzionamento sociale dei soggetti bipolari, l’attenzione si è concentrata anche su questo disturbo e i risultati suggeriscono disfunzioni nella ToM in tutte le fasi della malattia, inclusa quella eutimica (Samamè, 2013). Ciò fa pensare che una tale alterazione sia un fattore di vulnerabilità allo sviluppo della malattia e che la cognizione “non sociale” non possa sufficientemente rendere conto dei deficit funzionali del disturbo bipolare.

Pertanto è interessante capire se esistano prove da studi neurobiologici e cognitivi che la disfunzione nella ToM sia presente nel disturbo bipolare come tratto della malattia e non sia solo un correlato legato alle fasi di umore alterato.

Per quanto riguarda i correlati neurobiologici, alcuni autori hanno studiato i differenti livelli di analisi degli stimoli sociali identificandone i correlati neurali. Tra questi studi di notevole interesse è il modello di neuroanatomia funzionale proposto da Abul Akel e Shamay-Tsoory (2011) che, unendo cognizione ed emozione, identifica tre aree coinvolte nella comprensione sociale:

–              le regioni posteriori deputate alla rappresentazione dei propri e altrui stati mentali;

–              le regioni limbiche e paralimbiche, che le valutano in base a criteri di rilevanza personale e al significato emotivo ad esse associato;

–              le regioni prefrontali, implicate nei processi di sintesi e di applicazione di tali rappresentazioni nel contesto socio-relazionale.

Il punto è che le anomalie strutturali e funzionali riscontrate nei pazienti bipolari, anche in fase eutimica, mostrano una significativa sovrapposizione con queste aree. In particolare, si è riscontrata una ridotta attivazione delle aree prefrontali e una maggiore attività delle strutture limbiche; un pattern neurale che suggerisce anomalie sia nella capacità di rappresentazione di stati mentali sia nella modalità di percepire, rispondere e immagazzinare gli stimoli emotivi (Rajkowska e al., 2001; Kronhaus  al., 2006).

Inoltre, si è osservato che, durante l’esecuzione dei compiti ToM, pazienti bipolari in fase eutimica, mostrano una ridotta attivazione del giro frontale inferiore e dell’insula, nonché regioni strettamente connesse al sistema dei neuroni specchio, che risulta implicato sia nella rappresentazione sia nella comprensione degli stati mentali propri e altrui.

Per quanto riguarda i correlati cognitivi, seppur alcuni autori ritengono che le abilità ToM dipendano da moduli dedicati esclusivamente a questo scopo, molti studi hanno dimostrato che migliori abilità ToM sono correlate a migliori prestazioni in alcuni test neurocognitivi (come ad esempio il WCST e lo Stroop Test). In quest’ottica un buon funzionamento cognitivo si può considerare una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per una corretta espressione della ToM. Esistono prove scientifiche (Tortorella e al., 2013) di una ridotta flessibilità sul versante cognitivo nei familiari sani dei pazienti e di un impoverimento cognitivo stabile, localizzato in tutte le fasi del disturbo bipolare (inclusa quella di remissione sintomatica), nelle aree dell’attenzione sostenuta, delle funzioni mnesiche ed esecutive che, quindi, possono essere considerate un pre-requisito per lo sviluppo della ToM.

Messaggio pubblicitario In conclusione, nonostante siano necessari ulteriori approfondimenti, sembra che una ToM disfunzionale non sia legata esclusivamente alle manifestazioni cliniche del disturbo bipolare, ma piuttosto possa essere considerata un endofenotipo della patologia. Inoltre, le marcate difficoltà nelle interazioni psicologiche con gli altri possono creare ripetuti stress nel contesto delle relazioni umane, costituendo così un fattore di rischio per le ricadute di malattia, con un peggioramento della qualità della vita.

Resta naturalmente molto da esplorare, in particolare è necessaria ricerca che esplori se esistono relazioni tra relazioni sociali maladattive, e.g. disfunzioni nell’attaccamento, teoria della mente carente e disturbo bipolare. È anche necessario esplorare se fattori neurobiologici, cognitivi e sociali interagiscano nel danneggiare le capacità ToM rendendo un disturbo in quest’area una vulnerabilità alla malattia bipolare.

In quest’ottica, promuovere e/o migliorare le abilità ToM  è una preziosa risorsa non solo nella formulazione degli obiettivi psicoterapeutici, ma anche nel raggiungimento degli stessi. Sulla base delle prove finora raccolta, che mostrano comunque una carenza della ToM nel bipolare ha senso ipotizzare che trattamenti che mirano al recupero delle abilità mentalistiche, come la Mentalization-Based Therapy (Bateman & Fonagy, 2004) e la Terapia Metacognitiva Interpersonale (Dimaggio et al., 2013) possano essere utili strumenti terapeutici per la cura di questo disturbo, in associazione con altri approcci già di stabilita efficacia, quali farmacoterapia o psicoeducazione.

 

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