Tracce del Tradimento nr. 12: Diffidenza e gelosia

Vi sono situazioni in cui non è il geloso a non amare bene, bensì l'amato; il geloso mostra incertezza rispetto alla relazione e al partner inaffidabile

ID Articolo: 110873 - Pubblicato il: 05 giugno 2015
Tracce del Tradimento nr. 12: Diffidenza e gelosia
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RUBRICA TRACCE DEL TRADIMENTO – (Diffidenza e gelosia – Nr. 12) 

 

Il geloso in alcuni casi non dubita del proprio valore e della propria amabilità ma sperimenta una sostanziale incertezza circa la relazione perché ritiene l’altro sostanzialmente inaffidabile: in questo caso non è il geloso a non andare bene ma l’amato.

Ogni suo segno di indecisione o dubbiosità è colto, amplificato e percepito come minaccioso. Se l’amato si mostra incerto sullo stare insieme, se ininterrottamente spera per sè di meglio, se guarda tutte le donne che passano con occhi attenti, se manda segnali di insoddisfazione e umilia, se paragona (e dal paragone esce sempre perdente), allora la gelosia trova costante alimento anche se contemporaneamente si accresce la critica per il comportamento dell’altro.

È una gelosia che, almeno in superficie, salva l’autostima. Ma sarebbe interessante chiedersi cosa conduce alla scelta di un partner giudicato inaffidabile e colmo di difetti. Ci si può innamorare della persona che si ritiene affidabile e con il quale si pensa sia possibile costruire un progetto comune oppure del bello della compagnia, quello che è stato il fidanzato di tutte lasciandole sempre tra immense sofferenze. La scelta della persona da amare in qualche modo indica anche quanto si è destinati a soffrire in un rapporto per la minaccia che esso venga chiuso.

La scelta del partner deve essere inestricabilmente connessa con le esperienze precoci di legame con le proprie figure di attaccamento; non sono i partner “perfetti in teoria” ad attirarci: altrimenti tutti desidererebbero persone buone, comprensive, affidabili, generose, gentili, attente, oblative, fedeli, e così via. Mentre invece hanno grande successo anche le persone egoiste, arroganti, violente, inaffidabili, bugiarde, ingannatrici, insomma in una parola i “mascalzoni”.

Messaggio pubblicitario Questo avviene perché al di là delle intenzioni di scelta consapevoli ed esplicite siamo attratti irresistibilmente da coloro che ci ripropongono schemi relazionali conosciuti e sperimentati precocemente. Talvolta la persona è consapevole di questa trappola e si accorge che nonostante sia corteggiato da una persona che sarebbe un partner “sulla carta” ideale non prova alcuna emozione verso di esso ed è attratto da persone che assomigliano terribilmente a tutti i precedenti partner con i quali ha avuto relazioni di grande sofferenza e senza speranza.

Dopo la chiusura della terza storia consecutiva con due compagni alcolisti e violenti e con un tossicodipendente con gravi disturbi di personalità, una insegnante trentaduenne rimase per circa una anno da sola riflettendo sul perché del ripetersi di quelle circostanze. Ogni volta si ripeteva la stessa storia in cui lei era attratta da persone evidentemente disturbate che tuttavia sentiva il desiderio e il compito di dover accudire e salvare: era certa che le avrebbe redente con il suo amore e la sua dedizione. Inizialmente la sua illusione veniva rinforzata e la persona sembrava rispondere positivamente alle sue cure, ma ben presto i comportamenti disturbati riemergevano.

A questo punto pensava che fosse colpa sua, che non facesse abbastanza perché in lui le possibilità di cambiamento c’erano come aveva dimostrato. Si colpevolizzava e cercava di fare sempre di più e tanto meno i suoi sforzi avevano successo, tanto più li intensificava. Sempre la stessa cosa, sempre di più. Anche quando l’altro mostrava evidenti segni di disinteresse nei suoi confronti e attenzioni esterne alla coppia, lei si impegnava ancora di più nel tentativo di recuperarla e contemporaneamente l’importanza di lui cresceva sempre di più. Il disperato tentativo di salvare qualcuno che era certamente perduto e di farsi amare nonostante il manifesto disinteresse dell’altro faceva parte della sua storia infantile con un padre inconsolabilmente vedovo e divorato dalla depressione e dall’alcol.

Messaggio pubblicitario Giunta a trentatré anni incontrò un intelligente e garbato vice direttore di banca di trentotto anni, senza storie strazianti alle spalle e disposto a sposarla, proteggerla e a fare una famiglia e dei figli con lei. Si rendeva perfettamente conto che si trattava di una occasione unica e forse irripetibile di dare una svolta diversa alla sua vita e tuttavia per quest’uomo che anche ai suoi occhi appariva ideale e con pochi difetti non provava alcuna reale attrazione. Si diceva che avrebbe dovuto, che era proprio la persona giusta e ci prova anche a stare con lui ma lo sentiva come un amico, non c’era modo di far scattare la scintilla. Poi un giorno arrivò un nuovo collega nella sua scuola: un insegnante di educazione fisica di 57 anni, allontanato dalla sua famiglia e dalla precedente scuola per traversie giudiziarie per questioni di pedofilia e una evidente depressione mal contenuta dai farmaci. Bastò un attimo e la passione si accese.

Una paziente di 40 anni aveva passato gli ultimi otto anni con un ragazzo più giovane di lei che le aveva ininterrottamente detto “ di te mi piace la testa, ma te come donna ti trovo francamente brutta, ma cerco di abituarmi” mentre stava con lui aveva passato serate e giornate intere a cercare tracce dei tradimenti con donne migliori di lei, fantasticava su donne famose, su vicine attraenti, su colleghe, indagava nella posta elettronica, ovunque senza trovare nulla di interessante che le confermasse il suo peccato originario. Questo comportamento ossessivo lei lo aveva sempre avuto su tutto coglieva gli elementi negativi, si fissava su questi e non riusciva a staccarsi da queste situazioni. Solo al momento di lasciarlo alla fine lui le disse che non era vero, che era il suo modo di stare con le donne per sentirsi più coccolato e sicuro, per tenerle sulla corda.

 

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