Psicosi e fattori di rischio cardiometabolici: una forte relazione

E' stato riscontrato che livelli alti di fattori di rischio cardiometabolici, tra cui l' obesità addominale, sono presenti spesso in pazienti psicotici.

ID Articolo: 110410 - Pubblicato il: 29 maggio 2015
Psicosi e fattori di rischio cardiometabolici: una forte relazione
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Irene Rossi

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Livelli molto alti di fattori di rischio cardiometabolici, in particolar modo obesità addominale, sono stati riscontrati in persone affette da psicosi, grazie ad una ricerca condotta come parte di un più ampio studio controllato e randomizzato per la promozione della salute in pazienti psicotici (IMPaCT RCT). 

Lo studio ha coinvolto i team di cinque centri di sanità mentale del sistema sanitario nazionale inglese, collocati in diversi centri urbani e rurali dell’Inghilterra, raccogliendo dati di un campione composto da 450 persone affette da psicosi, con età compresa tra 18 e 65 anni.

Dallo studio è emerso che quasi la metà del campione era affetto da obesità (48%), caratterizzata da un indice di massa corporea (BMI) maggiore di 30. In particolar modo quasi tutte le donne (95%) e molti degli uomini (73%) avevano la circonferenza del tronco, misurata all’altezza della vita, superiore a quella indicata dalla Federazione Internazionale del Diabete (IDF) come soglia per la diagnosi di obesità addominale (central obesity). L’obesità addominale si riferisce ad una condizione caratterizzata da eccesso di massa grassa attorno alla zona dello stomaco e dell’addome, tale da costituire un fattore di rischio significativo per la salute della persona.

Messaggio pubblicitario ISFAR EFT La maggior parte dei partecipanti testati (57%) soddisfacevano anche il criterio individuato dall’IDF per le sindromi metaboliche, ovvero un gruppo di anomalie biochimiche e fisiologiche associate allo sviluppo di disturbi cardiaci, ictus e diabete mellito di tipo 2. Nello specifico un quinto del campione soddisfaceva già i criteri per il diabete e il 30% era a rischio per il suo sviluppo nel futuro.

La ricerca, pubblicata sul giornale Psychological Medicine, ha inoltre posto l‘accento su due condotte dannose che si associavano e sommavano significativamente ai rischi cardiometabolici: il 62% del campione fumava e l’88% non faceva attività fisica con costanza.

Nonostante numerosi studi precedenti avessero già sottolineato come i pazienti affetti da psicosi abbiano un’aspettativa di vita di 10-25 anni inferiore alla media, dovuta a fattori di rischio cardiovascolare, tale studio ha registrato alcuni dei valori di rischio cardiometabolico più alti di quelli mai individuati a livello mondiale. Dunque in Inghilterra la prevalenza di tali fattori di rischio in soggetti con psicosi è ancora maggiore di quanto osservato a livello internazionale.

Messaggio pubblicitario Questi dati rinforzano la necessità di porre attenzione alla valutazione e la gestione dei rischi cardiometabolici e del peso nei percorsi di cura delle persone affette da psicosi, ponendo l’accento sulla necessità di attività fisica e di percorsi che aiutino ad abbandonare il vizio del fumo per le persone affette da malattie mentali, facendo in modo di intervenire sin dalle primissime fasi della malattia con un’azione di tipo preventivo.

Ulteriore elemento aggiuntivo del presente studio rispetto ai dati già noti, consiste nel fatto che non è stata trovata alcuna differenza significativa tra persone che assumevano psicofarmaci di diversa tipologia, slegando quindi l’aumento di peso e i rischi cardiovascolari dall’assunzione della terapia farmacologica, elemento centrale per poter impostare percorsi di cura integrati.

 

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