Scuola materna: una palestra di relazioni interpersonali

Durante la prima fanciullezza viene compiuto l’ingresso nella scuola dell’infanzia, in cui il bambino sperimenta l'appartenenza ad un gruppo strutturato

ID Articolo: 107918 - Pubblicato il: 24 marzo 2015
Scuola materna: una palestra di relazioni interpersonali
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L’obiettivo primario della scuola materna dovrebbe essere quello di insegnare le competenze sociali necessarie a promuovere il benessere collettivo, in quanto si tratta del luogo privilegiato per apprendere le regole da seguire con gli altri, il rispetto dei turni, la collaborazione, la capacità di stare con adulti e coetanei, prima in relazioni diadiche e poi collettive.

Terzo anno di età: cosa succede? Sicuramente si tratta di una tappa di notevole importanza nello sviluppo del bambino. Quella che va generalmente dai 3 ai 6 anni è denominata la “prima fanciullezza”, o più comunemente “età prescolare”. È il famoso periodo che Piaget ha identificato come “stadio preoperatorio”. Secondo l’autore, in questa fase il bambino ha acquisito la capacità di interiorizzare azioni e di manipolare rappresentazioni mentali, tuttavia non è ancora in grado di organizzarle in modo coordinato (Berti, Bombi, 2005).

Ad ogni modo verso i tre anni di vita i bambini acquistano innumerevoli capacità, ad esempio aumenta la capacità di memorizzazione e la formazione dei primi ricordi episodici permanenti. A livello di coordinamento il bambino diviene capace di correre, giocare a palla, raggiungere e impadronirsi degli oggetti di cui ha bisogno e badare così da solo a se stesso.

Senza dimenticare che è proprio all’esordio dell’età prescolare che si assiste ad un grande sviluppo delle capacità linguistiche. Il bambino diviene capace di creare e formulare frasi complesse e composte da più proposizioni tra loro collegate. Senza dimenticare che il linguaggio si trasforma da egocentrico, e quindi rivolto solo nei confronti di se stesso, a socializzato, ossia volto a scambiare con gli altri il proprio pensiero, a chiedere informazioni e a influire sul comportamento altrui.

Messaggio pubblicitario Durante la prima fanciullezza viene solitamente compiuto un passo molto importante: l’ingresso nella scuola dell’infanzia. Tale evento non è da sottovalutare, in quanto rappresenta per il bambino una grossa novità. Comporta l’entrata in un microsistema diverso da quello familiare, mettendolo in relazione con figure nuove e permettendogli di sperimentare relazioni interpersonali con le insegnanti e con il gruppo di pari. In questo contesto il bambino sperimenta per la prima volta l’appartenenza a un gruppo strutturato.

Diventa quindi importante apprendere le regole dettate dal nuovo ambiente in cui ci si trova al fine di raggiungere obiettivi sociali considerando il benessere altrui e di relazionarsi con adulti e coetanei in base alle richieste del contesto. Per il bambino diviene dunque necessario essere socialmente competente. Ma cosa si intende per competenza sociale?

Molinari (2002, cit in Berti, Bombi 2005) la definisce come la “capacità di interagire efficacemente con l’ambiente e di impegnarsi in complesse relazioni interpersonali, mirate a ottenere obiettivi sociali rilevanti e raggiungere traguardi ambiziosi come la popolarità e l’accettazione dei compagni”. L’obiettivo primario della scuola materna dovrebbe proprio essere quello di insegnare le competenze sociali necessarie a promuovere il benessere collettivo, in quanto si tratta del luogo privilegiato per apprendere le regole da seguire con gli altri, il rispetto dei turni, la collaborazione, la capacità di stare con adulti e coetanei, prima in relazioni diadiche e poi collettive.

È ben risaputo che, a partire dai tre anni di età, le relazioni instaurate dal bambino aumentano in quantità e qualità. I bambini di tre anni hanno acquisito una capacità linguistica e comunicativa che permette loro di interagire con gli altri e di condividere non più solo oggetti materiali, ma anche idee e pensieri. Il bambino socialmente competente parla di sé, comunica i suoi stati d’animo ascoltando attentamente anche l’interlocutore. Inoltre il superamento dell’egocentrismo permette di prendere il considerazione anche i pensieri, le credenze e le motivazioni delle persone che li circondano.

Messaggio pubblicitario È inoltre da considerare il fatto che la competenza sociale è altamente correlata alla competenza emotiva, ossia la capacità di esprimere, comprendere e regolare in maniera adeguata le emozioni (Denham, 1998, cit. in Baumgartner, 2010). Non dovrebbe infatti sorprendere il fatto che bambini che sperimentano abitualmente emozioni positive, come la felicità, sono più amichevoli e popolari, si integrano più facilmente nel gruppo di pari e risultano più simpatici ai compagni e alle insegnanti.

B. E. Vaughn (2001, cit. in Coppola e Camodeca, 2010) identifica la competenza sociale come un costrutto multidimensionale a tre componenti: profilo individuale di caratteristiche comportamentali e psicologiche indicative di competenza sociale, coinvolgimento e motivazione sociale, grado di accettazione da parte dei coetanei. La preferenza sociale viene generalmente concepita come l’indicatore più affidabile dell’adattamento sociale in questa fase della vita. Infatti l’asilo rappresenta il primo contesto al di fuori della famiglia in cui i bambini mettono alla prova le proprie abilità sociali con persone diverse dai loro familiari.

Il “gruppo classe” è quindi una nicchia extrafamiliare dove il bambino dovrà poi adattarsi non solo al fine di raggiungere i propri obiettivi sociali, ma anche per apprendere nuove regole ed instaurare delle relazioni significative che gli permetteranno poi di rapportarsi agli altri in modo sempre più appropriato con l’andare avanti degli anni.

A tal fine diviene molto importante anche per le insegnanti cogliere qualsiasi comportamento che potrebbe mettere a rischio l’inserimento del bambino in questo suo nuovo contesto che sta sperimentando per poter successivamente agire in maniera adeguata e conveniente nei confronti del bambino. È infatti proprio in età prescolare che i bambini instaurano i primi rapporti con i coetanei e  riescono così anche  ad apprendere l’importante significato della parola “amicizia”.

 

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