Otto Kernberg: La sessualità nel transfert – Report dal Congresso di Parma

Kernberg chiarisce come per ragionare sulla sessualità umana occorra far riferimento sia ai contributi psicoanalitici sia ai recenti studi sull’attaccamento

ID Articolo: 103699 - Pubblicato il: 22 ottobre 2014
Otto Kernberg: La sessualità nel transfert – Report dal Congresso di Parma
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Il Prof. Kernberg ha aperto la sua riflessione sulla sessualità nel transfert chiarendo come, per ragionare  sulla sessualità umana, occorra far riferimento non soltanto ai contributi in ambito psicoanalitico (in primis la cornice teorica data dalle intuizioni di Freud sulla costituzione della libido e dell’aggressività) bensì anche alle più recenti scoperte neurobiologiche, in particolare quelle legate agli studi sull’attaccamento.

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La sessualità, per Kernberg, inizia a plasmarsi dai primissimi giorni di vita; la figura di attaccamento, accarezzando il bambino e mettendo in atto attività di cura fisicamente piacevoli, modella le prime esperienze erotiche del neonato, che prendono poi forma nell’idealizzazione del corpo materno da una parte, e nelle forme di aggressività contro di esso dall’altra.

Questi profondi stati dell’esperienza psichica saranno la base per il costituirsi di stati affettivi di natura positiva e negativa, che a loro volta porteranno al formarsi di relazioni oggettuali “buone” o “cattive”, la cui integrazione è presupposto indispensabile per un funzionamento psichico sano.

Messaggio pubblicitario L’amore maturo costituisce la più alta e funzionale manifestazione della sessualità umana, mentre nelle sue distorsioni (come ad esempio nelle patologie narcisistiche) si possono individuare regressioni a meccanismi difensivi primitivi, che portano ad esempio alla svalutazione, sistematica e talvolta inconsapevole, dell’oggetto d’amore.

La capacità d’amare implica la capacità di entrare in relazione intima con l’altro, ecco perché la passione autentica prevede che ci sia un’integrazione di dimensioni apparentemente molto distanti tra di loro: attaccamento, erotismo, desiderio sessuale, intimità.

Una dimensione così pervasiva del funzionamento biologico e psicologico non può, secondo Kernberg, essere ignorata nelle riflessioni inerenti la relazione terapeutica.

Così come è fondamentale monitorare le componenti aggressive che possono connotare il tranfert e il controtranfert, altrettanto importante è tenere in considerazione le componenti sessuali, spesso costituite da fantasie a sfondo erotico che il paziente può fare sul terapeuta, ma anche viceversa.

Tale consapevolezza  deve guidare anche la fase di assessment, e non solo quella di trattamento vero e proprio; il terapeuta non deve trascurare di chiedersi quale sia il funzionamento sessuale del paziente, se nella sua vita siano in corso conflitti di coppia, quanto tolleri l’intimità, come potrebbe funzionare se non fosse irretito da certe inibizioni e distorsioni caratteriali che interferiscono con la sfera intima e sessuale.

Tutto questo partendo dal presupposto che siamo tutti esseri erotici, e quindi l’erotismo pervade inevitabilmente tutte le nostre relazioni, siano esse professionali, famigliari, affettive, sociali.

Partendo da questo presupposto, la disposizione erotica del paziente può fornire al clinico molte informazioni: nella sessualità normale affettività ed erotismo sono ben integrati e riflettono una rappresentazione positiva delle relazioni oggettuali.

Al contrario relazioni oggettuali distorte possono portare a manifestazioni psicopatologiche di diverso grado: un esempio è dato dai pazienti sadomasochistici i quali, guidati da relazioni oggettuali caotiche, si ingaggiano in rapporti con partner umilianti e maltrattanti, spesso sfidando provocatoriamente anche il terapeuta in modo tale da portarlo a trattarli allo stesso modo.

Diversamente, nel contesto delle patologie narcisistiche, il paziente è portato talvolta ad una negazione difensiva dell’impulso erotico nel transfert, dovuta ad una esagerata interferenza del Super-Io.

Messaggio pubblicitario Il problema del narcisismo può purtroppo riguardare anche i terapeuti, quando succede che questi traggano soddisfazione dall’essere idealizzati dal paziente e colludano con le sue manovre seduttive.

Ancora una volta, definire in maniera scrupolosa il contratto e il setting terapeutico può intervenire a tutelare sia il paziente che  il terapeuta; se esiste la possibilità di ricondursi ad un frame che sia chiaro e non ambiguo, anche le situazioni più problematiche possono essere risolte o interpretate.

In generale, quindi, Kernberg incoraggia una maggior attenzione alla dimensione sessuale della relazione terapeutica, e invita gli analisti ad essere pronti a tollerare le fantasie (proprie e del paziente) e le regressioni primitive, chiedendosi sempre quale significato possano avere in seduta.

Per chiarire questo punto, utilizza un aneddoto legato alla sua esperienza di terapeuta; racconta di una paziente che era solita presentarsi in seduta con un aspetto pesantemente trascurato e con addosso sempre lo stesso abito nero, maleodorante e sporco di cenere di sigaretta.

L’abito era però indossato in modo tale da lasciare puntualmente intravedere il seno, un seno gradevole alla vista e che  insinuava nel terapeuta un’eccitazione sessuale.

Come gestire una situazione del genere in seduta? Non (come qualcuno tra il pubblico ha proposto) con una manovra di cauta self-disclosure (“Vogliamo ragionare sul fatto che il suo seno mi sta eccitando?”) il che avrebbe potuto evocare nella paziente una reazione non del tutto opinabile (“Senta professor Kernberg, veda di andare a soddisfare i suoi bisogni sessuali altrove”), ma piuttosto con una manovra di confrontazione, volta ad indagare fino a che punto il paziente sia consapevole o meno di quanto certi suoi atteggiamenti possano assumere, agli occhi dell’altro, una connotazione sessuale.

Differenza sottile, ma non da poco.

 

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 BIBLIOGRAFIA:

  • Kernberg Otto (2013). Amore e aggressività – Prospettive Cliniche e teoriche. Giovanni Fioriti Editore.  ACQUISTA ONLINE
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