Il metodo psicosomatico – Plenaria con il Prof. Giovanni Fava – Congresso SITCC 2014

Congresso SITCC 2014 - Report dalla plenaria: Il metodo psicosomatico. Il professor Fava inizia la sua relazione con un aneddoto...

ID Articolo: 103021 - Pubblicato il: 27 settembre 2014
Il metodo psicosomatico – Plenaria con il Prof. Giovanni Fava – Congresso SITCC 2014
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Fava - Il Metodo Psicosomatico - SITCC 2014

Il professor Fava inizia la sua relazione con un aneddoto. Ci racconta di quando ancora studente della facoltà di medicina, dopo aver fatto una schermografia, pensava di aver contratto la tubercolosi. Quando si recò alla visita di verifica stava male fisicamente… ma nel momento in cui seppe di essere sano come un pesce era felice e fisicamente si sentiva bene. Iniziò a riflettere su questo. Si chiese…

“Eppure io sono arrivato alla verifica che stavo male…quasi in barella! Qual è l’influsso della psiche sul corpo?”

In quel periodo poco c’era sulla psicosomatica e il giovane Fava si imbattè nell’articolo di Engel, l’ideatore del modello bio-psico-sociale. Decise di scrivergli e da lì nacque un’esperienza di affiancamento al lavoro di Engel stesso.

L’originalità di Engel era legata alla critica del concetto di malattia del modello biomedico secondo il quale i processi biologici erano gli unici responsabili della genesi della malattia.

Messaggio pubblicitario Engel propose così un concetto di malattia più unitario in cui sottolineò la complessità del concetto di salute contestualizzandola all’interno dell’ambiento psicosociale.

Successivamente Tinetti et al. (2004) pubblicarono un articolo su The American Journal of Medicine dove, riprendendo Engel, proposero di abbandonare la malattia come focus primario e di identificare delle variabili (biologiche e non) su cui poter intervenire.

Feinstein Alvan, epidemiologo americano, durante le sue discussioni di casi clinici a Yale, riportava come la medicina clinica tendeva a trascurare quell’informazione detta “soft” che aveva a che fare con le reazioni umane, la sintomatologia e la qualità di vita. Eppure anche questi dati si potevano misurare in modo attendibile! Ecco così che nacque la clinimetria cioè la misurazione di quei dati clinici che non trovano spazio nella tassonomia in generale.

Dopo questo excursus storico vediamo ora cosa si intenda con il termine psicosomatica.

La psicosomatica è:

  • La valutazione del ruolo dei fattori psicosociali nell’influenzare la vulnerabilità individuale, il decorso e l’esito di ogni tipo di malattia.
  • Considerazione olistica della pratica medica
  • Interventi specialistici per integrare le terapie psicologiche nella prevenzione, trattamento e riabilitazione delle malattie

Il metodo psicosomatico è un approccio generale alla considerazione del paziente e della malattia che si applica a qualunque condizione medica. E’ inoltre un approccio specialistico di aggregazione interdisciplinare che supera le distinzioni tradizionali. La valutazione psicosomatica così come la cura viene presentata come una modalità più ampia di gestione del caso.

Messaggio pubblicitario Secondo questo approccio inoltre non andiamo a considerare da una parte le malattie psicosomatiche e dall’altre quelle non psicosomatiche, ma consideriamo tutte le patologie come aventi una variabile psicosociale.

Fava, Sonino e Wise (Il metodo psicosomatico, Fioriti, 2014) forniscono le basi dell’approccio clinimetrico che utilizza la macro-analisi, cioè una correlazione fra sindromi e/o problemi, e la micro-analisi, intesa come un’analisi dettagliata dei sintomi.

Dopo averci illustrato nella pratica tale metodo grazie a dei casi clinici i Prof. Fava infine ci illustra la WBT (Well Being Therapy), la Terapia del Benessere, dove il monitoraggio avviene sulla variazione del benessere dell’individuo e non del malessere. La WBT è a intervento breve che ha lo scopo appunto di aumentare i livelli di benessere.

Apprezziamo il modello bio psicosociale e le sue evoluzioni che i medici, generalmente più tendenti alla iperspecializzazione anziché alla visione globale, hanno sviluppato.

Ci piace perché il paziente non è più trattato come un “pezzetto” di qualcosa, ma come una persona inserita in un contesto. E a noi psicoterapeuti, si sa, il funzionamento della persona e il suo contesto ci piacciono parecchio.

 

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