Se vuoi sapere come sto, chiedimi cosa penso di te: la mentalizzazione nei disturbi neurodegenerativi – Congresso SITCC 2014

Congresso SITCC 2014 - Report dal simposio: Capire, spiegare e curare l'interazione con l'altro: cervello e comunicazione, Chairman: Bruno G. BARA

ID Articolo: 103026 - Pubblicato il: 29 settembre 2014
Se vuoi sapere come sto, chiedimi cosa penso di te: la mentalizzazione nei disturbi neurodegenerativi – Congresso SITCC 2014
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Dr. Jekyll o Mr. Hyde- Afferrare le intenzioni del movimento - SCREEN - SITCC 2014

I test di mentalizzazione, sostiene il Dott. Adenzato, devono invece essere inclusi nell’assessment standard dei pazienti con disturbi neurodegenerativi (Poletti et al., 2012) perché, a differenza dei test neuropsicologici classici, il funzionamento dei processi di mentalizzazione può essere predittivo della comparsa di una FTD. 

Due anni fa Matthias L. Schroeter scrisse una lettera a Brain (Schroeter, 2012) sottolinenando quanto fosse assurdo che le nuove linee guida per la diagnosi di una possibile demenza frontotemporale (FTD) non prendessero in considerazione criteri quali dati di neuroimaging (es. atrofia frontale o temporale anteriore) e il decadimento della social cognition in particolare nell’abilità di teoria della mente, nonostante le numerose evidenze scientifiche in letteratura (Bertoux et al., 2012; Pardini et al., 2013).

Messaggio pubblicitario I test di mentalizzazione, sostiene il Dott. Adenzato, devono invece essere inclusi nell’assessment standard dei pazienti con disturbi neurodegenerativi (Poletti et al., 2012) perché, a differenza dei test neuropsicologici classici, il funzionamento dei processi di mentalizzazione può essere predittivo della comparsa di una FTD.

Per esempio, soggetti che ottengono una bassa prestazione al Reading of Mind in the Eye Test (RME), al follow up a 2 anni hanno una maggiore probabilità di presentare un peggioramento ai test neuropsicologici e un’atrofia cerebrale, segni di FTD.

La possibilità di identificare precocemente i soggetti a rischio di sviluppare FTD permette di intervenire in maniera mirata nei primi stadi della malattia, quando gli interventi hanno una maggior possibilità di essere più efficaci (Rascovsky et al., 2011).

  

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