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Il Disturbo Ossessivo Compulsivo in The Aviator (2004) di Martin Scorsese

The Aviator: Spesso nell’ossessivo compulsivo c’è un diretto legame tra la pulizia fisica e la pulizia morale definito “effetto Lady Macbeth”.

ID Articolo: 41439 - Pubblicato il: 01 aprile 2014
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Heyra Del Ponte

 

THE AVIATOR

Di Martin Scorsese  (2004)

 

RECENSIONI DI STATE OF MIND

The aviator di Martin Scorsese - locandina

Spesso nell’ossessivo compulsivo c’è un diretto legame tra la pulizia fisica e la pulizia morale dovuta ad una sensazione interna di sporco definito “effetto Lady Macbeth”; chiamato così in riferimento alla famosa tragedia di Shakespeare, in cui Lady Macbeth è complice dell’omicidio di Re Duncan di Scozia  e cerca disperatamente di lavare la macchia di sangue immaginaria che rappresenta i suoi sensi di colpa. 

The Aviator è un film del 2004 diretto da Martin Scorsese, vincitore di 5 premi Oscar e dedicato alla vita della leggenda americana Howard Hughes (Leonardo Di Caprio). Egli è diventato famoso per i suoi record di velocità aerea e di periplo del globo (solo 4 giorni), per aver progettato e costruito diversi aeroplani (tra cui l’Hughes H-4 Hercules con i suoi 97,5 m di apertura alare che conserva tutt’oggi il primato per questo valore), per aver prodotto e diretto film vincitori d’incassi al botteghino, tra cui Hell’s Angels (un kolossal da 4 milioni di dollari), Scarface, The Outlaw e per aver creato una linea aerea intercontinentale, la Trans World Airlines.

Il film inizia con una scena evocativa dove troviamo un Howard Hughes di nove anni, nudo, che viene lavato accuratamente dalla madre con un sapone nero, mentre lo mette in guardia dalle conseguenze del colera e del tifo, che nel 1913 avevano colpito la loro cittadina, Houston. Questa giovane donna, probabilmente anch’essa con disturbo ossessivo compulsivo, lascerà un segno indelebile nel figlio, che si ritroverà, adulto, nuovamente nudo a combattere con le ossessioni che sono entrate nella sua pelle come la schiuma di quel sapone da cui non saprà mai separarsi.Tu non sei al sicuro mai” è una frase materna che ritornerà spesso nella mente di Hughes.

Howard ha un disturbo ossessivo compulsivo da contaminazione, una paura patologica dello sporco e dei germi. Viene detta anche misofobia, rupofobia o germofobia.

Il nostro protagonista ha il terrore di essere infetto, si lava di continuo le mani (porta sempre con sé in tasca il suo sapone nero), non tocca le posate altrui, beve solo latte da bottiglie di vetro ermeticamente sigillate, mangia pezzettini di cioccolata non vicini al bordo, apre le maniglie delle porte con i fazzoletti, prova disgusto per la carne al sangue, a casa ha creato una zona asettica e ha rivestito la cloche dell’aereo che pilota con del cellophane perché “Non hai idea delle porcherie che la gente ha sulle mani”.

Una scena particolarmente forte viene rappresentata quando Howard, dopo essere stato lasciato da Katharine Hepburn, brucia sul pavimento tutti i suoi vestiti (contaminati dalla presenza di lei) e chiama in piena notte un suo collaboratore per chiedergli di andargliene a comprare di nuovi.

  Messaggio pubblicitario Secondo il DSM le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi o immagini ricorrenti, persistenti e angosciosi, vissuti come intrusivi e inappropriati. La persona riconosce che tali pensieri, impulsi o immagini sono un prodotto della propria mente. Lo stesso Howard riferisce di avere delle idee folli e che a volte ha davvero paura di giocarsi il cervello.

Le compulsioni, invece, sono comportamenti ripetitivi o azioni mentali che il paziente deve obbligatoriamente mettere in atto in risposta a un’ossessione allo scopo di prevenire o ridurre il disagio o alcuni eventi temuti. Nel caso di Howard le compulsioni riguardano il lavaggio delle mani, nonché, in seguito, la ripetizione di frasi.

Spesso nell’ossessivo compulsivo c’è un diretto legame tra la pulizia fisica e la pulizia morale dovuta ad una sensazione interna di sporco definito “effetto Lady Macbeth”; chiamato così in riferimento alla famosa tragedia di Shakespeare, in cui Lady Macbeth è complice dell’omicidio di Re Ducan di Scozia  e cerca disperatamente di lavare la macchia di sangue immaginaria che rappresenta i suoi sensi di colpa. 

Howard è un personaggio moralmente sporco, è un cigolò, ha avuto innumerevoli donne ed è anche un uomo d’affari sceso a compromessi con i meccanismi della corruzione.

Da ogni scena del film emerge chiaramente la caratterizzazione di Howard, uomo di grande successo in ogni campo: cinema, donne, aviazione. Un uomo pignolo e perfezionista, che deve eccellere altrimenti non è nessuno. Basti pensare che per girare il suo kolossal Hell’s Angels impiegò 3 anni, riprese 560 ore di girato e alcune scene vennero girate oltre 90 volte. Una frase famosa rimasta alla storia del Signor Hughes ci fa capire ancora meglio questo aspetto della sua personalità: “Ho intenzione di diventare il più grande golfista del mondo, il produttore dei più bei film di Hollywood, il più grande pilota al mondo e l’uomo più ricco del mondo!”.

Ma ogni medaglia ha il suo rovescio. Particolarmente sottolineato nel film è il progressivo distanziamento dal mondo reale e la drammatica perdita di libertà che colpisce Howard. L’evitamento rende sempre più isolato l’ossessivo, che finisce con il vivere solo in compagnia della sua sintomatologia.

Non è difficile pensare al dolore che tale isolamento comporti, se pensiamo che l’evento omega è quello di essere non amati né amabili agli occhi degli altri. Howard Huges si recluse nella suite del Desert Inn di Las Vegas e da lì continuò a condurre i suoi affari venendo soprannominato “Il fantasma del capitalismo americano”.

LEGGI LA RUBRICA: CINEMA & PSICOTERAPIA

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