Reappraisal cognitivo, nuove esperienze e pensiero divergente: correlazioni

Reappraisal cognitivo: strategia cognitiva di regolazione emotiva, cambiamento del modo di valutare situazioni emotivamente critiche e modificare l’impatto

ID Articolo: 40799 - Pubblicato il: 11 marzo 2014
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Rassegna Stampa - State of Mind - Il Giornale delle Scienze Psicologiche

La ri-valutazione (o re-appraisal) cognitiva  è certamente una delle principali strategie cognitive di regolazione emotiva in dotazione all’essere umano (Gross,1998; Gross & Thompson, 2007), che consiste nel cambiamento del modo con cui la persona pensa e valuta la situazione “emotivamente” critica al fine di modificarne l’impatto emotivo.

In un interessante articolo pubblicato recentemente su Cognition and Emotion ci si focalizza sulle differenze individuali nella capacità di generare spontaneamente molteplici valutazioni alternative delle situazioni critiche.

Prendendo spunto dai concetti nell’ambito della creatività e del pensiero divergente è stato sviluppato un test chiamato Reappraisal Inventiveness Test (RIT) per misurare la flessibilità individuale nell’elaborare differenti rivalutazioni cognitive, cioè diverse letture della situazione emotigena, in particolare relativa all’emozione di rabbia, in un periodo di tempo definito e limitato.

DEFINIZIONE DI REAPPRAISAL SU PSICOPEDIA

Messaggio pubblicitario Le analisi riguardo le caratteristiche psicometriche del test ne confermano la validità di costrutto segnalando anche correlazioni positive tra la “reappraisal inventivness” con la tendenza ad aprirsi a nuove esperienze e il pensiero divergente.

Inoltre è interessante far notare che la performance al test RIT però non è correlata con i self-report in cui si chiedeva ai soggetti la frequenza d’uso dell’abilità del re-appraisal per la regolazione emotiva, indicando quindi una sostanziale differenza tra le misure self-report e test più orientati alla rilevazione di questa abilità in vivo.

Sicuramente un test di performance – non comunemente self-report- che deriva dall’area della psicologia generale ma meritevole di attenzione anche nella ricerca clinica.

 

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