Le molte anime della Metacognizione: report dal Congresso Nazionale di Rimini

Il primo Congresso Nazionale su Metacognizione e Intervento Clinico (2013) Ha messo a confronto e creato il dialogo tra le varie anime della Metacognizione.

ID Articolo: 34807 - Pubblicato il: 27 settembre 2013
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DETTAGLI EVENTO: Metacognizione e Intervento Clinico – Congresso Nazionale – Rimini 2013

Caselli - Congresso Nazionale Metacognizione Rimini 2013

Gabriele Caselli Ph.D al Congresso di Rimini 2013

Si é concluso da pochi giorni il primo congresso nazionale a Rimini su metacognizione e intervento clinico. Primo nel suo genere, ha soddisfatto un bisogno scientifico che negli ultimi anni é divenuto impellente: avere un punto di incontro e confronto tra tutte le anime della metacognizione. Innanzitutto quindi un plauso agli organizzatori: il Prof. Ezio Sanavio e il Prof Cesare Cornoldi per l’intuizione e il coraggio di aver creato una simile occasione.

Da qualche anno e da piú fronti, il concetto di metacognizione è stato eletto a nodo centrale della futura frontiera psicoterapeutica (Dobson, 2011), almeno di quella che si fonda sulla ricerca scientifica. Tuttavia, di quale metacognizione stiamo parlando? É apparso chiaro da subito che la risposta non è semplice nè scontata.

L’accordo sulla nomenclatura é lungi dall’essere raggiunto.. Da un lato abbiamo una definizione classica: metacognizione come insieme dei processi che regolano attivazione, monitoraggio e interruzione dei processi cognitivi come pensiero, memoria e attenzione (es: Wells & Matthews, 1994).

Dall’altro alcuni autori la considerano alla stregua di una capacitá di mentalizzazione (Dimaggio & Lysaker, 2011), intesa come l’abilitá di riconoscere i propri stati mentali, distinguerli, etichettarli in modo corretto, integrarli in una narrazione di sé, padroneggiarli.

Due visioni distinte

Messaggio pubblicitario La prima sorge dalla definizione storica e classica. In terapia, lavorare a livello metacognitivo significa modificare regole e credenze che sostengono cattivi stili di pensiero. Gli obiettivi che derivano sono la riduzione di rimuginio,  monitoraggio degli stimoli negativi, evitamento ecc (Wells, 2011). Si tratta di prestare meno attenzione, dare meno importanza ai pensieri e agli stati interni negativi. Questo perché metterli in primo piano li rafforza, li ingigantisce, in qualche modo li fa crescere. Da questa prospettiva anche un’attività di mentalizzazione rischia di essere controproducente poichè tiene l’attenzione su aspetti negativi dell’esperienza.

VEDI: TERAPIA METACOGNITIVA (Wells)

La seconda direzione mette l’accento non tanto su un funzionamento distorto, ma su un funzionamento mancante. La psicopatologia è mantenuta dal malfunzionamento di talune capacità (come appunto quella di monitorare ed etichettare in modo corretto i propri stati interni) e la terapia si dirige conseguentemente verso il miglioramento di tale capacità.

VEDI: TERAPIA METACOGNITIVA-INTERPERSONALE (Di Maggio, Semerari)

Ed è cosí che lo stesso concetto guida a due direzioni terapeutiche pressoché opposte tra loro. Il dibattito acceso durante il congresso ha iniziato a chiarire questa differenza, a segnare linee di demarcazione ma anche di chiarimento. Ma siamo solo all’inizio, le prossime risposte saranno nelle mani della scienza. Soprattutto per quanto riguarda quale direzione conviene assumere con quale tipologia di disturbo psicologico.

La scienza ci è utile laddove gli esseri umani, per loro natura, possono tendere a essere troppo innamorati delle proprie idee.

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METACOGNIZIONE

TERAPIA METACOGNITIVA (Wells)

TERAPIA METACOGNITIVA-INTERPERSONALE (Di Maggio, Semerari)

 

BIBLIOGRAFIA:

  • Dimaggio, G., Lysaker, P.H. (2011). Metacognizione e Psicopatologia. Valutazione e Trattamento. Raffaello Cortina Editore
  • Dobson, K. (2011). The science of CBT: toward a Metacognitive Model of Change?. Behaviour Therapy, 44(2), 24-227
  • Wells A. (2011) Terapia Metacognitiva dei disturbi d’Ansia e della Depressione. Ed. it. a cura di: Gabriele Melli. 2012 Eclipsi Editore
  • Wells A. Matthews G. (1994). Attention and Emotion: A Clinical Perspective. Psychology Press
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