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L’attesa, Il percorso emotivo della gravidanza – Recensione

L’attesa, il percorso emotivo della gravidanza di Alberto Pellai Medico Psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore all'Università degli Studi di Milano

Di Simona Giuri

Pubblicato il 29 Lug. 2013

RECENSIONE DEL LIBRO

L’attesa, il percorso emotivo della gravidanza

di Alberto Pellai

 

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L'attesa, il percorso emotivo della gravidanzaCon estrema curiosità e scontato sospetto di poca corrispondenza alla realtà, io che nel bel mezzo dell’attesa mi ci ritrovo, ho letto l’ultimo Libro di Alberto Pellai, Medico, Psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano “L’attesa, il percorso emotivo della gravidanza”.

Nella prima parte  si delinea un’introduzione delicata e quasi in punta di piedi, da parte dell’autore che, descrivendosi come un osservatore partecipante, premette l’invidia per il senso di onnipotenza che ogni donna proverebbe nello stato di gravidanza e spiega come nasce il libro, concentrandosi su due tipi di riflessioni: una centrata su eventi esterni la donna, fatti dal cambio delle stagioni e dagli elementi che caratterizzano l’autore e che fanno da sfondo, da cassa di risonanza ai cambiamenti interiori, che caratterizzano invece la seconda narrazione, composta da pensieri ed emozioni  della stessa  protagonista.

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Una sorta di diario di bordo, che, nello stile della Narrativa Psicologicamente Orientata, è pensato per far sì che il lettore non sia passivo ma che scopra se stesso e la sua personale storia dietro e dentro le frasi che compongono il testo.

La seconda parte del libro, sempre sulla base delle due prospettive, percorre mese dopo mese, stagione dopo stagione il lungo percorso dell’attesa che va dal momento del concepimento fino alla nascita.

Come una lente di in gradimento, la percezione della donna protagonista appare amplificata e tutti i sensi assumono un potere speciale per cui l’attenzione si posa ogni volta su dettagli semplici e unici allo stesso tempo, assumendo un significato ogni volta più intimo e personale.

Capacità Genitoriali Post-Separazione: Una Guida Metodologica. - Immagine: © yuryimaging - Fotolia.com
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Inizia con la Primavera, dal momento del test e del rito che si accompagna a questo, dalla presa di consapevolezza di diventare mamma, pensando a sé come figlia e ripercorrendo alcuni dei momenti più dolci di questa relazione;  dalla prima ecografia in cui prende forma incredibilmente ciò che è quasi impercettibile; dal corpo che cambia, lentamente e che impone  dolcemente di “inventarsi” un nuovo rapporto con me stessa mentre costruirò dentro di me spazio per te; dalle scelte, quelle più banali e quelle più importanti, che in questo momento vengono fatte utilizzando criteri altri, diversi, in grado di ribaltare  le scale di valori di ognuno; al primo movimento che lascia increduli, ma chiaro e netto da spezzare il fiato e da far pregare di sentirlo ancora; alle preoccupazioni e le ansie che inevitabilmente accompagnano questo periodo così delicato seppur per eccellenza fisiologicamente naturale; ai preparativi della cameretta, uno spazio che non è solo fisico, ma mentale, soprattutto per chi, in quanto uomo, papà, non ha un’evidenza biologica se non il guardare la gravidanza avvenire dentro la sua compagna; fino all’Autunno, in cui tutto appare rallentato, in cui si ha la sensazione che qualcosa stia per accadere, in cui l’attesa è nel suo splendore massimo, si sente che qualcosa cambierà, e per sempre, meravigliosamente.

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Ogni passo, ogni paragrafo è scandito dai vissuti, dalle emozioni e dai pensieri della protagonista che ripercorre le sue esperienze, i suoi ricordi e i significati ad essi attribuiti, e lo sforzo che l’autore compie in tal senso è lodevole, ma proprio perché  si tratta di un’ esperienza unica intimamente, credo che ogni donna in attesa abbia vissuti emozioni e pensieri difficilmente accomunabili, o meglio: possono apparire nei contenuti simili, ma avere una tinta emotiva estremamente soggettiva che tocca corde, smuove mari spostando confini che ogni singola donna conosce, solo lei, individualmente e non per egoismo, ma perché non si può tradurre in parole tutto, si può “solo” meravigliosamente sentire.

È possibile però, così come consente di fare il libro nella terza parte, costruire un percorso di auto esplorazione partendo proprio da contenuti comuni che fungono da frase-stimolo, rivelandosi estremamente utili per permettere alla mente di elaborare aspetti emotivi per i quali è importante potersi soffermare a sentire e a pensare.

Non so quanto sia possibile  “riscrivere personalmente” la propria attesa partendo da questa lettura, ma indubbiamente essa consente  un momento di riflessione e un momento per  sentire  alcuni aspetti risuonare dentro, come i momenti in cui sono le sensazioni dell’uomo ad emergere, o meglio lo sguardo della protagonista sul papà, sull’uomo che amorevolmente le è accanto con gesti semplici, pensieri puliti che muovono dentro; così come vedere scritto quanto ho sempre pensato poco possibile, cioè la necessità di fermarsi, e prendersi del tempo, era come se non ci fosse mai un motivo sufficientemente valido.

E che io invece, proprio mentre sto facendo te, scopro che c’è un tempo per stare. Stare con te. Stare con me. Stare con tutto quello che c’è fuori e dentro. Ecco cosa ho imparato in questi mesi: c’è un tempo per fare e un tempo per stare. Il tempo per stare: che grande dono, figlio mio.

 

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