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Il Concetto di Saggezza in Psicologia

Il Concetto di Saggezza in Psicologia: saggezza come "fine ultimo", meta ideale della vita di ogni essere umano e sua massima espressione.

ID Articolo: 31565 - Pubblicato il: 05 giugno 2013
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Il concetto di Saggezza in Psicologia. -Immagine: © Lonely - Fotolia.comLa saggezza è stata oggetto di studi, riflessioni e ricerche. L’accordo comune sembra essere quello di intendere la saggezza come “fine ultimo”, meta ideale della vita di ogni essere umano e sua massima espressione.

La saggezza ha da sempre interessato studiosi di varie discipline. Dalla filosofia allantropologia, dall’arte alla letteratura. Anche le discipline psicologiche, in particolare quelle appartenenti ad alcuni orientamenti teorici, hanno indagato la saggezza in termini sia culturali e collettivi sia legati alle caratteristiche individuali dell’individuo.

Pensando ad una brevissima rassegna sulla saggezza non possiamo non ricordare Pizia, che ha definito Socrate “il più saggio”, poiché “sa di non sapere”. Cicerone nel De Senectude studia la saggezza, sostenendone il suo legame con la vecchiaia, tale da fargli sostenere la necessità di riflettere su quattro particolari aspetti della vecchiaia, condizione per il raggiungimento della saggezza: conoscerla, prepararsi a essa, ritardarla e viverla bene (Ripamonti, Clerici, 2008, p. 36).

Nel suo dialogo Carmide, Platone afferma che la saggezza corrisponde alla temperanza (sophrosyne). Anche Aristotele intende la saggezza come una componente delle virtù dianoetiche, cioè relative alla ragione stessa, insieme all’arte, alla scienza e all’intelletto. Secondo il filosofo greco, il saggio sa cosa è bene per l’uomo e lo mette in pratica. Nell’Etica Nicomachea, distingue varie forme di saggezza, tra cui la politike, la phronesis, che si interessa della vita del singolo e l’oikonomia, l’amministrazione della casa. Ciò che permette il raggiungimento della saggezza conduce al benessere, tanto da fargli ritenere che la saggezza sia una delle più alte forme di felicità.

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In tempi relativamente più recenti, Montaigne afferma che il raggiungimento della saggezza si ottenga solamente tramite la conoscenza di se stessi. Forse per la prima volta, la conoscenza di sé, intesa come percorso di scoperta e di indagine delle proprie caratteristiche individuali e del proprio funzionamento, viene intesa come percorso possibile per il raggiungimento della saggezza per così dire “personale”.

La saggezza è stata oggetto di studi, riflessioni e ricerche. L’accordo comune sembra essere quello di intendere la saggezza come “fine ultimo”, meta ideale della vita di ogni essere umano e sua massima espressione. Intendere la saggezza come massima espressione delle potenzialità umane sottende il naturale tentativo che l’essere umano compie per giungere a uno status in cui le potenzialità evolutive raggiungano il massimo livello e donino la vita dell’uomo di completezza e di profondo senso.

L’esperienza e l’eta avanzata non sono sempre state intese come conditio sine qua non per il funzionamento “d’eccellenza” che sembra connotare la saggezza. Passando in rassegna gli studi di Freud, ad esempio, si nota come egli, per primo in ambito psicologico, abbia fornito una visione negativa della vecchiaia, slegandola dalla sua relazione con la saggezza.

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Alcuni autori (Spagnoli, 1995) ricordano come per Freud l’invecchiamento sia perdita, sradicamento e involuzione. La lettura delle opere freudiane propone “in modo tragico l’immagine più opaca della vecchiaia e costituisce un crudo esame di realtà che ci tiene coi piedi su questa terra, aiutandoci a capire le vicende di chi invecchia nel dolore” (ibidem, p. 62).

Lo stesso Freud, nel suo trattato del 1903, indica come l’età avanzata sia un fattore di rischio per la riuscita del trattamento analitico, data l’elevata quantità di tempo necessario e la rigidità dei processi psichici tipica di questa fase della vita. Ciò che mantiene la possibilità di un trattamento con persone anziane è solo la finalità mnestica, cioè aiutare il paziente a ricordare la propria storia. La visione di Freud evidenzia gli aspetti della vecchiaia legati al deterioramento e alla perdita. Fortunatamente, gli ultimi sviluppi sugli interventi con gli anziani (come è già stato scritto qui su State of Mind) hanno messo alla luce la molteplicità delle possibilità di intervento oggi disponibili.

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Altri autori, invece, hanno ridefinito la vecchiaia, riportandola, da un lato, alla visione positiva, trasformativa e creativa indicata dal suo legame con la saggezza e, dall’altro, non negandone gli aspetti legati alla perdita e al deterioramento fisico e psichico indicati da Freud. In particolare, Carl Gustav Jung, fondatore della psicologia analitica, si è interessato allo studio della saggezza, dedicandole un ruolo privilegiato all’interno del processo di individuazione, meta ideale di ogni essere umano e processo trasformativo di costruzione della propria peculiarità individuale.

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Messaggio pubblicitario All’interno del panorama di teorie che si ispirano, più o meno esplicitamente, alla psicologia analitica, si riconosce un capovolgimento della visione negativa della vecchiaia formulata da Freud. Spagnoli, in un altro articolo recente, indica come Jung concepisca la vecchiaia: “Mentre il senso del mattino della vita consiste nel mettere radici nel mondo, trovare il proprio posto nella società, lavorare ed amare, il senso del pomeriggio della vita consiste nel mettere radici nell’anima per accedere a un tipo di saggezza che supera l’Io e la sua prospettiva sul mondo. Durante la prima metà della vita il fine è la natura, durante la seconda metà della vita è la cultura, ovvero l’allargamento della soggettività, la differenziazione e l’integrazione delle parti della propria personalità fino ad allora rimaste inconsce” (Spagnoli, 2002, p. 81).

Anche all’interno della letteratura cognitivista sono presenti studi volti ad indagare la saggezza, nelle sue forme più pragmatiche e concrete. In questo caso l’accento è posto sugli aspetti della saggezza che si esplicano nella soluzione dei problemi e nell’affrontare gli eventi della realtà concreta di ogni giorno.

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Baltes e Staudinger, due tra i massimi esponenti degli studi sulla saggezza in ambito cognitivista, definiscono la saggezza come strategia meta-euristica che guida le conoscenze che l’individuo possiede degli aspetti pragmatici della vita e delle modalità che portano l’essere umano all’eccellenza (Baltes & Staudinger, 2000).

Da questa definizione si può cogliere la presenza, come peraltro negli studi junghiani, della dimensione dell’alto funzionamento, di un insieme di capacità che portano l’individuo alla massima espressione delle proprie potenzialità. Nello specifico, nella teoria analitica junghiana le potenzialità si articolano seguendo tematiche ed elementi tipici della psicologia dinamica, come l’integrazione tra coscienza e inconscio, la costruzione di una individualità autentica e specifica per ogni essere umano e l’accettazione della molteplicità degli aspetti legati al Sé.

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In ambito cognitivista, invece, il focus viene spostato sugli aspetti del funzionamento, sulla gestione dei problemi e sulla loro risoluzione tramite strategie cognitive adattive ed “economiche”.

Utilizzando la terminologia greca utilizzata per definire la saggezza, si può sostenere che la psicologia analitica junghiana si concentri sulla Sophia, la Conoscenza, la sapienza propriamente detta, costrutto dinamico e articolato; le teorie cognitiviste si focalizzano sulla conoscenza concreta, il “sapere” inteso in termini di competenze, strategie da mettere in atto nella vita di tutti i giorni.

Per quest’ultimo aspetto è possibile utilizzare il termine phronesis, cioè il sapere e la sua realizzazione nella quotidianità, indicati anche con il termine practical wisdom.

Alla luce di quanto detto finora, sembra che la psicologia, aiutata dalla filosofia, si sia concentrata su che cosa sia la saggezza, raggiungendo risultati parziali, caratteristici dei singoli campi di interesse e degli orientamenti teorici correlati. 

Comprendere a pieno cosa significhi saggezza potrebbe contribuire a comprenderne non sola la natura, le caratteristiche e funzioni ma permetterebbe anche di disporre di “valore” (per usare un termine ACT…) da perseguire.

LEGGI: 

PSICOLOGIA & FILOSOFIA – SCIENZE COGNITIVE – PSICOANALISI – TERZA ETA’ – SIGMUND FREUD

 

 

BIBLIOGRAFIA:

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