La Sindrome di Rebecca: il Caso di Laura

La Sindrome di Rebecca svela a Laura gli elementi centrali della sua organizzazione di conoscenza e dei suoi vissuti interpersonali.

ID Articolo: 25257 - Pubblicato il: 24 gennaio 2013
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LA SINDROME DI REBECCA. - Immagine: © unitypix - Fotolia.comLa Sindrome di Rebecca, che da una prospettiva cognitivista può essere trattata come costellazione di tematiche ansiose e rabbiose spesso riconducibili a un Sè indegno, svela a Laura gli elementi centrali della sua organizzazione di conoscenza e dei suoi vissuti interpersonali.

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Come abbiamo già visto nell’articolo “Sindrome di Rebecca: quando la Ex Fidanzata diventa un Fantasma”, La Sindrome di Rebecca è la gelosia per il passato sentimentale del partner e deriva il proprio nome dal celebre film di Alfred Hitchcock “Rebecca la prima moglie“, tratto a sua volta dall’omonimo romanzo di Daphne du Maurier.

In questo pattern emotivo, descritto fra gli altri da Posadas (1988), il pensiero si focalizza ossessivamente sulle esperienze vissute dall’altro nelle relazioni precedenti. Non possono essere menzionati luoghi ed eventi che ricordano l’ex, pena il sospetto che esista ancora un legame, un ricordo nostalgico. La Sindrome di Rebecca si manifesta anche quando i riferimenti pericolosi sono casuali e vengono ridotti al minimo: il rimuginio trascura i dati di realtà e si lega a carenze nel funzionamento metacognitivo che pregiudicano una buona lettura degli stati mentali altrui.

Sindrome di Rebecca: quando la ex diventa un fantasma. - Immagine: © iceteastock - Fotolia.com

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L’emozione prevalente è una rabbia profonda, che si accentua quando la relazione precedente si è distinta per uno o più aspetti significativi, ad esempio la nascita di un figlio o il superamento di difficoltà personali. La rivale viene idealizzata e odiata, i suoi pregi messi a confronto con le proprie carenze, ma i termini di questa rappresentazione sono condizionati da un’evidente percezione di disvalore personale; l’immagine dell’ex diventa onnipresente nel legame attuale e il soggetto geloso arriva a desiderarne la rovina fisica, l’eliminazione cruenta. Causa principale di questa problematica è un sentimento di sé svalutato che induce a ritenersi indegni dell’amore del partner, le cui attenzioni non sono mai sufficienti a consolidare un’autostima adeguata.

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Un caso emblematico è quello di Laura, 35 anni, che giunge in terapia lamentando un’autentica ossessione per le donne frequentate in passato dal partner; le liti tra i due sono continue, la relazione sempre più vacillante a causa delle esplosioni di rabbia di Laura, convinta di cogliere costanti riferimenti alle ex.

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I sospetti nascono anche dal silenzio, per esempio quando il fidanzato la porta in un ristorante mostrando di conoscerlo già: “con chi ci sei venuto?” lo assilla Laura, e nessuna rassicurazione può placare il suo rimuginio. Nel lavoro clinico emerge che la donna nutre profonda sfiducia nelle figure maschili, anche a causa di un padre che tradiva la moglie senza curarsi della sofferenza arrecata all’intero nucleo familiare; l’immaginario di Laura attribuisce alle relazioni affettive un potere distruttivo, ingannatore, e la rappresentazione di sé è permeata dalla convinzione di non poter vivere esperienze serene, diverse.

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Messaggio pubblicitario Laura si sente rifiutata dal padre, che ha abbandonato la famiglia quando lei aveva vent’anni, e poco protetta dalla madre, incapace di essere un punto di riferimento per i figli nei momenti di difficoltà emotiva; la terapia porta alla luce la credenza di non poter essere veramente amata da nessuno, poiché i legami affettivi “si reggono solo sull’interesse immediato, sulla reciproca convenienza o solitudine“.

La Sindrome di Rebecca, che da una prospettiva cognitivista può essere trattata come costellazione di tematiche ansiose e rabbiose spesso riconducibili a un Sè indegno, svela a Laura gli elementi centrali della sua organizzazione di conoscenza e dei suoi vissuti interpersonali.

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