Terapia dinamica interpersonale breve – RECENSIONE

Terapia dinamica interpersonale breve. RECENSIONE: adattamento del modello psicodinamico alle necessità moderne di protocolli più brevi.

ID Articolo: 23284 - Pubblicato il: 11 dicembre 2012
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Recensione 

“Terapia dinamica interpersonale breve”

Lemma, Target e Fonagy (2011)

 

Terapia Dinamica Interpersonale Breve. Lemma A., Target M., Fonagy P.. Raffaello Cortina Editore, 2011

Il tentativo della Lemma è costruire un modello interpersonale breve che fosse in grado di accettare gli inevitabili compromessi moderni con i modelli cognitivi e interpersonali (interessati agli stati mentali consapevoli e non transferali) e al tempo stesso di mantenere un grado accettabile di azione sulle componenti dinamiche: inconscio e transfert.

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Questo libro presenta un interessante adattamento del modello psicodinamico alle necessità moderne di protocolli più brevi e flessibili e adattabili al servizio sanitario pubblico, nel Regno Unito come in Italia.L’autrice principale è Alessandra Lemma, che ha scritto il libro in collaborazione con Mary Target e Peter Fonagy. L’edizione italiana del libro è stata pubblicata da Raffello Cortina Editore (Milano).

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Per un terapeuta di formazione dinamica il termine “interpersonale” è sospetto, perché focalizza la terapia sulle difficoltà relazionali e non su quelle interiori. Inoltre il lavoro sulle componenti intrapsichiche tende a diventare, nei modelli interpersonali, inevitabilmente più cosciente e consapevole, e quindi più cognitivo e meno dinamico. Infine l’attenzione al cosiddetto transfert diluisce e può addirittura scomparire, come è avvenuto nella cosiddetta Terapia Interpersonale di Klerman, che non è dinamica. 

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Il tentativo della Lemma è costruire un modello interpersonale breve che fosse in grado di accettare gli inevitabili compromessi moderni con i modelli cognitivi e interpersonali (interessati agli stati mentali consapevoli e non transferali) e al tempo stesso di mantenere un grado accettabile di azione sulle componenti dinamiche: inconscio e transfert.

Lemma, aiutata da Target e Fonagy, sostanzialmente ci è riuscita. Come? Il suo protocollo (che non vuole essere un nuovo modello) impacchetta in sedici sedute il lavoro, che potremmo chiamare interpersonale e quasi cognitivo, sugli stati mentali intenzionali (e quindi coscienti) del paziente secondo le tecniche già descritte abbondantemente da Fonagy per la sua terapia basata sulla mentalizzazione, ad aspetti dinamici.

Messaggio pubblicitario Le tecniche fonagyane di sollecitazione della mentalizzazione si possono riassumere in un atteggiamento cortesemente incalzante (alla “tenente Colombo”, dice Fonagy) di incoraggiamento al paziente a chiarire al terapeuta e soprattutto a se stesso in seduta gli scopi e le ragioni delle sue azioni e dei suoi stati mentali.

Da un punto cognitivo è una tecnica che potremmo chiamare di chiarimento delle credenze distorte, con una leggera componente di disputa (chiedere “perché fai questo?” e “perché senti questo?” equivale a un accertamento e a una messa in discussione delle credenze cognitive che reggono azioni ed emozioni) ma senza espliciti inviti a ristrutturare, a vederla diversamente.

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E la parte dinamica dov’è? Prima di tutto, Lemma Target e Fonagy dicono che in sedici sedute c’è il tempo per sviluppare in parte una relazione di transfert e analizzarla. Però essa va analizzata con una costante attenzione al qui e ora. Insomma il transfert diventa un’esposizione in vivo a un problema relazionale del paziente trattabile in seduta.

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In secondo luogo, lo stile terapeutico incalzante senza ristrutturazione di Lemma, Target e Fonagy consente di sviluppare un’atmosfera tipicamente psicodinamica di astinenza e frustrazione, sebbene gli autori ci tengano a dire che la loro è una frustrazione supportiva. Quest’ultimo aspetto probabilmente è quello che è più interessante per lettori di orientamento non dinamico.

Soprattutto i terapeuti cognitivisti possono imparare da questo libro a moderare l’atteggiamento accudente e accogliente che è tipico del nostro orientamento, che a volte rischia di essere collusivo. 

 

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