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In Treatment: Psicoterapia in TV – Introduzione

In Treatment: La serie è ben fatta e rappresenta la psicoterapia in maniera romanzesca ma anche credibile.

Di Giovanni Maria Ruggiero

Pubblicato il 10 Dic. 2012

Aggiornato il 11 Mar. 2014 10:21

In Treatment: Psicoterapia in TV

INTRODUZIONE

In Treatment: Psicoterapia in TV – Introduzione
In Treatment (HBO 2008-2010)

In questi mesi ci concederemo il piacere di rivedere tutta la Serie TV In Treatment e pubblicare un commento di ogni puntata con i lettori di State of Mind.

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Molti colleghi (e non colleghi) hanno visto o sentito parlare di In Treatment, serie televisiva americana prodotta dalla HBO dal 2008 al 2010. È una serie di particolare interesse per State of Mind. Il suo formato è quello della psicoterapia, i personaggi sono uno psicoterapeuta e i suoi pazienti.

In ogni puntata il protagonista, un terapeuta di formazione psicoanalitica (in termini più tecnici, dinamica e relazionale) affronta una seduta con un paziente, in un giorno fisso della settimana.

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Nella prima puntata il terapeuta tratta il paziente del lunedì, nella seconda il paziente del martedì, e così via. Finche la settimana si esaurisce e si inizia daccapo, col paziente (anzi, colla paziente) del lunedì. Unica eccezione, il venerdì, in cui invece è il nostro terapeuta che va in supervisione da un’analista più anziana. La struttura è ciclica, eppure anche drammatica: le sedute danno vita a una storia, le vicende si intrecciano e alcuni pazienti interagiscono parzialmente tra loro. Non proprio tutto accade nel chiuso dello studio del terapeuta.

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L’idea è sicuramente intrigante e l’esecuzione ancor di più. Il terapeuta si chiama Paul Weston ed è interpretato da un Gabriel Byrne tormentato e depressivamente fascinoso. Paul è un terapeuta che ha qualche problema nel mantenere le distanze con i suoi pazienti e anche in bilico tra la formazione analitica classica e ortodossa e alcuni (anzi molti) slanci relazionali modernistici, per così dire. La supervisora si chiama Gina Toll (interpretata da Dianne West) ed è al tempo stesso materna e custode dell’ortodossia, a tratti sarcastica verso gli sviluppi relazionali della psicoanalisi.

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La serie è, a parere della redazione di State of Mind, molto ben fatta e rappresenta la psicoterapia in maniera romanzesca ma anche credibile. La regia si è avvalsa di consulenze professionali. Inoltre, la serie americana si basa su una precedente serie israeliana (chiamata “BeTipul”, che in ebraico dovrebbe significare “In terapia”) di cui si dicono meraviglie e che a sua volta si era avvalsa di una consulenza professionale di terapeuti. Purtroppo, finora non siamo stati in grado di visionare l’originale israeliano.

Per consolarci, in questi mesi ci concederemo il piacere di rivedercela tutta e pubblicare un commento di ogni puntata con i lettori di State of Mind. Le commenteremo tutte, una per una fino alla 106esima. Stendiamoci dunque sul lettino, oppure sediamoci sul divano e accendiamo la TV. Anzi, accendiamo il computer e controlliamo: forse su State of Mind è apparso un commento a una puntata di “In treatment”.

 

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Giovanni Maria Ruggiero
Giovanni Maria Ruggiero

Direttore responsabile di State of Mind, Professore di Psicologia Culturale e Psicoterapia presso la Sigmund Freud University di Milano e Vienna, Direttore Ricerca Gruppo Studi Cognitivi

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