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Musica e Didattica Metacognitiva #2

Didattica Metacognitiva: i bambini, anche se molto piccoli, hanno già un’esperienza sonora e musicale molto vasta e radicata.

Di Lucio Montagna

Pubblicato il 03 Lug. 2012

Aggiornato il 01 Ago. 2012 14:53

 

– LEGGI IL PRIMO ARTICOLO SU MUSICA E DIDATTICA METACOGNITIVA – 

Musica e Didattica Metacognitiva 2. - Immagine: © Kzenon - Fotolia.comA che cosa serve la musica? Come mai ne associamo tipi diversi ai vari momenti della giornata? Come facciamo a scegliere il brano più adatto?

Queste domande sono diventate lo sfondo di ogni incontro del laboratorio di musica e didattica metacognitiva, svolto con i bambini tra i 5 e i 7 anni. Sembra strano che proprio loro si ponessero il problema di affrontare la questione. Eppure è bastato poco. È stato sufficiente cominciare a ragionare sulle proprietà del suono perché nascessero nuove domande.

Nel corso dei laboratori di didattica metacognitiva ho avuto modo di vedere che i bambini, anche se molto piccoli, hanno già un’esperienza sonora e musicale molto vasta e radicata. Ricordano se il volume della musica del supermercato è troppo alto, sanno riconoscere i brani ascoltati dai genitori e dai fratelli più grandi. Alcuni di loro sanno addirittura distinguere il campanello di una bicicletta da quello che segnala la fermata del tram.

Musica didattica metacognitiva - © Tommi - Fotolia.com
Articolo consigliato: Musica e Didattica Metacognitiva #1.

Spesso diamo per scontato che ai bambini bisogni insegnare tutto, e che tutto deve essere insegnato in modo semplice, proporzionato alle loro capacità cognitive. Al contrario, spesso dimostrano di saper assimilare informazioni complesse ancora più velocemente degli adulti, e le sfoderano quando più gli fa comodo.

I bambini fino ai 5 anni soprattutto, fanno molto affidamento sulle loro orecchie. Spesso imparano parole straniere senza conoscerne il significato, ma ne sanno riprodurre la fonetica senza troppo sforzo. D’altronde l’udito è il più primordiale dei loro sensi, e già dal quarto/quinto mese di gravidanza il feto comincia a sviluppare l’apparato uditivo. Infatti nei primissimi mesi di vita sono in grado di riconoscere la madre dalla voce, non dall’aspetto.

I risultati più sorprendenti si sono visti nell’atteggiamento con cui hanno affrontato il lavoro. Sembra strano ma quando si parla di musica, si accantona la competitività, a favore della collaborazione. In questo modo i risultati non sono solo migliori ma anche più evidenti. Non parlo di una collaborazione musicale, non si suona insieme, ma insieme si scopre il modo per ottenere un determinato suono o per riconoscerne uno ascoltato. Non c’è bisogno di chiedere di collaborare perché lo fanno istintivamente, ma solo con la musica. Così facendo, sono andati incontro ad esperienze sensoriali ed emotive, personali e collettive.

Ricordo una bambina che, a sentire un compagno che insisteva nel convincere il gruppo che quello che sentiva lui fosse la versione giusta delle cose, gli disse:

Non puoi arrabbiarti se non siamo come te. A me piace quello che hai sentito ma io ho sentito un’altra cosa.

Questo è stato uno dei momenti più alti del mio laboratorio. La bambina non aveva solo capito che ciascuno di noi vive l’esperienza sonora (e sensoriale in genere) in modo diverso, ma era anche riuscita a spiegarlo al resto della classe con poche parole, le più azzeccate.

A conti fatti ho avuto a che fare con piccoli adulti. Più capaci del previsto di elaborare sensazioni ed emozioni, ma ancora poco capaci di raccontarle. Nella musica abbiamo riconosciuto un potenziale enorme, in grado di entrare in profondità, e da lì far uscire pensieri e riflessioni forti, inaspettate. Se certi adulti non avessero perso l’abitudine a lasciarsi trasportare così lontano, chissà dove saremmo potuti arrivare.

 

 

BIBLIOGRAFIA

Per approfondimenti su approcci metodologici di tipo metacognitivo alla didattica:

Per approfondimenti sulla valenza formativa della musica nel contesto educativo:

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