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Disputing alla Beck #3: individuare gli Errori Logici – Psicoterapia –

Disputing alla Beck. Tutti siamo soggetti a errori logici. Occorre imparare a riconoscerli e non saltare immediatamente alle conclusioni.

Di Giovanni Maria Ruggiero

Pubblicato il 11 Giu. 2012

Aggiornato il 09 Lug. 2012 14:45

 

Disputing: Leggi la monografia. 

Ancora Disputing alla Beck. Individuare gli errori logici. -  Immagine: © Albachiaraa - Fotolia.comLo stile terapeutico di Aaron T. Beck si può riassumere in una sola domanda: in base a cosa dici questo? Che prove puoi portarmi?

Naturalmente in una seduta reale il terapeuta si esprime in termini non sfidanti e aggressivi, ma coinvolgenti e concilianti, usando il noi terapeutico, ovvero: “Tutti noi siamo soggetti a errori logici. Per esempio, per me parlare in pubblico significa essere soggetto all’erronea conclusione che il discorso non sia gradito perché mi focalizzo troppo sulle mie imperfezioni. Occorre imparare a riconoscere gli errori e non saltare immediatamente alle conclusioni” (Clark e Beck, 2010, pag. 209).

Nella sua terapia, Beck dà importanza centrale al concetto di verità empirica e logica e alla scoperta degli errori. Le sue liste di errori sono differenti nelle varie edizioni della sua opera. Nel libro del 2010 di Clark e Beck troviamo 6 possibili errori:

 

Catastrofizzare: i possibili eventi negativi sono percepiti come intollerabili catastrofi piuttosto che essere valutati in una prospettiva più moderata. Ad esempio, una brutta figura vissuta come una catastrofe terribile e non come una situazione semplicemente imbarazzante e spiacevole. (“è terribile se…).

Psicoterapia: Il Disputing Logico-Empirico. - Immagine: © Carsten Reisinger - Fotolia.com
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Saltare alle conclusioni: passare dalla formulazione di un possibile problema al suo esito negativo senza esplorare i passaggi intermedi e quindi tutti i possibili esiti, non solo quello peggiore.

Visione tunnel sulla minaccia: un unico aspetto di una situazione complessa è il focus dell’attenzione, a altri aspetti rilevanti della situazione sono ignorati. Ad esempio, focalizzare un commento negativo in un giudizio sul proprio lavoro trascurando altri commenti positivi.

Imminenza percepita della minaccia: la minaccia è percepita con esattezza, ma l’errore riguarda l’imminenza della minaccia, sentita come ravvicinatissima, a portata di mano.

Ragionamento emotivo: considerare le reazioni emotive come prove attendibili della minacciosità di una situazione. Ad esempio, concludere che, dato che ci si sente sfiduciati, la situazione è senza speranza. (“se mi sento male allora andrà male“).

Pensiero dicotomico: le cose sono viste in termini di categorie mutualmente escludentisi senza gradi intermedi. Ad esempio, una situazione o è un successo oppure è un fallimento; se una situazione non è proprio perfetta allora è un completo fallimento.

 

Beck presenta questa lista di errori al paziente scritta su un foglio con le descrizioni di ogni singola distorsione cognitiva. Il paziente deve poi segnare i processi che riconosce come suoi e descrivere situazioni in cui ha usato quei processi distorti. Insomma, è un addestramento cognitivo al pensiero logico.

L’uso di fogli scritti facilita un intervento che, per il suo elevato grado di formalizzazione, non è facile da eseguire in maniera puramente colloquiale. Occorre facilitare il compito al paziente aiutandolo con una lista scritta.

Psicoterapia: Il Disputing Logico-Empirico alla Beck – Parte 2. - Immagine: © Itaca55 - Fotolia.com
Articolo consigliato: Psicoterapia: Il Disputing Logico-Empirico alla Beck – Parte 2.

In altri testi di Beck si trovano anche altri possibili errori, come ad esempio:

 

Ipergeneralizzazione: un singolo evento è visto come capace di connotare negativamente un’intera vita o un’intero ambiente piuttosto che come essere un evento tra tanti. Squalificare il lato positivo: le esperienze positive che sono in contrasto con la visione negativa sono trascurate e svalutate. Ad esempio, non credere ai commenti positivi di amici e colleghi, ritenendo che facciano commenti positivi solo per gentilezza.

Lettura del pensiero: un soggetto può sostenere che altri individui stiano formulando giudizi negativi non in base a giudizi espliciti o altre prove evidenti ma per una sua percezione emotiva che gli fa credere di essere in grado di comprendere il giudizio altrui, quasi leggendo nella loro mente.

Riferimento al destino: l’individuo pensa e agisce come se le proprie aspettative negative sugli eventi futuri siano fatti inevitabili stabiliti dal destino. Ad esempio, il pensare che qualcuno lo abbandonerà, e che lo sa già, e agisce come se ciò fosse vero.

Minimizzazione: il valore e il significato delle esperienze e le situazioni positive sono minimizzati.

Doverizzazioni: l’uso di “dovrei”, “devo”, “bisogna”, si deve”, segnala la presenza di un atteggiamento rigido in diretta connessione con regole personali.

Etichettamento: identificare qualcuno tramite una etichetta globale piuttosto che riferirsi a specifici ambiti, eventi o azioni. Ad esempio, il pensare di essere un fallimento piuttosto che si è inadatti a fare una determinata cosa.

Personalizzazione: assumere che noi stessi si è causa di un particolare evento negativo quando, nei fatti, sono responsabili altri fattori. Ad esempio, considerare che una momentanea assenza di amicizie è il riflesso della propria inadeguatezza piuttosto che un caso.

 

Il disputing alla Beck è una tra le più neutrali e spersonalizzate delle tecniche cognitive, quella più lontana dai cosiddetti significati personali. È vero che un termine come “significati personali” rischia di essere generico e vago. Le differenze tra credenze e significati personali non sono chiarissime. Eppure, riflettendo sulla tecnica di Beck, una differenza la troviamo tra credenze e significati personali.

I significati personali sono credenze che assumono un particolare colore soggettivo e culturale, essendo esperienze personali di apprendimento che associamo a certi stati d’animo e che utilizziamo per giudicare le situazioni, per decidere cosa ci piace e per capire cosa desideriamo. Hanno quindi a che fare con i valori personali, le preferenze e i desideri. A differenza quindi degli errori logici di Beck, non hanno molto a che fare con il concetto di verità assoluta.

 

 

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Giovanni Maria Ruggiero
Giovanni Maria Ruggiero

Direttore responsabile di State of Mind, Professore di Psicologia Culturale e Psicoterapia presso la Sigmund Freud University di Milano e Vienna, Direttore Ricerca Gruppo Studi Cognitivi

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