Psicoterapia: a che le serve ragionare così? il Disputing Pragmatico secondo Ellis

Il contributo più caratteristico di Ellis alla tecnica di psicoterapia cognitiva è il Disputing Pragmatico.

ID Articolo: 7376 - Pubblicato il: 26 marzo 2012
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Psicoterapia: a che le serve ragionare così? Il Disputing Pragmatico secondo Ellis. - Immagine: © zero13 - Fotolia.com Il contributo più caratteristico di Ellis alla tecnica cognitiva è il disputing pragmatico. Non è l’unico tipo di disputing previsto dalla tecnica terapeutica REBT. Accanto e prima di esso ce ne sono altri, di tipo logico empirico e più simili alle tecniche beckiane. Essi sono:

  • Il disputing empirico: le previsioni e le aspettative negative del paziente sono provate dai fatti? Su cosa si basano? Su quali prove di fatto si appoggiano?
  • Il disputing logico: le previsioni e le aspettative negative del paziente sono sostenute dalla logica? Da quali ragionamenti emergono?
  • Il disputing della catastrofizzazione: le conseguenze temute dal paziente sono davvero così terribili?

Come nel caso del disputing beckiano, si tratta di chiedere al paziente di giustificare da un punto di vista logico ed empirico i suoi timori, i suoi pensieri negativi.

Tuttavia Ellis, fedele al suo stile semplice, non presenta, come Beck, un sofisticato elenco di errori logici ma si limita a raccomandare di incoraggiare il paziente a non dare per scontati i propri timori, ma a cercarne la giustificazione empirica (che prove di fatto hai?) o logica (in base a quali prove logiche dici questo?). Ma il disputing logico-empirico non era l’arma migliore di Ellis.

Psicoterapia Cognitiva: "Cosa non le va in questo?" Come iniziare il Disputing del Pensiero Negativo. - © Lisa F. Young #16136135

Come sappiamo, la sua tecnica principale consisteva nel chiedere al paziente le “piccole frasi” che accompagnavano i suoi stati di sofferenza. Cosa diceva il paziente a se stesso nel momento in cui viveva i suoi problemi?

La differenza con Beck è significativa. In questo modo il terapeuta REBT non accerta tanto il fondamento logico delle credenze, ma la giustificazione soggettiva che il paziente da a se stesso delle sue sofferenze. E queste sofferenze, secondo Ellis, sono collegate ai valori soggettivi e all’ideologia personale del paziente.

Insomma, per Ellis le credenze distorte non sono errori logici alla Beck, bensì assumono l’aspetto di regole e definizioni che il paziente si auto-infligge. Sono i cosiddetti “must”, le cosiddette “doverizzazioni”, ovvero asserzioni prescrittive e/o normative, in cui il soggetto non valuta quanto sia congruente e fondato su situazioni reali lo stato emotivo che egli sta provando, ma quanto sia congruente a una astratta norma che prescrive come dovrebbe andare il mondo, o come ci si dovrebbe comportare o come si dovrebbe essere.

L’individuo si auto-suggestiona negativamente, convincendosi che il mondo non va come dovrebbe andare, o che egli non si sta comportando nel modo in cui dovrebbe, in obbedienza a valori per lo più sociali o religiosi ma non individuali, anzi, per essere più precisi, individualistici.

Messaggio pubblicitario Ellis infatti predica un individualismo stoico, per cui la sanità mentale si persegue comprendendo quali sono i propri interessi individuali, mentre ogni valore sociale è sempre sospetto, per non dire peggio. Non che Ellis predichi la legge della giungla, intendiamoci. Ma per Ellis la società deve essere minimale: l’unico valore sociale condivisibile è l’astensione dal procurare male agli altri. Anche la cooperazione sociale è importante, ma solo in vista di un incremento della capacità della società di andare incontro al bisogno individualistico di realizzarsi. Insomma, quello di Elllis è un pensiero profondamente individualistico, liberalistico e, se vogliamo, molto americano (o anglo-sassone, se si preferisce).

Ogni valore sociale di tipo comunitaristico, che cioè che vada al di là dell’incremento delle opportunità di autorealizzazione individuale e del benessere materiale è sospetto. Valori sociali comunitaristici sono probabilmente doverizzazioni. Prescrizioni sociali che gli individui autoinfliggono nella forma “si fa così” “deve essere così” e così via. E, tra tutti i valori sociali prescrittivi, probabilmente i peggiori sono i valori religiosi, che per Ellis vanno aspramente combattuti.

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Ellis quindi è una espressione di una corrente filosofica ben precisa. Una corrente non a caso tipicamente anglo-sassone: l’utilitarismo di Jeremy Bentham (1748 – 1832). Come Ellis, anche Bentham riduce a superstizione ogni valore sociale, morale o religioso. Nel pensiero utilitaristico di Bentham non ci sono valori in sé. Ogni idea e convinzione umana è priva di valore intrinseco se non è strumentale al benessere e all’evitamento del dolore. In Bentham, come in Ellis, conferire ad alcune convinzioni un valore assoluto significa disconoscerne la relatività. Razionale è dunque il pensiero che meglio sa adattare i suoi propri processi valutativi, le credenze ai propri scopi, e gli scopi alle potenzialità individuali e agli ostacoli posti dalla realtà. Lo scopo della ragione non è la scoperta e il riconoscimento di una realtà ultima, ma solo l’uso migliore, cioè più conveniente, delle proprie idee. La sofferenza dipende da pensieri irrealistici negli scopi o nei processi di pensiero che dovevano portare alla realizzazione degli scopi.

Ellis applica queste idee alla psicoterapia e, come un filosofo pragmatista, insegna al paziente che è bene che le abitudini, le idee, le convinzioni personali o socialmente apprese siano sempre sottoposte a critica, ma a un particolare tipo di critica: la critica pragmatica dell’utilità e dell’efficienza strumentale. In parole più semplici, alla critica che vuole sapere:

  • ma a che serve questo?
  • Quale scopo si prefigge?
  • E quanto efficientemente serve allo scopo?

Tecniche in Psicoterapia: Le forme dell' ABC. - Immagine: © valdis torms - Fotolia.com

Le idee sono ridotte alla loro efficienza. È il cosiddetto “cash value” che conta nelle idee. Non un valore astratto, ma le conseguenze pratiche. L’innovazione di Ellis è che occorre porsi questa domanda non solo per ogni idea che pensiamo, ma perfino per ogni emozione che proviamo: dove mi porta? Che mi da, questa emozione? A che mi serve? Come se fosse una intenzione del tutto volontaria.

Disputing pragmatico:

  • Queste valutazioni negative sono utili o dannose?
  • Dove mi stanno portando?
  • A che cosa mi servono?

La razionalità di Ellis è dunque pragmatica. Ellis predica la coincidenza integrale del razionale con l’utile. L’utile non è un sottoinsieme logico del razionale, ma è il razionale stesso. La razionalità non è altro che calcolo economico, scelta dei mezzi in base ai fini. L’unico sapere possibile rimane quello dei mezzi, mentre i fini sono lasciati alla preferenza personali dell’individuo e per essi non vi è scienza possibile. E la sofferenza mentale non è dovuta a forze inconsce e misteriose, che possono emergere alla coscienza solo dopo lunghi anni di faticoso trattamento psicoanalitico. Al contrario, la sofferenza dipende da pensieri coscienti, del tutto consapevoli, che ci imponiamo da soli per una imperfetta valutazione della reale utilità pratica di questi pensieri. I pensieri che generano sofferenza sono dunque convinzioni non valutate in base alla lo reale utilità, ma in base ad altri criteri.

Iniziare una Terapia Cognitiva: Concordare le Regole. - Immagine: © Bernard BAILLY - Fotolia.com

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Il paziente va dunque incoraggiato ad assumere un atteggiamento profondamente dissacratorio, un’attitudine manipolatoria, in cui non vi è nessun dato scopo o obiettivo che abbia un valore in sé, che sia insomma sacro.

E quali sono questi altri criteri? Quali sono queste convinzioni irrazionali, che non obbediscono al criterio di utilità? Leggiamole. Vedremo che caratteristicamente sono sempre idee anti-individualistiche, imposte per via sociale alle persone singole. Come ben sappiamo, nelle sue opere Ellis presentò varie volte un elenco di varie convinzioni irrazionali (irrational beliefs). Leggiamo un paio di queste convinzioni non utilitaristiche:

Per un essere umano adulto è un bisogno pressante essere amato o approvato praticamente da tutte le persone importanti della collettività in cui vive (Ellis, 1962, p. 64).

Facciamo bene attenzione: qui si parla, criticamente, di amore e onore, cioè approvazione sociale. Sono valori del passato, raccomandati dalla morale cristiana (l’amore) e dalla morale classica greco-romana (l’onore). Attenzione, Ellis non esclude i bisogni umani di amore e approvazione. Tuttavia, come al solito li trasforma in valori strumentali e non finali. Essi sono utili se e solo se ci danno benessere, ma non sono beni in sé.

Si deve essere totalmente competenti, adeguati e vincenti sotto ogni possibile aspetto per potersi considerare degni di valore (Ellis, 1962, p. 65).

Qui si vede come Ellis non abbia riguardi per niente e per nessuno. Infatti, dopo la morale classica e quella cristiana, Ellis attacca perfino il valore protestante della competenza e dell’etica del lavoro e quello americanissimo del successo. L’etica del lavoro che nel calvinismo aveva ancora un carattere sacro di valore in sé non discutibile e non negoziabile è ridotta a strumento dell’utilità e del benessere.

In conclusione, il terapeuta cognitivo sottopone a critica stringente tutte le idee, le convinzioni e i valori del suo paziente, e li filtra attraverso il criterio della loro utilità e dannosità, cioè della loro capacità di generare benessere ed evitare sofferenza e dolore. E questo dolore da evitare e da non procurare agli altri deve essere a sua volta un dolore avaloriale, non generato quindi dalla violazione di regole trascendenti, ma da esperienze concrete, immediate e irriflesse di sofferenza, facilmente comprensibili per tutti.

Insomma, le regole e i doveri vengono sottoposte a critica feroce e ne vengono rivelate le debolezze e le incongruenze. Ma in cambio non si propongono diversi valori se non quelli della diminuzione della sofferenza e della ricerca della serenità.

 

 

BIBLIOGRAFIA:

 Ellis A. (1962). Reason and emotion in psychotherapy. Oxford, England: Lyle Stuart.  442 pp.

 

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