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La terapia come un romanzo: chiavi di lettura e interpretazione dei significati.

Lo studio delle narrative personali è un esercizio fondamentale per comporre un quadro coerente dei propri vissuti e interpretarli.

Di Gianluca Frazzoni

Pubblicato il 29 Feb. 2012

 

Terapia come un Romanzo: trovare un significato. - Immagine: © James Steidl - Fotolia.com Il tema di come il soggetto organizzi la propria esperienza, di come la psicoterapia possa fungere da prezioso organizzatore dell’esperienza, è presente con sfumature diverse all’interno di modelli sia psicoterapici sia afferenti ad altre scienze umane. La psicoterapia post-razionalista (Guidano, 1992; 2008; 2010) affronta le molteplici dimensioni del Sé proponendosi di individuare dei principi unificatori che l’individuo utilizza per conferire senso e forma alle percezioni, ai pensieri, ai vissuti emotivi.

Secondo questo approccio la psicoterapia non deve porsi come fonte di insegnamenti che il paziente riceve da una figura esterna più competente di lui, bensì come cammino condiviso nel quale il paziente e il clinico vanno alla ricerca e alla scoperta delle chiavi di lettura adatte a ricostruire un percorso esistenziale. La psicoterapia cognitiva, negli ultimi anni, si è molto interessata allo studio delle narrative personali (Lenzi e Bercelli, 2010), che si configurano anch’esse come un cammino di esplorazione che pone parzialmente in secondo piano l’intervento diretto sul sintomo, privilegiando invece il significato soggettivo che il paziente attribuisce alla propria esperienza. 

Il mio Psicoterapeuta suona il Rock! - Immagine: © Isaxar - Fotolia.com -
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Nella stessa direzione si colloca il pensiero filosofico (Demetrio, 1996), che riconosce nell’autobiografia un esercizio fondamentale a disposizione dell’individuo per comporre un quadro coerente ed esplicativo dei propri vissuti. Tale strumento è considerato utile non tanto al terapeuta impegnato a comprendere il funzionamento psicologico del paziente – l’approccio filosofico estende la propria teoria a qualunque contesto di analisi introspettiva – quanto al soggetto stesso che raccontandosi diventa autore e insieme fruitore di questo mezzo espressivo.

I temi di vita, i progetti esistenziali che condizionano l’esperienza secondo sfumature differenti, divengono più che mai centrali allorché la sofferenza dell’individuo risulta insopportabile e lo conduce ad intraprendere una psicoterapia; il lavoro del clinico sarà perciò orientato a comprendere quali aspettative, obblighi morali, desideri profondi abbiano fin lì determinato le scelte del paziente, la qualità delle sue relazioni interpersonali, le modalità di interpretazione del contesto ambientale, l’immagine di sé.

Ci facciamo una risata? Non saprei, è pur sempre una terapia. - Immagine: © Yuri Arcurs - Fotolia.com -
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E’ frequente in terapia incontrare delle resistenze al cambiamento che appaiono indecifrabili, sfuggenti; da clinici ci domandiamo cosa impedisca al paziente di elaborare alternative esistenziali che sarebbero per lui più utili, più strategiche e benefiche: la risposta è spesso contenuta nei temi di vita, nei progetti esistenziali, che possono proteggere l’individuo attraverso l’evitamento di quegli scenari sui quali egli percepisce di non avere un controllo sufficiente. Viene quindi privilegiato il mantenimento di una costellazione emotiva e cognitiva che pur riverberandosi in una serie di esperienze dalle quali il paziente afferma di ricavare sofferenza, rappresentano una sorta di male minore: dovesse abbandonare quegli automatismi, egli sarebbe costretto ad elaborare un’immagine di sé del tutto nuova, in conflitto col sistema di valori e percezioni che fino a quel momento hanno conferito un significato stabile e controllabile al suo vissuto.

La terapia può essere la riscrittura di un romanzo: il paziente porta una storia di vita che esattamente come le opere letterarie presenta un protagonista, uno o più antagonisti, uno o più ambienti esterni e molti personaggi che entrano in contatto con la trama.

Ciascuna di queste figure è portatrice di contenuti propri e peculiari, ciascuna di queste figure è animata da richieste, scopi, conflitti; le relazioni tra esse possono svilupparsi in modi coerenti o contraddittori, generare piacere o dolore, e in ogni interazione sono posti in gioco valori identitari, emozioni legate alle funzioni di ruolo, comportamenti evolutivi o di semplice autoconservazione. Nella nostra esperienza di lettori sappiamo che un romanzo può essere scritto perfettamente ma non trasmettere emozioni, o al contrario lasciarci perplessi sullo stile donandoci però un senso profondo di ciò che leggiamo; la prima esigenza che manifestiamo da lettori è quella di ricavare un significato, non importa se oggettivo o soggettivo, e a partire da questo bisogno ci poniamo delle domande cercando di collocare i vari elementi narrativi in una cornice che alla fine risulti esaustiva.

Il significato negativo degli eventi: introduzione al Laddering. - Immagine: © Slavomir Valigursky - Fotolia.com -
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Anche quando un romanzo ci racconta di eventi terribili, anche quando ci lascia nell’incertezza, è importante per noi comprendere cosa sia successo o avere almeno la possibilità di ricostruire con la nostra soggettività una o più ipotesi di significazione dell’intreccio letterario.

La psicoterapia può essere questo: il paziente giunge con un libro pieno di vuoti, con tante note a pie’ di pagina che non sa più come integrare, e tanti dubbi su quale sia stata la reale funzione degli eventi che hanno contraddistinto la sua vita. Man mano che la terapia colma queste lacune di senso, accrescendo non la felicità del paziente bensì la sua capacità di maneggiare le emozioni spiacevoli, prende corpo un romanzo rivisto e corretto, nel quale non si è modificata la cifra oggettiva dei fatti bensì la rappresentazione del significato globale. Il paziente attraversa spesso una fase depressiva quando realizza che né la terapia né il tempo sopprimono gli stati d’animo indesiderati, ma con l’aiuto discreto del terapeuta diventa più forte nell’accettare che ogni elemento abbia avuto una funzione all’interno del romanzo, che nulla, in altre parole, sia stato vissuto inutilmente.

 

 

BIBLIOGRAFIA:

  • Demetrio, D. (1996). Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé. Raffaello Cortina, Milano.
  • Guidano, V. (1992). Il Sé nel suo divenire. Verso una terapia cognitiva post-razionalista. Bollati Boringhieri, Torino.
  • Guidano, V. (a cura di Cutolo, G.) (2008). La psicoterapia fra arte e scienza. Franco Angeli, Milano.
  • Guidano, V. (a cura di Mannino, G.) (2010). Le dimensioni del Sé. Una lezione sugli ultimi sviluppi del modello post-razionalista. Alpes Italia, Roma.
  • Lenzi, S., Bercelli, F. (2010). Parlar di sé con un esperto dei Sé. L’elaborazione delle narrative personali: strategie avanzate di terapia cognitiva. Eclipsi, Firenze.
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