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Postura

La postura si lega alla psicologia nell'influenzare processi emotivi e cognitivi. Ci consente di riconoscere stati d'animo e influenza le nostre capacità di memoria, decision making e metacognizione. Nell’approccio dell'embodied cognitition la postura è molto rilevante per lo stretto legame tra mente e corpo.

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Postura: definizione

Con il termine postura si fa riferimento alla posizione del corpo umano nello spazio e alla relativa relazione tra i suoi segmenti corporei. La postura può essere: in stazione eretta (monopodalica o bipodalica), da seduto, in decubito (prono, supino, laterale).

Postura i risvolti psicologici del linguaggio del corpo - Psicologia

Nel parlare di postura, emergono tre concetti importanti: spazialità, antigravità ed equilibrio.

Il concetto di spazialità è immediatamente successivo a quello di postura; infatti la postura è proprio il rapporto del corpo nei tre assi dello spazio.

Con la postura si fa riferimento anche al concetto di antigravità: una corretta postura altro non è che la posizione più idonea del nostro corpo nello spazio per attuare le funzioni antigravitarie con il minor dispendio energetico sia in deambulazione che in stazionamento.

Messaggio pubblicitario Con il termine equilibrio invece si intende il miglior rapporto tra il soggetto e l’ambiente circostante: il corpo, sia in statica che in dinamica, assume un equilibrio ottimale a seconda degli stimoli ambientali che riceve e del programma motorio che adotta.

La postura di un individuo è frutto del vissuto della persona stessa nell’ambiente in cui vive, determinato anche da stress, traumi fisici ed emotivi, posture scorrette ripetute e mantenute nel tempo (ad esempio per lavoro), respirazione scorretta, squilibrii biochimici derivati da una scorretta alimentazione, ecc.

Ma in che modo la postura si lega alla psicologia?

Postura e comunicazione non verbale

Come sappiamo, gli esseri umani non comunicano solo verbalmente, e all’interno degli indici di comunicazione non verbale, oltre alla gestualità, alla mimica facciale e alla prossemica, troviamo anche la postura.

Così come gli individui sono in grado di decodificare segnali comunicativi non verbali di altro genere, interpretando ad esempio le soppracciglia all’insù e gli angoli della bocca verso il basso come un segnale di tristezza, allo stesso modo sono in grado di associare determinate posture a determinati stati d’animo. Ad esempio: una persona con le spalle molto ricurve, quasi chiusa in se stessa, trasmetterà a chi lo guarda una sensazione di insicurezza o paura; mentre chi assume una postura eretta, con la schiena e spalle dritte e in asse, facilmente trasmetterà la sensazione di essere una persona sicura di sé.

Ad esempio, in un suo studio del 2004, Mark Coulson ha cercato di analizzare in che modo vengono interpretate determinate posture da alcuni osservatori esterni: per fare ciò si è avvalso di riproduzioni grafiche al pc di manichini (stimoli emotivamente neutri) che assumevano diverse posture. Ogni postura è stata mostrata da tre angolazioni differenti. La concordanza nell’attribuzione di sei emozioni (rabbia, disgusto, paura, felicità, tristezza e sorpresa) alle posture, si è rivelata molto variabile: da zero il disgusto a oltre il 90 percento per le posizioni di rabbia e tristezza (Fig. 1a – 1b).

POSTURA FIGURA 1.a

POSTURA FIGURA 1.b

Fig. 1a – 1b: Posture associate alle diverse emozioni con il relativo grado d’accordo – Fonte: Coulson, M. (2004). Attributing Emotion to Static Body Postures: Recognition Accuracy, Confusions, and Viewpoint Dependence

In un altro studio, Dael e colleghi (2011) hanno indagato in che modo gli attori reclutati nella ricerca esprimessero, con la propria postura, le emozioni dettate loro dai ricercatori. Attraverso il sistema di codifica Body Action and Posture (BAP) hanno potuto esaminare i tipi e gli schemi di movimento del corpo che vengono impiegati dai 10 attori professionisti per ritrarre un insieme di 12 emozioni (Fig. 2a – 2b).

POSTURA FIGURA 2.aPOSTURA FIGURA 2bFig. 2a – 2b: Patterns posturali associati alle diverse emozioni. – Fonte: Dael, Mortillaro, Scherer (2011). Emotion Expression in Body Action and Posture

Postura: l’importanza delle prime relazioni

La postura di una persona dipende dal suo sviluppo ontogenetico ma affonda le sue radici anche nella storia della sua famiglia (Lowen 2007). In pratica, la postura dipende da fenomeni genetici ed epigenetici, ovvero come risposta automatica agli stimoli provenienti dall’ambiente che ci circonda, che favoriscono così uno schema corporeo responsabile di un adattamento posturale all’ambiente in cui si cresce, piuttosto di un altro.

Molto spesso si ritrova lo stesso atteggiamento posturale in più membri di una stessa famiglia. Questo perché, al pari delle patologie, dei comportamenti e delle affettività familiari, si riscontrano anche diversi tipi di atteggiamenti posturali simili e, se si osserva il fenomeno da una prospettiva più generale, è possibile individuarli nella stessa cultura e società di appartenenza della famiglia. La postura, infatti, dipende anche dal carattere emotivo del sistema familiare.

Gli atteggiamenti posturali si formano già nelle primissime interazioni madre-bambino (Bowlby 1952), iniziando dal momento in cui lei lo prende in braccio, a seconda di come lo fa, di come lo allatta al seno, e di conseguenza di come il neonato reagisce al contatto e al comportamento della madre .

Nell’interazione tra una madre ed il proprio bambino si determina, in un certo qual senso, l’affettività, i movimenti e la postura del piccolo. Di conseguenza, l’evoluzione di una persona risente dei comportamenti, degli atteggiamenti, ma soprattutto del suo rapporto con il proprio caregiver. Una spiegazione in tal senso è data dalla teoria dell’ attaccamento di Bowlby (1988, 1982, 1973) che fornisce un’interpretazione della relazione che il bambino intraprende con il proprio genitore, dei loro modi di relazionarsi, delle loro motricità, gestualità, atteggiamenti corporei e della gestione dell’allontanamento-esplorazione, sino alla comunicazione non verbale e verbale.

Postura e embodied cognition

Secondo l’embodied cognition i processi cognitivi non sono limitati alle operazioni istanziate all’interno del sistema cognitivo, ma comprendono più ampie strutture corporee e processi d’interazione con l’ambiente (Lakoff, Johnson, 1999; Noë, 2004; Chemero, 2009). Parafrasando Mallgrave (2015) “Siamo esseri incarnati (‘embodied beings’), in cui menti, corpi, ambiente e cultura sono connessi tra loro a livelli diversi”.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA L’approccio dell’embodied cognitition afferma che mente e corpo non sono separati e distinti, come erroneamente pensava Cartesio (Damasio, 1995), ma che il nostro corpo, e il cervello come parte del corpo, concorra a determinare i nostri processi mentali e cognitivi (Borghi, 2013).

Secondo l’embodied cognition quindi i processi cognitivi sono profondamente radicati nelle interazioni del corpo con il mondo e il corpo riveste un ruolo centrale nel modellare la mente. Tradizionalmente, i vari rami del cognitivismo vedevano la mente come processore di informazioni astratte, le cui connessioni con il mondo esterno erano di poca importanza teorica. Con l’approccio dell’embodied cognition, si puntano i riflettori sull’idea che la mente deve essere compresa e analizzata nel contesto delle sue relazioni con un corpo fisico che interagisce col mondo circonstante: gli individui altro non sono che l’evoluzione di creature le cui risorse neurali erano dedicate principalmente all’elaborazione percettiva e motoria e queste attività cognitive consistevano largamente in interazioni immediate e in risposta all’ambiente. Quindi la cognizione umana, anziché essere centralizzata, astratta e distinta in moduli di input ed output, può avere radici profonde nel processo sensomotorio (Wilson, 2002).

Per l’emobodied cognition allora, il rapporto tra mente e corpo è bidirezionale: la nostra mente influenza il modo in cui il corpo reagisce e, allo stesso tempo, la “forma” del nostro corpo (anche la postura che assumiamo) attiva la nostra mente.

Ad esempio, quando le persone sono portate ad adottare una postura diritta e a ridere, queste rievocano più velocemente ricordi autobiografici positivi (Riskind, 1984). Ancora, assumere una posizione ricurva rispetto a una diritta, può portare le persone a sperimentare meno orgoglio (Stepper e Strack, 1993), e a chiedere meno aiuto e supporto se tristi (Riskind e Gotay, 1982).

Come la postura influenza i processi emotivi e cognitivi

Postura e memoria

Abbiamo già accennato come la postura possa aiutare a rievocare i ricordi. Un altro importante studio (Dijkstra et al 2007) ha analizzato come la postura faciliti l’accesso a determinati ricordi autobiografici. In particolare, se nel momento in cui si rievoca un ricordo, si assume la stessa postura assunta nel momento in cui il ricordo è stato immagazzinato, l’accesso alla traccia mnestica è ottenuto in modo più facile e veloce.

Postura e decision making

Nuovi studi dimostrano il ruolo inconsapevole della postura nel decision making quando si deve approssimare una valutazione.

In un loro studio, Anita Eerland, Tulio Guadalupe e Rolf Zwaan hanno scoperto che manipolando a livello sperimentale l’inclinazione del corpo si può influenzare la stima soggettiva delle quantità, come per esempio la valutazione di dimensioni, numeri e percentuali.

Infatti, quando noi pensiamo ai numeri, generalmente ci rappresentiamo mentalmente i numeri più piccoli sulla sinistra e i numeri più grandi sulla destra del nostro campo immaginativo. Proprio partendo da questo presupposto, i ricercatori hanno messo in luce nel loro studio che la stessa postura del corpo, lievemente più inclinata da una parte o dall’altra, potrebbe portare inconsapevolmente le persone a sovrastimare o sottostimare ciò che viene loro richiesto.

Postura e livelli di energia

Un recente studio ha esaminato come la postura del corpo durante il movimento influisce sul livello soggettivo di energia. Il professor Erik Peper e il suo team hanno scoperto che modificare la postura del corpo, assumendo una posizione più eretta, permette di migliorare sia l’umore che il proprio livello di energia.

Ad esempio, dopo una camminata rilassata, che diminuisce i livelli di energia personale, è probabile che gli individui si sentano più depressi rispetto a quando, invece, saltellano e dunque aumentano i loro livelli di energia. Cambiando posizione, quindi, il livello di energia soggettivo può essere diminuito o aumentato, regolando così l’umore. Ciò potrebbe avere importanti applicazioni nel trattamento della depressione in cui, assieme ad interventi farmacologici e psicoterapici, si potrebbe prestare attenzione a semplici accorgimenti per migliorare il tono dell’umore, come il cambio di postura mentre si cammina.

Postura e soglia del dolore

In uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology, condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Toronto e Southern (Bohns e Wiltermuth, 2012), emerge che stare dritti con la schiena aiuta a sopportare meglio il dolore sia fisico che mentale. Di contro, una posizione scomposta ne aumenta la percezione. Inoltre, altro dato interessante è il fatto che guardare una persona con un portamento eretto e deciso aiuta a diminuire la percezione del dolore. Per ottenere questi risultati, i ricercatori hanno posizionato alle caviglie e al braccio dei volontari il bracciale dello sfigmomanometro (lo strumento per misurare la pressione), testando che la postura aiuta il soggetto a tollerare meglio la sofferenza fisica causata del gonfiarsi del bracciale.

Ad esempio, hanno visto che una specifica posizione yoga, il tadasana, posizione della montagna, permetteva al soggetto di sopportare meglio la sensazione spiacevole e dolorosa derivante dal gonfiarsi del bracciale. I ricercatori hanno parallelamente testato anche la tolleranza della sofferenza emotiva mediante la somministrazione di alcuni questionari self-report e, anche in questo caso, avere una postura diritta correla con una minore percezione della sofferenza.

Postura e Metacognizione

La postura sembra influenzare anche i processi metacognitivi: nel loro studio, Brinol e Petty (2003) sono partiti dal presupposto che, se la postura riesce ad influenzare la quantità e la direzione dei pensieri, questa può influenzare anche ciò che le persone pensano dei propri pensieri.

Hanno così osservato come le persone mostrano più entusiasmo verso le loro idee e proposte, se mentre le espongono effettuano movimenti verticali della testa (come quando diciamo di sì). Al contrario, ciò non accade se la testa si muove orizzontalmente (come quando diciamo di no). Muovere in direzione verticale la testa, mentre si espongono delle idee o delle proposte personali, porta gli individui a crearsi dei pensieri positivi verso queste ultime, al contrario di quanto accade se la testa è mossa in direzione contraria.

La postura sembra influenzare anche l’autovalutazione degli individui: sempre Brinol e Petty hanno osservato come gli individui portati a scrivere pensieri positivi su di sé, tendono a credervi di più, se li scrivono con la mano dominante. Utilizzare la mano non dominante per scrivere aggettivi positivi su di Sé diminuisce la fiducia nei pensieri e nelle parole elencate.

L’importanza della postura: il famoso video di Amy Cuddy

Abbiamo visto come il linguaggio del corpo, postura compresa, influenza il modo in cui gli altri ci vedono, ma può anche cambiare il modo in cui noi vediamo noi stessi. La psicologa sociale Amy Cuddy in un TED Talk mostra come le “posture di forza“, ovvero assumere una postura di sicurezza, anche quando non ne abbiamo, possa influire sui livelli di testosterone e cortisolo nel cervello e anche sulle nostre possibilità di avere successo.

Bibliografia:

  • Coulson, M. (2004). Attributing Emotion to Static Body Postures: Recognition Accuracy, Confusions, and Viewpoint Dependence. Journal of Nonverbal Behavior 28: 117. https://doi.org/10.1023/B:JONB.0000023655.25550.be
  • Dael, N., Mortillaro, M., Scherer, K. (2011). Emotion Expression in Body Action and Posture. Emotion, 12(5):1085-101
  • Lowen, A.(2007). Il linguaggio del Corpo. Editore Feltrinelli, Milano.
  • Bowlby, J. (1952). Maternal Care and Menthal Health World Health Organization.
  • Bowlby, J. (1973). Attachment and loss, Vol. 2. Separation: anxiety and anger. New York: Basic Books.
  • Bowlby, J. (1982). Attachment and loss, Vol. 1. Attachment (2nd ed.) New York: Basic Books.
  • Bowlby, J. (1988). A secure base: clinical applications of attachment theory. London: Routledge.
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  • Damasio, A. R. (1994). Descartes’ error: Emotion, reason, and the human brain. New York, NY: Grosset/Putnam.
  • Caruana, Fausto, and Anna M. Borghi. “Embodied Cognition. A new psychology.” Giornale italiano di psicologia 40.1 (2013): 23-48.
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  • Stepper, S., & Strack, F. (1993). Proprioceptive determinants of emotional and nonemotional feelings. Journal of Personality and Social Psychology, 64(2), 211–220. doi:10.1037/0022-3514.64.2.211
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  • Bohns, V.K., Wiltermuth S.S., (2012). It hurts when i do this (or you do that): Posture and pain tollerance. Journal of Experimental Social Psychology, Vol 48,1.
  • Brinol, P., & Petty, R. E. (2003). Overt head movements and persuasion: A self-validation analysis. Journal of Personality and Social Psychology, 84, 1123–1139.

Risorse su State of Mind:

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