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Il disagio adolescenziale e il ruolo della scienza medica e psicologica – Report dal convegno di studi all’Aquila

Lo scorso 20 ottobre si è svolto a L'Aquila il V Corso Nazionale della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza che ha avuto come oggetto di discussione aspetti della cura e della malattia degli adolescenti di oggi: dall’alimentazione alle malattie croniche fino alle conseguenze psicopatologiche del cyberbullismo.

ID Articolo: 159339 - Pubblicato il: 05 novembre 2018
Il disagio adolescenziale e il ruolo della scienza medica e psicologica – Report dal convegno di studi all’Aquila
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Dalla precarietà della forma fisica al malessere psicologico, esistenziale, fino alle forme proprie del cyberbullismo, è chiaro il fatto che sono necessari interventi strutturati nel trattamento del disagio adolescenziale in cui psicologia, medicina e società agiscono in maniera sinergica sia in fase preventiva che riabilitativa.

 

Un intenso e aggiornato evento scientifico contraddistinto dall’alternarsi di esperti e relazioni che hanno riguardato vari aspetti della cura e della malattia degli adolescenti di oggi: dall’alimentazione alle malattie croniche fino alle conseguenze psicopatologiche del cyberbullismo.

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Queste le caratteristiche salienti del V Corso Nazionale della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, svoltosi lo scorso 20 Ottobre nella prestigiosa sede del Canadian Hotel della città dell’Aquila, in un momento in cui la ricostruzione della sofferenza patita da una città pareva a tratti riecheggiare la lenta e sofferta ricostruzione della traiettoria di vita di tanti adolescenti di oggi e delle loro famiglie.

Per malattia cronica ci si riferisce a tutte quelle condizioni patologiche che richiedono un’ospedalizzazione per più di un mese all’anno, come la paralisi cerebrale infantile, a cui si accompagna la disabilità, ovvero la perdita o la limitazione delle funzioni psicocorporee, e il disagio conseguente – apre i lavori Piernicola Garofalo, Dirigente medico dell’Unità operativa di Endocrinologia dell’Azienda Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo – Da qui la necessità di un percorso assistenziale che definisca precisamente i professionisti, il setting, la tempistica e le procedure di cura del paziente. Il paziente con malattia cronica deve essere posto al centro dell’assistenza a lui dedicata, al fine di sviluppare le funzioni residue e promuovere la crescita del Sé, il benessere spirituale, la progettualità futura, il diritto a divenire persona adulta, meritevole di vita.

Il paziente grave esprime emozioni, anche se non visibili, che i professionisti hanno l’obbligo deontologico di captare, utilizzando l’empatia, formandosi adeguatamente sul corretto utilizzo dei presidi necessari in corso di patologia, sostenendo un percorso di cura che vada dall’ospedale alla casa, attraverso l’assistenza domiciliare, nel contempo sostenendo la famiglia, anche dopo la morte del figlio – continua Lorenzo Iughetti, Direttore UO Pediatria presso AOU Policlinico di Modena.

Adolescenti dalla salute precaria, dove sovente ciò si declina nelle forme dell’obesità, richiedendo terapie intensive, fondate, tra le altre, sull’attività sportiva.

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È noto come l’attività sportiva contrasti l’obesità, inibendo il rilascio di cannabinoidi stimolanti l’assunzione di cibo, oltre che i fenomeni infiammatori dell’organismo. È altresì importante sottolineare come a durata crescente di esercizio fisico cresca l’utilizzazione dei grassi e che, in generale, l’esercizio fisico debba essere consigliato nelle malattie croniche, come il tumore e le cardiopatie, consigliando un’attività anaerobica una volta al giorno e fino a tre volte a settimana attività aerobica – commenta Giulia Cafiero, Direttore dello Studio Medico Polispecialistico A.S.A. di Roma – Ancora lo sport migliora il tono dell’umore, specialmente in età adolescenziale, caratterizzata da variabilità tipiche nell’espressione emotiva, contribuendo a formare l’identità corporea, l’affiliazione e l’aspirazione al successo.

Dalla precarietà della forma fisica al malessere psicologico, esistenziale, nelle forme proprie del cyberbullismo, un fenomeno preoccupante, dagli esiti potenzialmente fatali, e che richiede interventi strutturati, complessi, in cui psicologia, medicina e società non possono non collaborare, in fase preventiva e riabilitativa.

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Il disagio adolescenziale: tra medicina e psicologia - Convegno all'Aquila

Il cyberbullismo comprende tutte quelle forme di prevaricazione su una vittima che utilizzano la potenza degli strumenti mediatici e l’anonimato dell’aggressore, con la finalità di squalificare e aggredire un soggetto debole, vuoi per disabilità di tipo fisico che sociale – spiega Angela Ganci, psicologo psicoterapeuta di Palermo, specialista nel campo dell’abuso minorile – La violenza del cyberbullo non conosce confini temporali; per proteggersi la vittima spesso si rifugia nel Web, alla ricerca disperata di conforto, con il serio rischio di imbattersi in siti pro-suicidio, ricercando in alcuni casi attivamente metodi di autosoppressione per porre fine a un’angoscia radicata. Ecco l’attenzione elevata di famiglie e scuola, chiamate a informare l’adolescente circa le modalità di attacco del bullo, denunciando tempestivamente atteggiamenti sospetti, come la richiesta di foto intime, fonte di ricatto, prevenendo la caduta nella spirale della violenza online. Un compito delicato, in cui i professionisti della salute affiancano scuola e famiglia per il benessere mentale delle future generazioni.

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