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I paesaggi nella psiche, la psiche nei paesaggi – Recensione al libro Mindscapes (2017) di V. Lingiardi

In Mindscapes Lingiardi invita a creare col paziente un paesaggio mentale condiviso, un film che questi non è riuscito a completare, incurvandone la trama

ID Articolo: 149179 - Pubblicato il: 27 ottobre 2017
I paesaggi nella psiche, la psiche nei paesaggi – Recensione al libro Mindscapes (2017) di V. Lingiardi
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Lingiardi in Mindscapes parla a viaggiatori, psicoterapeuti, poeti e giardinieri. Tutti uniti in un cammino che ha tre tappe: avvolgersi nell’ambiente, condividerlo con chi ci è vicino, cambiare.

Un articolo di Giancarlo Dimaggio, pubblicato il 09/10/2017 su Il Corriere della Sera

 

Messaggio pubblicitario La mente senza un momento di requie cercherà di dominare la realtà, di asservirla. La realtà opporrà resistenza, rifiuterà di piegarsi, imporrà alla mente di flettersi. È uno scontro di prepotenze, una partita della quale non sarà mai giocato il punto decisivo. Il pragmatista è fiero nel suo vedere fatti, per lui una strada è una sequenza di riferimenti utili: meccanico, panificio, lavanderia, bar. Il pragmatista crede che la sua mente, fedele fotografa del concreto, controlli la realtà. Il pensatore vede oppressione politica nei cartelloni pubblicitari, alienazione nei nonluoghi, tentacoli neri che escono dai tombini. Il pensatore si convince che la sua mente è più interessante di una realtà che si rifiuta di corteggiare, ama solo ciò che si illude di avere creato e si annoia del mondo.

Mindscapes di Vittorio Lingiardi: la psiche immersa nei paesaggi

È un conflitto inutile alla radice. Senza quello scontro con muri, spigoli, sapori e scottature, la mente non esiste. Senza la mente esistono solo vibrazioni, pesi e frequenze. Il libro Mindscapes, di Vittorio Lingiardi, sta lì in mezzo. Scenari della mente: “paesaggi raccolti nella psiche e psiche immersa nei paesaggi”. Squarci di immaginazione che per me sono atti di onestà, in cui la mente ammette di inventare un mondo oltre, nel quale può nuotare, volare, correre.

Si tratta di guardare l’universo intorno con occhi diversi e scoprire che non è semplicemente al di là della nostra pelle, ma è parte dell’animo. Che la nostra stessa essenza è nello scambio con la patina ferrosa che circonda la fabbrica, con la duna mediterranea e con la sensazione dell’acqua sorgiva, fredda che si mischia all’acqua salmastra, calda, e a ogni bracciata incontriamo un diverso grado di trasparenza e noi cambiamo ogni attimo, sorpresi e divertiti dai salti di temperatura.

Lingiardi in Mindscapes parla a viaggiatori, psicoterapeuti, poeti e giardinieri. Tutti uniti in un cammino che ha tre tappe: avvolgersi nell’ambiente, condividerlo con chi ci è vicino, cambiare. Sono forme di fuga, uscite dal mondo – ricordate Elémire Zolla? – atti silenziosamente creativi. Da psicoterapeuta so cosa dice Lingiardi in Mindscapes: creiamo con il paziente un paesaggio mentale condiviso, un film che questi non era riuscito a completare, e ne incurviamo la trama, scriviamo un finale nuovo. Ora abitiamo la nuova storia e poi ci strofiniamo le braccia per sentire la pelle di nuovo liscia dopo che abbiamo lavato via la salsedine.

Messaggio pubblicitario Mindscapes malati, vite bloccate, paralizzate dalla paura, l’uomo descritto nel libro che ha paura delle malattie sessuali e sogna montagne radioattive, il medico paranoico che non ha relazioni e sogna paesaggi metafisici inanimati, treni che non prenderà mai. La donna forse abusata che oggi è grassa e vergognosa. I suoi mindscapes sono bambine nella bara e “ippopotami incastonati nelle rocce”. Prigioni della mente.

Allora si riprenda a dipingere paesaggi, a viverli insieme a chi ci è caro. L’amata, l’amico, i figli. L’autore del libro Mindscapes, Vittorio Lingiardi, terapeuta-giardiniere, mi porta a casa di Monet, Giverny. Ci sono stato con Eleonora, è un giardino, tutto il paese è un giardino e quando verso il mio caffè sul vassoio Eleonora ride. Subito sono a Memphis, la main street nel mio ricordo è un giardino fiorito e io con i miei colleghi sto creando qualcosa. Lingiardi va a Sud, che per lui è “piante di capperi sulle rovine, Mediterraneo”. Il mio Sud è con Eleonora a Bonifacio, quel fiordo vertiginoso di calcare bianco nel quale si accuccia il porto, mentre la falesia a picco fronteggia il mare possente. E poi falesie più miti a Torre Sant’Andrea in Salento, tra i cui archi è facile nuotare. Un Sud di olivi, vigna, fichidindia, cocci di birra e cespugli di origano e spiaggia chiara e il tutto genera interrogativi rivolti alle dune e loro non rispondono mai davvero.

Mio padre abbatté un pino nel giardino dalla casa al mare. Ora, aiutato da un cumulo di pigne secche, ne brucia il ceppo. Un fuoco lentissimo, invisibile sotto le ceneri. Si crea un piccolo cratere che manda volute di fumo per giorni. Mio figlio, non ancora adolescente, lo guarda spesso. Mi siedo vicino a lui sui gradini. Bello? Bello. Cosa vedi? Non lo so, come un vulcano. È bello avere un minivulcano, emana un’energia primigenia da cui si sprigiona il mistero della terra. Mio figlio e io, incursori nell’altrove, ci guardiamo e scrolliamo le spalle, perché di quella fonte non conosciamo l’origine.

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Bibliografia

  • Lingiardi, V. (2017) Mindscapes. Psiche nel paesaggio. Raffello Cortina Editore
State of Mind © 2011-2017 Riproduzione riservata.
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