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Sluggish Cognitive Tempo

Lo Sluggish Cognitive Tempo comporta difficoltà attentive che influenzano la vita quotidiana e i livelli di stress delle persone che le sperimentano.

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Con Sluggish Cognitive Tempo (SCT) si indica la tendenza a sognare ad occhi aperti, ad avere la mente annebbiata, a percepire lentezza del pensiero e ipo-attività motoria (Becker P.B. e Barkley A.B., 2018). Questo insieme di sintomi che intacca la capacità attentiva e perciò lo SCT può essere definito un disturbo della concentrazione.

In occasione della pubblicazione del DSM III (1980), sono stati studiati i sintomi dello Sluggish Cognitive Tempo. All’interno della terza edizione del manuale, infatti, si cercarono di categorizzare aspetti quali la letargia, la lentezza e l’indifferenza, dividendo il Disturbo da Deficit di Attenzione (ADD) in due sottocategorie in base alla presenza o assenza dell’iperattività. Questi sintomi, tuttavia, risultarono essere poco predittivi nell’identificazione del disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) e per questo non vennero tenuti in considerazione. Da quel momento in poi si studiarono poco le caratteristiche dello Sluggish Cognitive Tempo fino al 2001, anno in cui due pubblicazioni (Milich R. e McBurnett K.) presero in esame i sintomi della SCT indipendentemente dall’ADHD.

Non si è ancora trovato un accordo unanime sull’interpretazione delle componenti dello Sluggish Cognitive Tempo, infatti non è entrato a far parte delle diagnosi contenute nel DSM-5. Alcuni autori pensano che si tratti di un tipo di ADHD, altri che debba essere considerato un disturbo a sé stante. Studi recenti sembrano portare evidenze a favore dell’ipotesi per cui lo Sluggish Cognitive Tempo dovrebbe essere visto come un disturbo dell’attenzione separato e con una sintomatologia ben distinti, ma parzialmente sovrapponibile all’ADHD, soprattutto rispetto alla componente attentiva. Lo Sluggish Cognitive Tempo e l’ADHD di tipo attentivo comprendono entrambi sintomi come comportamento letargico, difficile recupero dei ricordi, problemi a stare all’erta in situazioni noiose e lenta elaborazione delle informazioni. La comorbilità tra i due disturbi, infatti, può arrivare fino al 50% (Barkley RA, 2012, 2018; Tirapu-Ustàrroz J. et al., 2015).

Sintomatologia

Le difficoltà attentive causate dello Sluggish Cognitive Tempo influenzano la vita quotidiana e i livelli di stress delle persone che le sperimentano; la sintomatologia, infatti, ha un grande impatto sulla qualità di vita percepita. Per quanto riguarda bambini e adolescenti il disagio si mostra soprattutto in ambito scolastico, mentre negli adulti in ambito sociale e lavorativo (Barkley RA., 2018).

Becker e colleghi (2017) hanno individuato 16 sintomi nella popolazione adulta:

  • essere lenti nel compiere azioni;
  • sentire di avere la mente annebbiata;
  • fissare il vuoto;
  • sentirsi assonnati durante il giorno;
  • perdere del filo dei pensieri;
  • essere poco attivi;
  • perdersi nei propri pensieri;
  • stancarsi facilmente;
  • dimenticarsi cosa si stava per dire;
  • sentirsi confusi;
  • avere poca motivazione dell’intraprendere qualcosa;
  • estraniarsi;
  • sentire la mente confusa;
  • pensiero apparentemente lento o rallentato;
  • sognare ad occhi aperti;
  • avere difficoltà nel riunire le idee.

Questi sintomi causano un senso di ottundimento e un rallentamento psicomotorio. che povocano a loro volta sentimenti di autosvalutazione, percezione di poca autoefficacia, ansia e depressione.

Nella popolazione adulta, inoltre, le compromissioni legate Sluggish Cognitive Tempo (in associazione o non associato a ADHD) influenzano il funzionamento psicosociale (Becker SP. et al., 2013). Questo avviene perchè il rallentamento cognitivo che caratterizza lo SCT rende difficoltoso captare i segnali sociali e può comportare quindi l’isolamento e una diminuzione delle interazioni sociali. La condizione viene aggravata dalla presenza di eventuali sintomi internalizzanti depressivi, che complicano il quadro e causano problemi nella regolazione emotiva (Becker P.B. e Barkley A.B., 2018).

Il rallentamento nel flusso di pensieri, il senso di ottundimento e le difficoltà di concentrazione appaiono sovrapponibili alla sintomatologia dell’ADHD di tipo attentivo e possono essere collegate ad alterazioni delle funzioni esecutive. nella vita di tutti i giorni le compromissioni sperimentate da queste persone sono molte, ad esempio, un pensiero lento e difficoltà nella formulare idee a causa delle distrazioni. I pensieri, infatti, si articolano con lunghi giri di parole, vi è una tendenza a perdersi in dettagli superflui o a cambiare discorso in modo inconsapevole e anche processi come la presa di decisioni possono diventare molto complessi. Questo tipo di pazienti, tuttavia, può anche manifestare un’eccessiva concentrazione (iper-focus) che rende difficoltoso il distogliere l’attenzione da qualcosa che cattura il suo interesse (Kooij S.JJ., 2019).

La sintomatologia che caratterizza lo Sluggish Cognitive Tempo è simile a quella dell’ADHD di tipo attentivo; la causa, però, è da ricercarsi nelle problematiche relative all’elaborazione precoce delle informazioni e nell’attenzione visiva selettiva e non, come si potrebbe pensare, nelle funzioni esecutive (Kim K e Kim HJ, 2020).

Trattamento

Non esiste ancora un protocollo standard per il trattamento dello Sluggish Cognitive Tempo, tuttavia, la letteratura indica alcune utili strategie da adottare soprattutto nei casi in cui è presente una sovrapposizone del disturbo con ADHD, depressione e ansia. Sembra che l’Atomoxetina riesca a ridurrei sintomi dello SCT in pazienti con in concomitanza ADHD. Gli Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (SSRI) e la Terapia Cognitivo Comportamentale (CBT), invece, sembrano essere efficaci nei casi in cui è presente ansia o depressione. Infine, gli studi hanno anche indicato come tecniche utili per il trattamento la Mindfulnes, il Social Skills Training e la psicoeducazione, che favorisce l’aderenza al trattamento e migliora di conseguenza la gestione dei sintomi (Becker P.B. & Barkley A.B., 2018; Gaur S e Pallanti S, 2020).

Bibliografia

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