Il pluralismo degli Stati Uniti, l’Italia e la fine di Berlusconi.
Siamo forse giunti all’epilogo della carriera politica di Berlusconi, per alcuni un’epopea per altri un incubo lungo 17 anni. Tralascio molti altri aspetti di questa parabola e mi dedico all’analisi del sogno italiano di copiare i modelli sociali americani. Un’analisi poco freudiana e molto personale.
Tra i vari ambiti nei quali cerchiamo da molto tempo di avvicinarci alla cultura d’oltreoceano, appare in tutta la sua complessità l’esercizio della democrazia. Berlusconi si è sempre dichiarato fedele ammiratore della civiltà americana, e con lui molti nostri compatrioti, eppure qualcosa sfugge. Ad esempio come si possa paragonare il livello di pluralismo della società americana con il nostro. Parliamo infatti di una nazione in cui una scrittrice gay, di cui purtroppo non ricordo il nome, può presentarsi da David Letterman (noi abbiamo Vespa) affermando senza esitazione che la guerra in Iraq è stata un artificio costruito sulla menzogna di armi chimiche che nessuno ha mai trovato. A circa 7000 km di distanza uno scrittore gay e anche un illetterato gay, non possono ricevere l’aiuto dello Stato per una casa destinata alle giovani coppie, e nemmeno una coppia eterosessuale non sposata può riceverlo, figuriamoci andare da Letterman.
Quanto a Vespa, le dieci domande di Repubblica a Berlusconi hanno trovato risposta in un suo libro. Ossia non hanno trovato alcuna risposta dignitosa. Come descrivere poi la differenza tra un sistema nel quale non possono accumularsi più di due mandati presidenziali di quattro anni, ed uno in cui il potere di un uomo dura finché esala l’ultimo respiro politico? O la distanza tra chi impone confronti televisivi tra i candidati e chi consente ad un premier di sopravvivere 17 anni unicamente con proclami ai propri adepti, concedendosi in due sole occasioni al confronto diretto di un dibattito televisivo dopo il quale gli esperti di comunicazione non ebbero difficoltà a decretare la vittoria di Prodi? Comunicare si fa in due o più soggetti; parlare da soli non è comunicare, eccezion fatta per i deliri, ne conviene qualunque approccio delle scienze umane.
Ecco, tutto ciò e molto altro negli Stati Uniti sarebbe impensabile. E’ mia opinione che negli States non esistano sostanziali segreti di Stato, perché un segreto di Stato è veramente tale quando non è possibile affrontare nella società civile la discussione su come siano andate le cose. Un segreto di Stato è il giudice Paolo Borsellino che in un’intervista spiega chiaramente chi è Silvio Berlusconi ma viene mandato in onda in piena notte, affinché buona parte di un popolo rimanga per vent’anni nell’ignoranza più oscura. Gli Stati Uniti hanno perso un Presidente fornendo una versione dell’accaduto piuttosto curiosa, considerato il numero di testimoni che hanno visto dei fucili sparare senza essere imbracciati dall’uomo accusato in seguito di aver fatto tutto da solo. Da tempo però è possibile vedere e rivedere in tutti e cinque i continenti film, documentari, trasmissioni che parlano di un complotto, di una differente verità. E allora, che fine fa il potere della Casa Bianca? Rimane immutato, il pluralismo delle voci non è una lotta di potere. Non in questo caso.
Il pluralismo è una nazione che mentre fa la guerra in Vietnam viene sferzata ogni giorno da movimenti pacifisti sempre più forti, o che durante l’inquisizione di McCarthy contro i presunti comunisti assiste alla nascita della letteratura beat, dissacrante inno di libertà. Il pluralismo è una nazione che elegge un Presidente, un buon Presidente per molti aspetti, e lo caccia scoprendolo poco trasparente. Ve lo immaginate in Italia? E se l’America esporta una democrazia che spesso non è tale, noi siamo qui a dirlo. Perché è più noto al mondo l’operato di Kissinger a favore del golpe cileno rispetto alla verità sulle stragi di mafia nel Paese di Leonardo e Raffello. La cultura americana della libertà, caro Silvio Berlusconi, è cibo a noi indigesto. Possiamo spiegare anche in questo modo il palese fastidio dei coniugi Obama nell’incontrarla. Il pluralismo è sinonimo di flessibilità dei costrutti, ne parlava un certo Kelly. Americano? Yes!
CRITICHE? CONSIGLI? DOMANDE? IDEE? LASCIACI LA TUA OPINIONE!

Non si tratta del delirio florido di uno psicotico, ma è il risultato di studio della Keele University’s School of Psychology (Gran Bretagna), secondo cui le persone che imprecano riescono a tollerare il dolore fisico più a lungo rispetto a quelli che non dicono parolacce, in risposta ad un forte trauma o ad una disavventura.
Chiusa, o quasi, la lenta agonia di Berlusconi, ci si chiede perché un uomo che sulla carta dominava Parlamento, Esecutivo e Comunicazioni, primo, secondo e quarto potere, si sia dimostrato così poco incisivo nel muovere le leve del potere. Capace di conquistarlo e di conservarlo, ma poco di usarlo, questo potere. La spiegazione più semplice è che non gli interessasse, in fondo, fare politica. A Berlusconi non interessava governare, ma controllare il potere per proteggere i propri interessi. È la spiegazione più feroce e becera, ma per ora mettiamola da parte…
Se la vostra risposta fosse positiva, allora concordate su quanto ottenuto nella seguente ricerca in cui si dimostra che l’urgente bisogno di urinare può farvi prendere decisioni migliori in certi campi, e peggiori in altri.
La pratica della mindfulness ci insegna molte cose in termini di consapevolezza e di “presenza” a noi stessi ma ci mostra anche come il respiro sia un “ancora di aggancio” per imparare a notare i nostri pensieri e le nostre emozioni e non rimanervi impantanati, ritenendoli la verità assoluta e non un prodotto della nostra mente.
Copertina 1: Elisa Sednaoui, dall’alto del suo vestito da sposa semitrasparente (sembra un po’ la sposa cadavere), con in mano guantoni di gomma e spazzolone per pulire, ci ricorda:
Seconda copertina: “Sono una mamma e mi sento ancora più donna”.
L’ultima copertina (se vogliamo sceglierci come amica Irina Shayk) recita: Amo gli animali. Devo proprio rinunciare alle pellicce? E poi spiega: “Le persone che si scandalizzano per le pellicce spesso dimenticano le scarpe di cuoio che stanno calzando in quel preciso istante. Questa sì che è una contraddizione”. Con la stessa stringente logica con cui si potrebbe sostenere che siccome in alcuni stati esiste la pena di morte allora va benissimo andare in giro ad ammazzare la gente. Anche perché, in fondo, disprezzare i problemi legati all’ambiente è così cool al giorno d’oggi. Soprattutto in un posto come l’Italia, evidentemente situato all’interno del circolo polare artico, per cui, come per gli Inuit, usare una pelliccia è praticamente una questione di sopravvivenza.
Metanfetamine (e Cannabis) e insorgenza di Schizofrenia
Arousal
Mi è accaduto negli ultimi tempi di radunare parecchie riflessioni attinenti sia dalla pratica clinica sia da quanto ascoltato nelle parole di amici e conoscenti che hanno intrapreso una terapia; altra fonte di ispirazione assai fertile, la mia esperienza personale di paziente. Ebbene vi è
Qualche giorno fa mi è capitato di vedere in televisione un dibattito in occasione del compleanno delle gemelline Schepp scomparse lo scorso Febbraio. Ricordiamo che delle due bambine di 6 anni si è persa traccia dopo il suicidio del padre alla stazione di Cerignola, in Puglia. Uno dei temi centrali della discussione riguardava la figura paterna: uomo distinto, laureato, mai dato segni di squilibrio, al di sopra di ogni sospetto, tanto che la ex moglie gli aveva permesso di portare via le figlie per qualche tempo. La domanda chiave veniva ripresa più volte dagli ospiti della trasmissione: è possibile che quest’uomo non avesse mai dato un qualche segno di instabilità, debolezza, di stranezza? È possibile che fosse ritenuto affidabile e responsabile e un minuto dopo compiva un atto del genere?
Un approccio all’analisi e all’uso del sogno può essere molto utile se concentrato sul contenuto emotivo del sogno stesso che emerge prepotentemente durante il sonno, rimane attivo al risveglio e a volte anche durante il giorno. Durante il colloquio, io e il mio paziente applichiamo l’ABC al sogno che viene raccontato secondo il tipico percorso: A – C – B. Credo sia importante aprire una piccola parentesi sul B: sarebbe a mio parere molto interessante capire se la valutazione – dell’evento A sogno – sia una valutazione effettuata durante il sogno oppure a posteriori ovvero al risveglio o nel momento esatto in cui il terapeuta chiede al paziente “Che cosa ha pensato mentre durante il sogno cadeva nel vuoto?”.
Circa il 28% della popolazione almeno una volta nella vita sperimenta un occasionale ed inaspettato attacco di panico, tuttavia solo nel 3-5-% della popolazione insorge il terrore di poterlo sperimentare nuovamente. Terrore che a sua volta innesca il circolo vizioso dell’ansia fino a dare origine a un Disturbo da Attacchi di Panico. Questo disturbo è caratterizzato dalla presenza di attacchi di panico che, sebbene durino pochi minuti, provocano un disagio molto intenso e possono lasciare l’individuo prostrato per molte ore. Questo disturbo, se non curato, non solo tende a cronicizzarsi rapidamente, ma riduce anche l’autonomia personale, l’efficienza lavorativa e scolastica, la qualità della vita compromettendo le relazioni familiari e sociali di chi ne è affetto.
L’elisir di lunga vita potrebbe non essere più solamente un’utopia o un buon argomento per la trama di un film fantasy, infatti da qualche giorno rimbalza sui quotidiani di tutto il mondo e sulle riviste di settore una notizia che ha dello stupefacente: un gruppo di ricercatori ha individuato la “pozione magica” per garantire l’eterna giovinezza.
Throughout this series I have explained that parents of anxious children tend to behave in stereotyped ways. In part four of this series, I highlighted the potential impact of fear inducing words on children. This installment will investigate the conversations that mothers have with their children in the context of clinical levels of psychopathology. In doing so, perhaps we can shed some light on the idea of parents communicating, or not communicating, anxiogenic thoughts to their children. To my knowledge only three studies have investigated this question. I will be reviewing the findings from the first two studies in this part of the series, and finishing up the third paper in the next installment.
Nata all’inizio degli anni Settanta, la psicologia ambientale è una disciplina relativamente giovane che abbraccia diverse prospettive ed aree di ricerca, accomunate dall’interesse per il rapporto tra le persone e il rispettivo entourage socio-fisico.
“Un’importante differenza tra chi pensa che l’intelligenza sia flessibile e chi pensa che sia cristallizzata sta nel modo in cui reagiscono agli errori!”, sostiene Jason S. Moser dell’Università del Michigan.