La società della prestazione secondo Byung-Chul Han
Ne La società della stanchezza (2020) Byung-Chul Han, professore e filosofo di origini coreane, trasferitosi a Berlino, analizza la trasformazione della società tardo-contemporanea e il modo in cui i cambiamenti attuali agiscono sugli individui.
Da un potere agito, ad un potere subito, dove l’uomo, nell’estremo positivismo ed ottimismo, diviene vittima di sé stesso, del bisogno bulimico di performare sempre di più e meglio, sviluppando solo e soltanto malessere e psicopatologie.
Secondo Byung-Chul Han, ogni epoca porta in sé le sue “malattie” e disagi, e se fino a poco tempo fa l’uomo soffriva di sensi di colpa, obblighi e doverizzazioni, oggi si soffre secondo la lettura dell’autore di troppa positività, progresso e iper-stimolazioni.
Non viviamo più secondo l’autore, nella “società disciplinare” descritta da Michel Foucault, fondata sul divieto, sull’obbedienza e sulla repressione, bensì in una società della prestazione, dove ciascuno si percepisce libero ma, in realtà, diventa imprenditore di sé stesso. L’individuo moderno non è più costretto da un padrone esterno: è lui stesso a sfruttarsi. Questa auto-sfruttamento genererebbe stanchezza, ansia, depressione e burnout, stati e condizioni emotive sempre più condivise e riscontrate.
Byung-Chul Han mostra come il passaggio dal “dovere” al “potere” abbia cambiato radicalmente il volto della sofferenza psichica.
Dalla società disciplinare alla società della prestazione
Byung-Chul Han riprendendo la teoria di Foucault, analizza come la modernità industriale era caratterizzata da istituzioni disciplinari e lo si osservava anche dal proliferare di strutture come fabbriche, caserme, scuole, ospedali, carceri e la vita veniva regolarizzata mediante controlli, regole, sorveglianze divieti e punizioni.
Ma il passaggio alla contemporaneità avrebbe portato l’individuo, secondo l’autore, a soffrire della sua libertà, la libertà di realizzare se stesso e di dovere performare, sposando il motto “se vuoi puoi”!
Ma questa apparente libertà nasconde una forma più efficace di dominio.
L’essere umano pertanto, si trasforma in progetto permanente, capitale umano, macchina produttiva con un bisogno quasi maniacale di doversi migliorare continuamente, essere efficienti, ottimizzare il tempo ed essere produttivi.
Uno dei concetti centrali del libro La società della stanchezza (2020) è la “violenza della positività”. Non siamo più oppressi dal “non puoi”, ma dal “puoi tutto”. Il soggetto moderno deve essere sempre attivo, mostrarsi motivato, comunicare continuamente, restare disponibile ed evitare la negatività.
Ma Byung-Chul Han sottolinea come l’eccesso di stimoli distrugge la capacità contemplativa di cui l’uomo necessita. Ecco che oggi secondo l’autore, nella società tardo-moderna, il multitasking produce attenzione frammentata; l’iperattività dovuta a sovraesposizioni a stimoli reali e virtuali, impoverisce il pensiero profondo.
Qui emerge un riferimento implicito a Friedrich Nietzsche: l’uomo contemporaneo diventa incapace di contemplazione autentica.
La stanchezza patologica
Ed ecco che tutto ciò contribuisce alla stanchezza che domina la nostra epoca. Byung -Chul Han distingue due tipi di stanchezza, negativa e positiva.
La stanchezza negativa è una stanchezza distruttiva che svuota, paralizza, isola. È tipica del burnout contemporaneo e nasce dalla continua richiesta di prestazione. In tale condizione l’individuo non riesce più a fermarsi, perde il senso del tempo, vive in un’accelerazione costante.
La stanchezza positiva invece assumerebbe una forma diversa: è contemplativa, riconciliante, capace di apertura. Questa stanchezza rallenta, permette la riflessione, restituisce profondità all’esperienza. Qui il pensiero si avvicina a una dimensione quasi meditativa.
Tanti i punti e temi che in modo sintetico ma ricco di stimoli e riflessioni Byung Chul-Han approfondisce tra le varie pagine del testo come problemi di attenzione, depressione, esaurimento, crisi della propria identità ed autostima.
La società della stanchezza (2020): la crisi dell’attenzione
Per l’autore, la società digitale produrrebbe una frammentazione continua dell’attenzione.
L’essere umano contemporaneo, con l’avvento di internet, social, ha compromesso la sua attenzione, sovraccaricandosi di stimoli, un po’ volontariamente ricercati un po’ subiti, come ad esempio il suono stesso delle notifiche che riceviamo nel nostro iphone e che ci distoglie da altro, tante volte anche da ciò che conta per noi veramente.
E dunque la tecnologia da strumento a nostro servizio, a padrone delle nostre emozioni, attenzione e del nostro tempo.
Lo stesso multitasking non rappresenterebbe un progresso evolutivo piuttosto un regresso verso una modalità di sopravvivenza animale, fondata sulla vigilanza costante. La contemplazione, aspetto un tempo considerato essenziale per la crescita personale e spirituale richiederebbe invece lentezza, silenzio, durata.
Byung-Chul Han denuncia la perdita della “vita contemplativa”, tema che richiama Hannah Arendt.
La depressione come malattia del nostro tempo
Secondo Byung-Chul Han, la depressione è la patologia emblematica della società neoliberale.
Il depresso non è semplicemente un oppresso ma sarebbe qualcuno che non riesce più a essere all’altezza delle aspettative di prestazione; si sentirebbe fallito; interiorizza il fallimento come colpa personale. Un altro grande inganno dell’epoca post moderna è quello di puntare al dovere diventare tutti migliori, prestanti, di successo, trasformando il soggetto imprenditore di sé stesso.
Nella società neoliberale infatti secondo l’autore, ciascuno deve vendersi, migliorarsi, promuoversi, valorizzarsi.
Ma con le buone intenzioni i risultati sembrerebbero rivelarsi fallimentari, e dunque nella ricerca affannata di migliorare noi stessi, ci sentiamo sempre peggio e responsabili di tutto ciò, con annesso dunque al senso di inadeguatezza anche un gran senso di colpa.
Ecco perché l’autore non manifesta fiducia nel mito contemporaneo della performance, auto-realizzazione ed efficienza assoluta. Il testo La società della stanchezza (2020) critica profondamente inoltre, il neoliberismo contemporaneo in quando sarebbe proprio la logica del mercato a compromettere nell’uomo tempo libero, relazioni e benessere psicofisico.
La società della stanchezza (2020) è dal mio punto di vista, un testo che offre una delle analisi filosofiche molto precisa della contemporaneità. Se la società del benessere produce sempre più malessere forse è bene comprendere cosa stia accadendo, perché seppur, come recita un detto saggio antico, non possiamo orientare le correnti, possiamo però scegliere come orientare le vele.