Anche i terapeuti piangono, si arrabbiano e… sbagliano
A qualcuno potrà sembrare strano eppure anche i terapeuti piangono, si arrabbiano, litigano con partner e figli e, ebbene sì, sbagliano! Tanto nella vita privata quanto nel loro lavoro, con i loro pazienti.
Non dipende dall’avere 40 anni di esperienza o essere neo-specializzati, né di essere giovani o anziani, dipende dal fatto di essere umani e, in quanto tali, fallibili.
Tipi di errori del terapeuta
Forse ammettere di essere fallibili non piace neanche ai diretti interessati: sono pochi (e anche piuttosto datati) i paper scientifici sull’argomento “errori dei terapeuti”. Eppure ci sono diversi tipi di errore che un terapeuta può fare. Proviamo – per quanto possibile – a racchiuderli in delle macro-categorie:
- Errori teorico-procedurali che riguardano la concettualizzazione del caso e il lavoro clinico in senso stretto. Si possono commettere degli errori in fase di assessment, di diagnosi, nella stesura del contratto terapeutico, nell’applicazione di protocolli da usare e in altri campi più propriamente procedurali. Es: non somministrare test, non indagare a fondo la richiesta del paziente, sbagliare diagnosi, non utilizzare protocolli evidence-based, non effettuare monitoraggi e follow-up.
- Errori relazionali: ogni paziente presenta delle modalità di rapportarsi all’altro funzionali e disfunzionali. Quando il terapeuta “consente” al paziente di perpetuare le modalità disfunzionali in seduta (ovvero collude col paziente), di fatto rafforza degli aspetti problematici e gli impedisce di star meglio (es. il terapeuta si fa manipolare da un paziente che ha una tendenza all’inganno e alla manipolazione)
- Errori comunicativi: riguardano ciò che il terapeuta dice, come lo dice e ciò che fa. Un tono un po’ più severo o accondiscendente, un commento fuori luogo, un sorriso di troppo oppure uno di meno.
- Errori pratici, come ad esempio emettere una fattura sbagliata, non far firmare un consenso informato aggiornato, allungare il tempo della seduta, ecc.
- Errori etici/deontologici: viene violato il codice professionale, con conseguenze importanti per il paziente.
Categorizzare gli errori risponde solo a una necessità stilistica, dettata dall’intento di fare ordine per riconoscerli meglio, in realtà ci sono errori che possono rientrare anche in più categorie (es. superare la durata della seduta implica un errore relazionale).
Perché il terapeuta sbaglia?
Ci sono diversi motivi per cui un terapeuta sbaglia: una preparazione ancora acerba può portare a omettere passaggi fondamentali nel lavoro col paziente o a commettere degli errori a livello comunicativo e relazionale. Tuttavia anche l’eccessiva fiducia nei tanti anni di esperienza può portare a dare scarsa importanza alle ultime linee guida e alla formazione, o a prestare poca attenzione alla comunicazione col paziente e alle azioni compiute in seduta.
Negli errori di tipo più relazionale sono tanti i fattori che entrano in gioco, ma un peso importante lo rivestono la personalità del terapeuta, quelle che possono essere le sue passate e/o attuali vulnerabilità e i problemi personali non risolti. Sebbene molto spesso i terapeuti siano consapevoli dei loro “punti deboli”, non è sempre così immediato accorgersi di quando diventano un ostacolo sul lavoro. Ad esempio: un terapeuta che ha scoperto di avere una malattia, come potrebbe reagire davanti a quel paziente che vuole lasciare la compagna perché malata?
Anche lo stato psicofisico in cui ci si trova in un determinato momento può influire: probabilmente è più alta la possibilità di sbagliare con l’ultimo paziente della giornata che col primo; o la stanchezza di una notte insonne può portare a compilare male una fattura.
Spesso è l’eccessivo lavoro in solitaria, senza colleghi e supervisori con cui confrontarsi, ad aumentare notevolmente la possibilità di commettere degli errori.
L’errore del terapeuta: vissuti di terapeuta e paziente
Dopo aver commesso un errore (a volte anche senza esserne consapevole), il terapeuta può manifestare diversi vissuti, tra cui il sentirsi inadeguato, incapace, imbarazzato e, di contro, può reagire con comportamenti di evitamento (es. poca voglia di vedere il paziente), oppure rifugiandosi nel rigido perfezionismo, col rischio di risultare poco autentico col paziente.
D’altra parte, il paziente, dinanzi all’errore del terapeuta, può sentirsi poco compreso, inadeguato, i suoi sintomi possono peggiorare e, soprattutto nel caso di errori relazionali, quelle dinamiche interpersonali disfunzionali che mette in atto con gli altri si possono amplificare. A volte anche il paziente può reagire con comportamenti di evitamento, saltando le sedute, arrivando in ritardo, nascondendo fatti importanti o anche abbandonando la terapia (drop-out).
Conseguenze degli errori del terapeuta
Dopo tutto l’elenco di conseguenze negative, verrebbe da chiedersi “ma non si diceva che gli errori servono a migliorare?” Certo! ed è per questo che in terapia gli errori hanno del gran potenziale. Se si riconoscono o se si dà ascolto alle sensazioni “scomode” che si provano (es. inadeguatezza, imbarazzo, ecc.) e le si riconducono ai possibili errori, allora si ha la possibilità di dare una svolta positiva all’alleanza tra terapeuta e paziente e all’intero lavoro terapeutico: sbagliare, riconoscere e cercare insieme una soluzione per continuare a lavorare verso un obiettivo comune; il tutto consapevoli di contare su una relazione più autentica.
Non va dimenticato un altro aspetto: viene mostrato “live” ai pazienti che sbagliare è possibile, ma che si può riparare ai nostri errori e imparare da questi (basti solo pensare all’effetto che questo può avere con un paziente eccessivamente perfezionista o che ha vissuto in una famiglia in cui gli errori non erano ammessi!).
Quindi cosa fare?
Partendo dal presupposto che riconoscere l’errore significa essere già a un buon punto verso la sua risoluzione, non ci resta che confrontarci. E ciò significa:
- per il paziente, esprimere al terapeuta il suo vissuto, con la rassicurazione che una tale apertura non fa male ma, anzi, è sempre un bene;
- per il terapeuta confrontarsi col paziente stesso, ammettendo l’errore, esplorando in seduta gli effetti dell’errore sul paziente, chiedendo scusa dove necessario.
Ma, soprattutto, per il terapeuta è importante il confronto con i colleghi e supervisori, in special modo in quei casi in cui sono tangibili solo gli effetti dell’errore ma si è inconsapevoli di averne commesso uno (o più): il classico “Stava andando tutto bene eppure da un mese a questa parte il paziente salta le sedute!”
Per tale motivo, la supervisione è una parte fondamentale del lavoro del terapeuta: il professionista può riconoscere in tempo l’errore e gli vengono forniti più strumenti per rimediare e cambiare rotta o strategia.
Errare humanum est
Un articolo sugli errori del terapeuta non può non scomodare il ben noto “errare humanum est”, il punto è questo: siamo umani.
Spesso si inizia una terapia sperando di trovare un terapeuta infallibile, un essere magico che ha tutte le risposte e che ci farà stare improvvisamente bene. Il terapeuta è una persona esperta, formata, che si impegna a fare del suo meglio nel lavoro con i suoi pazienti. Ma è pur sempre una persona, con la sua personalità, i suoi valori, le sue giornate no e che commette errori. Che fortunatamente commette errori! Perché, come abbiamo visto, se l’errore diventa uno strumento, la possibilità di ricominciare a star meglio è sempre più vicina.
O sbaglio?