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Le time cells: i neuroni che segnano il tempo dei nostri ricordi

Le time cells si trovano nell’ippocampo e ci aiutano a ricordare l’ordine degli eventi e a dare continuità alla nostra esperienza nel tempo

Di Arianna Pavoni

Pubblicato il 26 Feb. 2026

Come ricordiamo l’ordine degli eventi?

Immagina di ripensare a tutto ciò che hai fatto oggi: cosa hai mangiato a colazione, quali vestiti hai scelto di indossare o come ti sei spostato per arrivare a scuola o al lavoro. Probabilmente ti sarà facile ricordare in che ordine sono accaduti gli eventi della tua giornata. Ma ti sei mai chiesto come faccia il cervello a rendere possibile questa capacità? Studi recenti di neuroscienze cognitive hanno tentato di rispondere a questa domanda, portando alla scoperta di alcuni neuroni, localizzati soprattutto nell’ippocampo, specializzati nella codifica del tempo all’interno della memoria.

Il tempo nella memoria episodica

La memoria episodica è quella funzione cognitiva che ci permette di ricordare le nostre esperienze personali e di collocarle nel tempo e nello spazio: si occupa di immagazzinare non solo cosa è successo, ma anche dove e quando. Ogni ricordo in memoria ha quindi una sua precisa collocazione temporale, definita attraverso tre tipi di informazione:

  • Quando è avvenuto l’evento
  • Quanto tempo fa è successo rispetto al momento presente
  • Cosa è successo prima e cosa dopo, ovvero l’ordine e la relazione tra eventi

Queste caratteristiche differenziano la memoria episodica da quella semantica: quest’ultima non conserva i ricordi delle nostre esperienze personali, ma raccoglie nozioni e conoscenze generali sul mondo, senza collocarle in un preciso contesto spazio-temporale. Ad esempio, sappiamo che Roma è la capitale dell’Italia, ma difficilmente ricordiamo quando e dove abbiamo appreso questa informazione.

Il viaggio mentale nel tempo

La memoria episodica non si limita a registrare le informazioni temporali associate agli eventi, ma ci permette anche di rivivere mentalmente le esperienze passate e immaginare o pianificare scenari futuri, un processo noto come “mental time travel” o “viaggio mentale nel tempo”. Secondo Suddendorf e Corballis (2007), questa capacità di muoversi mentalmente tra passato e futuro potrebbe essere alla base stessa della nostra percezione del tempo e della continuità che percepiamo tra ciò che è stato e ciò che sarà. Il mental time travel contribuisce infatti a costruire un senso di stabilità del sé, permettendoci di integrare le diverse versioni di noi nel tempo: chi siamo stati nel passato, chi siamo ora, chi vogliamo essere in futuro. Perché tutto questo sia possibile, il cervello ha bisogno di meccanismi in grado di codificare le sequenze di eventi e gli intervalli di tempo che le definiscono, permettendo alla mente di ricreare l’ordine originale delle esperienze.

La scoperta delle time cells nell’ippocampo

La scoperta delle cellule del tempo ha rivelato un aspetto sorprendente sul funzionamento del cervello: alcuni neuroni ippocampali si attivano in sequenza, segnando il passare dei momenti e consentendo l’associazione degli eventi in una rappresentazione di memoria ordinata. Queste cellule furono osservate per la prima volta nello studio di MacDonald e colleghi (2011), che registrarono l’attività neuronale di alcuni topi impegnati in un compito di memoria. Il pattern di attivazione rivelò che nell’area ippocampale CA1, gruppi specifici di neuroni si attivavano uno dopo l’altro, ciascuno in un momento specifico dell’intervallo di tempo, creando così una traccia temporale associata agli eventi. Tali neuroni, denominati “time cells”, sono stati successivamente identificati anche negli esseri umani e sembrano costituire una vera e propria linea temporale sulla quale vengono organizzati i ricordi, che permette di ricostruire mentalmente il passato in modo logico e sequenziale.

Le time cells, la narrazione autobiografica e le implicazioni per l’Alzheimer

Le disfunzioni cerebrali tipiche dell’Alzheimer colpiscono soprattutto l’ippocampo, compromettendo la capacità di ricordare gli eventi passati e la loro collocazione nello spazio e nel tempo. Come anticipato precedentemente, la rappresentazione temporale della memoria è fondamentale per la narrazione autobiografica e l’integrità del senso di sé: se viene meno la “linea temporale” associata ai ricordi, vacilla la capacità di raccontare la propria storia in modo coerente. Per questo motivo, comprendere i meccanismi che permettono al cervello di organizzare il tempo in memoria apre risvolti clinici importanti: chiarire le cause funzionali della compromissione può aprire la strada a strategie mirate per supportare l’identità e la memoria dei pazienti, aiutandoli a mantenere viva la propria storia personale anche di fronte al progressivo deterioramento cognitivo causato dalla malattia.

Riferimenti Bibliografici
  • Addis, D. R., & Tippett, L. (2004). Memory of myself: Autobiographical memory and identity in Alzheimer’s disease. Memory, 12(1), 56–74.
  • Addis, D. R., & Tippett, L. J. (2008). The contributions of autobiographical memory to the content and continuity of identity: A social-cognitive neuroscience approach. In Self continuity: Individual and collective perspectives (pp. 71–84). Psychology Press.
  • Friedman, W. J. (1993). Memory for the time of past events. Psychological Bulletin, 113(1), 44–66. 
  • MacDonald, C. J., Lepage, K. Q., Eden, U. T., & Eichenbaum, H. (2011). Hippocampal “Time Cells” Bridge the Gap in Memory for Discontiguous Events. Neuron, 71(4), 737–749. 
  • Suddendorf, T., & Corballis, M. C. (2007). The evolution of foresight: What is mental time travel, and is it unique to humans? Behavioral and Brain Sciences, 30(3), 299–313. 
  • Tulving, E. (1972). Episodic and semantic memory. In Organization of memory (pp. xiii, 423–xiii, 423). Academic Press.
  • Tulving, E. (1983). Elements of episodic memory. Clarendon Press; Oxford University Press.
  • Tulving, E. (1993). What Is Episodic Memory? Current Directions in Psychological Science, 2(3), 67–70. 
  • Umbach, G., Kantak, P., Jacobs, J., Kahana, M., Pfeiffer, B. E., Sperling, M., & Lega, B. (2020). Time cells in the human hippocampus and entorhinal cortex support episodic memory. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, 117(45), 28463–28474. 
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