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Droghe e nuove sostanze: la rincorsa senza fine

Il caso del kratom mostra come il mercato delle droghe continui ad adattarsi ai controlli, attraverso sostanze sempre nuove e difficili da arginare

Di Anna Paola Lacatena

Pubblicato il 14 Ott. 2026

Kratom: la nuova droga che arriva dagli Stati Uniti

Dal rapporto del Centers for Disease Control and Prevention (CDC), pubblicato nel marzo 2026, si evince che nell’arco di tempo tra il 2015 e il 2025, i centri antiveleni statunitensi hanno documentato un totale di 14.449 esposizioni al kratom (Towers et al., 2026). 

Secondo la rivista Addiction è possibile quantizzare un aumento del consumo del 6.500% nell’arco degli ultimi 13 anni (Comstock et al., 2026). 

Il kratom è solo uno tra gli ultimi – già non più tali – allarmi in tema di droghe provenienti da oltreoceano. 

Ancora una volta, però, un ultimo che sfugge ai controlli, il tempo che basta, in attesa di essere sostituito da un nuovo ultimo.

Non contro ma per il consumatore

Come nel gioco di strategia matematica Nim, non si dovrebbe intervenire “contro” l’avversario, nella fattispecie il consumatore, per sopraffarlo, ma fare le giuste mosse rispetto alla situazione, con padronanza logica.

Le politiche repressive, punitive e criminalizzanti non hanno portato e, con buona probabilità, continueranno a non portare a risultati importanti nel contrasto all’uso di sostanze. 

Per vincere, gli Stati dovrebbero essere in grado di manipolare costantemente lo stato del gioco a ogni turno, ma i numeri del consumo, delle sostanze immesse annualmente sul mercato, i sequestri e la mole di denaro che il narcotraffico riesce a movimentare, certificano il contrario.

L’offerta di droghe non conosce stalli. È veloce, mai casuale e, dunque, per molti aspetti prevedibile.

La duttilità come qualità altamente desiderabile per chi consuma e per chi produce

Se la società tende a imporre un Sé inautentico, sempre più impegnato a migliorarsi, ottimizzarsi e performare, appare evidente come reggere questi ritmi richieda un supporto – per così dire – stimolante, in alcuni momenti anche analgesico e anestetizzante. 

Quale migliore sostanza, dunque, di quella capace, all’occorrenza e cambiando il dosaggio, di accendere o spegnere la mente? Quale più vantaggiosa strategia per il narcotraffico di una in grado di rispondere con un unico prodotto alla diffusa condizione della poliassunzione?

La Mitragyna speciosa Korth (kratom), albero originario del Sud-Est asiatico, inquadrabile nella stessa famiglia botanica del caffè (rubiaceae), si candida a merce idonea alle più apprezzabili e (post)post-moderne peculiarità: flessibilità e versatilità. 

Inclusa nella farmacopea della medicina tradizionale tropicale ed equatoriale – soprattutto Thailandia, Indonesia e Malesia, dove per i suoi effetti narcotici è illegale già da tempo – è utilizzata come stimolante e per alleviare la fatica, interagendo con i recettori oppioidi del cervello. 

Gli effetti risultano fortemente dipendenti da una serie di fattori, tra i quali la dose, la modalità estrattiva e il luogo di coltivazione (Dhoble et al, 2025).

Presentandosi in diverse formulazioni – polvere, liquidi, capsule, foglie secche, a bassi dosaggi agisce come energizzante, eccitante e stimolante (coca-simile), mentre ad alti dosaggi ha un ruolo analgesico e sedativo (oppioidi-simile).

Come a dire un prodotto poliedrico, adattabile a diverse aspettative.

Quando il kratom non è utilizzato da solo

Associata a possibili gravi effetti avversi (aritmie cardiache, danni epatici e problemi respiratori), la sua pericolosità è ulteriormente accentuata dall’uso concomitante di alcol o farmaci ad azione inibitoria (come benzodiazepine e narcotici) (Xu et al., 2021).

Considerato l’alto potenziale d’abuso, già illegale in Australia dal 2004, il kratom è stato inserito, in Italia, nella Tabella I del Testo unico sugli stupefacenti (sostanze con potere tossicomanigeno, oggetto di abuso e come tali non commercializzabili nelle farmacie).

Tradizionalmente – soprattutto in Thailandia, Paese nel quale dal 2021 ne è stato depenalizzato l’uso personale – viene assunto masticando le foglie fresche, deprivate della nervatura centrale o, sempre utilizzandone le foglie essiccate, bevuto come tè o infuso. Può anche essere fumato ma l’effetto risulta meno intenso. 

Dalla piacevolezza della fase iniziale al conseguente ed inevitabile down depressivo, gli effetti avversi possono essere estremamente gravi, a partire dal sistema nervoso centrale, con possibili danni neuronali, per arrivare agli apparati gastrointestinale, cardiovascolare e respiratorio. 

Il gioco a somma zero

Per il mercato, è ormai progressivamente una corsa contro il tempo per garantirsi nuovi e sempre più attraenti high, una rincorsa continua rispetto a quanto i laboratori clandestini, disseminati in tutta Europa, sono sempre più in grado di produrre, all’insegna delle sia pur impercettibili differenze, utili, però, ad aggirare le normative (e le tabelle) vigenti.

È tentare di arginare il mare con un secchiello, non comprendere che la grande reperibilità assicurata in modo crescente dalla rete, i costi sempre più accessibili – volutamente tali per garantirsi fasce d’età sempre più basse – gli effetti sempre più adattabili alle istanze della post (post)-modernità, rappresentano solo alcuni dei fattori che segnano, e segneranno ulteriormente, la sconfitta della war on drugs, declinata quasi esclusivamente in termini di proibizione e repressione.

Basterebbe dire che la ciclorfina, potente oppioide sintetico, identificato per la prima volta in Europa dall’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe (EUDA) nel 2024, sta già scalando posizioni nel gradimento dei consumatori di oppioidi negli Stati Uniti, entrando a partire dal dicembre 2025 nella Tabella 1 anche in Italia.  

Le restrizioni sono aggirabili, i monitoraggi complessi e dispendiosi, l’immissione sul mercato di sempre nuovi (o riesumati) prodotti, ormai quasi esclusivamente chimici che prendono il nome di Nuove Sostanze Psicoattive (NPS, Novel Psychoactive Substances o più istituzionalmente NS-Drugs), non lasciano spazio alle velleità di vittoria nell’annosa – almeno quanto infruttuosa – guerra alle droghe.   

Cannabinoidi sintetici, ossia molecole artificiali create in laboratorio per riprodurre gli effetti del principio attivo (THC) della pianta della cannabis, con una potenza e una pericolosità superiori rispetto alla cannabis naturale, e semisintetici, ovverosia prodotti derivanti chimicamente dall’alterazione delle molecole dei cannabinoidi naturali estratti dalla pianta (come il CBD), di cui mantengono l’impalcatura strutturale di base, non sono che tra le recenti minacce in un susseguirsi di adattamenti chimici.

Nella versione classica del Nim vince chi rimuove l’ultimo oggetto.

La versione auspicabile sarebbe quella inversa o Misère, per la quale vince chi lo lascia. 

È appena il caso di dire che perde, sicuramente, chi crede che l’ultimo sia davvero l’ultimo, non realizzando che il controllo non deriva dal caos o dall’improvvisazione, ma dalla comprensione profonda delle regole del gioco.

E solo dopo: che caos sia!

Riferimenti Bibliografici
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