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“Non sopporto il terapeuta del mio ragazzo” – Inside Therapy

La rubrica Inside Therapy esplora le reazioni del partner di fronte alla psicoterapia individuale e i possibili conflitti nella coppia

Di Linda Confalonieri

Pubblicato il 02 Feb. 2026

Il cambiamento personale e le reazioni del partner

Daniele sta iniziando a lavorare sull’assertività, in psicoterapia è un passaggio naturale e sensato che sta avvenendo. Dopo aver compreso il suo modo di funzionare nei rapporti con gli altri, ora prova a esprimere i propri bisogni e la propria opinione: ha lavorato bene con il suo terapeuta per sviluppare modalità di pensiero più funzionali che lo aiutino a non catastrofizzare e a tollerare di stare in una situazione di dissenso con la partner su alcune tematiche. Ed è proprio in questa fase che la relazione con la partner può essere influenzata dai cambiamenti che Daniele sta tentando di attuare giorno per giorno. Da qualche tempo, la fidanzata inizia a pensare che da quando Daniele va in psicoterapia sta cambiando, non è più quello che la accontenta sempre, inizia quasi a temere che la loro relazione sia a rischio. Forse con la psicoterapia di Daniele, la loro relazione di coppia sta peggiorando. 

Tra alleanze, confini e timori: la psicoterapia vista dal partner

Non sono rari i vissuti negativi che un/una partner può avere nei confronti della terapia del proprio compagno/a. 

Ad esempio, si può avere la sensazione che la psicoterapia individuale stia interferendo nell’assetto della relazione di coppia, come nell’esempio di Daniele che sta guadagnando terreno in termini di assertività, oppure vi può essere la convinzione strisciante che il professionista diventi un terzo a cui delegare il giudizio su determinati comportamenti: “E la tua terapeuta cosa dice del fatto che esci troppo con i tuoi amici ?”. Se il paziente decide di non riferire il tanto atteso parere del terapeuta, oppure il parere non risponde alle aspettative del partner, possono insorgere irritazione e frustrazione nei confronti del professionista che dunque viene svalutato. 

Vi sono poi situazioni in cui è il paziente stesso che cita nella relazione di coppia le parole del terapeuta a discolpa e giustificazione dei propri atteggiamenti e comportamenti: “Me lo ha detto il mio terapeuta che ora devo imparare a mettere dei confini con te e iniziare a dire no ….”. Nella mente dell’altro, può essere che il terapeuta divenga una figura da biasimare, mentre per il paziente diviene la voce autorevole e legittimante, uno scudo contro la responsabilità personale. 

Altri possono temere profondamente e vivere come una minaccia il fatto che moltissimi aspetti della vita di coppia vengano condivisi e discussi dal paziente senza filtri con il terapeuta: più o meno esplicitamente il partner potrebbe pensare “Chissà cosa gli mette in testa questo terapeuta….” o addirittura avanzare richieste assurde del tipo “Non puoi parlare delle nostre cose di coppia in terapia”. In questo caso, il terapeuta diventa nella mente del partner una figura nemica di alleanza esclusiva con l’altro, che preserva un’intimità emotiva a cui il partner non ha accesso e da cui viene escluso. Prevale il timore della perdita di influenza nella relazione. 

 Altra storia è quando nonostante un lungo percorso di psicoterapia, la persona non sembra evolvere e rimane incistata nei medesimi circoli viziosi e modalità disfunzionali: i sentimenti di insoddisfazione, impotenza e rassegnazione del partner si riversano dunque anche sul terapeuta. 

Spesso la frustrazione verso il terapeuta può riferirsi in realtà a bisogni emotivi che si sentono insoddisfatti nella relazione di coppia, ad esempio distanza emotiva, evitamenti, scarsa responsabilizzazione e progettualità,  etc: il terapeuta diventa dunque il simbolo di un disagio già presente nelle relazione.  

 Di conseguenza, possono innescarsi risentimento e critiche esplicite  dirette nei confronti del terapeuta del proprio partner. Questo atteggiamento criticista può portare il paziente a sviluppare risposte difensive e alimentare la conflittualità in chi sente attaccato il proprio terapeuta e il proprio spazio personale in terapia.

La terapia individuale è uno spazio in cui deve essere massimamente tutelata la propria privacy, libertà e autonomia personale nell’esprimere i propri vissuti e lavorare secondo obiettivi condivisi verso il proprio benessere. 

Gestire risentimento e frustrazione verso il terapeuta del partner

Come si può affrontare dunque il risentimento e l’irritazione verso il terapeuta del proprio partner? Non vi è una risposta semplice e univoca, ma possiamo condividere alcune riflessioni.  

E’ bene tenere presente che la psicoterapia individuale lavora con il racconto del paziente, non con una “verità oggettiva” sulla coppia e non ha la finalità di dare torto o ragione a uno dei due partner. E soprattutto non è una terapia di coppia: lo psicoterapeuta, in un setting di terapia individuale, lavora con e per il paziente, non per la relazione; non tutte le terapie sono adatte a risolvere le difficoltà di una coppia, viceversa la consultazione o un percorso di terapia di coppia possono effettivamente essere di aiuto poiché considerano e includono entrambi i punti di vista.

Inoltre, lavorare costruttivamente su questi vissuti emotivi da parte di entrambi i partner significa in primis riconoscerli e sviluppare un atteggiamento di ascolto attento e di dialogo per comprendere le proprie emozioni e pensieri riguardo alcuni aspetti problematici che possono insorgere nella coppia i cui membri sono alle prese con le terapie individuali, resistendo alla tentazione di triangolare il terapeuta individuale in un ruolo di salvatore, protettore o colpevole.  

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