L’alessitimia nei genitori di pazienti con anoressia nervosa

Lo sviluppo e il mantenimento dei disturbi alimentari sono influenzati dalla competenza emotiva, da qui gli studi su anoressia nervosa e alessitimia

ID Articolo: 197364 - Pubblicato il: 25 gennaio 2023
L’alessitimia nei genitori di pazienti con anoressia nervosa
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Lo studio di Chinello et al., 2020 indaga la competenza emotiva dei genitori di pazienti con anoressia nervosa, con l’obiettivo di verificare se, come suggerito dall’ipotesi della Normative Male Alexithymia, vi siano delle differenze di genere nei livelli di alessitimia tra madri e padri.

 

 Lo studio descritto si propone di indagare il riconoscimento delle emozioni e i tratti alessitimici nei genitori di pazienti con Anoressia Nervosa (AN; APA, 2014) utilizzando due diversi strumenti, un questionario autosomministrato (TAS-20 – Toronto Alexithymia Scale; Bagby et al., 1994; Bressi et al., 1996) e un test comportamentale (RME – Reading the Mind in the Eyes Test; Baron-Cohen et al., 2001; Vellante et al., 2013), testando l’ipotesi della “Normative Male Alexithymia” (NMA; Levant et al., 2006, 2009) in questa specifica popolazione.

Anoressia nervosa e alessitimia

Negli ultimi decenni, il ruolo dell’elaborazione delle emozioni sullo sviluppo dei Disturbi Alimentari (DA), e in particolare sull’Anoressia Nervosa, è stato preso in considerazione in diversi studi (Bruch, 1962, 1973, 1982; Cochrane et al., 1993; Corcos et al., 2000).

La letteratura scientifica su anoressia nervosa e disturbi alimentari sottolinea come lo sviluppo e il mantenimento di tutti i disturbi alimentari siano influenzati dalla competenza emotiva (Oldershaw et al., 2011). In questo quadro, l’alessitimia implica la difficoltà di identificare e descrivere le emozioni, sottovalutando le esperienze emotive con un pensiero orientato all’esterno (Bagby et al., 1994; Balottin et al., 2014; Cochrane et al., 1993). Infatti, i tratti alessitimici costituiscono i principali obiettivi dei trattamenti dell’anoressia nervosa e degli interventi basati sulla famiglia (Nowakowski et al., 2013; Robinson et al., 2015), considerando la famiglia come un sistema autocorrettivo (Selvini Palazzoli, 2006).

Alcuni decenni fa, Onnis e De Gennaro (1987) hanno proposto l’alessitimia come sintomo dell’intera famiglia con l’obiettivo di ridurre o evitare i conflitti familiari. I genitori di figlie affette da un disturbo alimentare mostrano punteggi più elevati di alessitimia rispetto ai controlli, associati a tratti di nevroticismo, ansia e depressione (Espina, 2003). Più specificamente, con il loro studio, Balottin e colleghi (2014) mettono in luce livelli più elevati di alessitimia nei genitori di pazienti con anoressia nervosa (Balottin et al., 2014). In modo analogo, Guttman e Laporte (2002) hanno trovato un’associazione tra i livelli di alessitimia e le difficoltà di identificazione delle emozioni nei genitori di figlie con anoressia (Guttman & Laporte, 2002).

È interessante notare che questo costrutto mostra differenze significative dipendenti dal sesso. In effetti, una meta-analisi su studi clinici e di controllo ha evidenziato un livello più elevato di alessitimia nei maschi rispetto alle femmine (Levant et al., 2006, 2009), confermando una “Normative Male Alexithymia” (NMA) nei contesti culturali occidentali, suggerendo un marker alessitimico della popolazione maschile (Berger et al., 2005; Grynberg et al., 2010; Larsen et al., 2006; Mattila et al., 2006; van ’t Wout et al., 2007). Al contrario, in altri studi, i tratti alessitimici sembrano più diffusi nelle madri di pazienti con anoressia nervosa rispetto alle madri di pazienti senza anoressia nervosa (Dahlman, 1996). In alternativa, un recente studio ha mostrato livelli omogenei di alessitimia confrontando madri di pazienti con disturbi alimentari e controlli (Pace et al., 2015).

A supporto di questo risultato, una recente ricerca (Colesso et al., 2018) su madri e padri di pazienti con anoressia nervosa ha sottolineato l’assenza di una differenza tipica nei livelli di alessitimia tra maschi e femmine, come descritto da Levant (2006).

Nel complesso, gli studi sui genitori di pazienti con anoressia in merito all’alessitimia sono limitati in letteratura e mostrano risultati contrastanti (Balottin, 2014; Pace et al., 2015). Tutti questi dati sperimentali, però, suggeriscono una competenza emotiva disfunzionale come fattore rilevante ricorrente nelle famiglie con anoressia, con risultati poco chiari sugli effetti dipendenti dal sesso.

Anoressia e alessitimia genitoriale: differenze di genere

Il presente studio (Chinello et al., 2020), quindi, indaga la competenza emotiva dei genitori di pazienti con anoressia nervosa utilizzando due modalità diverse: un test comportamentale basato sul riconoscimento delle emozioni dei volti (RME) e un questionario autosomministrato che misura l’alessitimia (TAS-20), con l’obiettivo di esplorare le differenze nei livelli di alessitimia nei genitori di pazienti con anoressia (come suggerito dall’ipotesi della Normative Male Alexithymia) che possono differenziare gli interventi psicoeducativi dedicati alle madri o ai padri di chi soffe di anoressia nervosa.

Messaggio pubblicitario  I genitori sono stati reclutati dai servizi psicoeducativi dedicati al sostegno delle famiglie con disturbi alimentari organizzati dalla Fondazione Maria Bianca Corno. I criteri di inclusione considerano solo i genitori senza una attuale diagnosi psichiatrica con una figlia affetta da anoressia (secondo i criteri del DSM-5, 2014), diagnosticata nei servizi regionali (Lombardia, Italia) di disturbi alimentari e all’inizio del trattamento dell’anoressia. Il campione è composto da 43 genitori, 20 padri e 23 madri (20 coppie e 3 madri), tutti hanno completato l’RME e la TAS-20 nello studio dello psicologo.

Dai risultati ottenuti non si registrano differenze significative in base al sesso per i fattori demografici e per i punteggi RME e TAS. Complessivamente, non emergono correlazioni significative tra RME e TAS-20, anche separatamente per madri o padri.

Curiosamente, infatti, nel campione con anoressia nervosa, emergono livelli alessitimici omogenei nelle performance di madri e padri ai due test, escludendo una discrepanza nella competenza emotiva dipendente dal sesso. Questo dato conferma quanto osservato in una recente ricerca di Colesso e colleghi (Colesso et al., 2018) su madri e padri di pazienti con anoressia, sottolineando l’assenza di una tipica differenza nei livelli alessitimici tra maschi e femmine, come descritto da Levant (2006). È interessante notare che questi risultati supportano l’ipotesi della mancanza di una discrepanza emotiva tradizionale (Normative Male Alexithymia) tra madri e padri nelle famiglie con anoressia, suggerendo probabilmente – come sostiene Colesso (Colesso et al., 2018) – un effetto normalizzante dell’anoressia sulla competenza emotiva di entrambi i genitori.

In conclusione, i risultati preliminari mostrano punteggi simili di alessitimia e di riconoscimento delle emozioni tra madri e padri di persone con anoressia. Questa visione è coerente con l’ipotesi di Selvini Palazzoli (1981) che considerava la famiglia come un sistema autocorrettivo. Inoltre, nei genitori di figli con anoressia, l’assenza di una discrepanza emotiva tra madri e padri è in contrasto con l’ipotesi della Normative Male Alexithymia. Questi risultati costituiscono un primo sostegno all’ipotesi di Colesso (effetto normalizzante dell’anoressia nervosa sull’elaborazione emotiva dei genitori), ma sono necessarie ulteriori ricerche visti i limiti dello studio.

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