L’apprendimento secondo Feuerstein: il modello S-H-O-H-R e il mediatore

L’obiettivo del mediatore nel modello S-H-O-H-R di Feuerstein è ampliare le capacità dell’individuo, trasformando l'esperienza in opportunità di cambiamento

ID Articolo: 196013 - Pubblicato il: 11 novembre 2022
L’apprendimento secondo Feuerstein: il modello S-H-O-H-R e il mediatore
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Nella spiegazione di come avviene il processo di apprendimento, Feuerstein aggiunse allo schema S-O-R un nuovo elemento: “H”, cioè l’essere umano, chiamato mediatore, ponendolo sia tra lo stimolo (S) e l’organismo (O), sia tra l’organismo (O) e la risposta (R), ampliando lo schema del modello S-H-O-H-R.

 

Comportamentismo: dal modello S-R al modello S-O-R

Nel corso degli anni, diversi approcci psicologici hanno formulato diverse ipotesi per spiegare come avviene l’apprendimento.

Le prime teorie provengono dal comportamentismo secondo cui l’apprendimento avviene mediante uno schema S-R, dove S è lo stimolo ambientale e R è la risposta corrispondente messa in atto dall’individuo. L’apprendimento, dunque, è frutto dell’associazione tra certi stimoli ambientali inizialmente “neutri” (ovvero incapaci di provocare alcuna risposta) e le risposte emesse dell’individuo.

Tra gli esperimenti realizzati sul condizionamento animale, quelli condotti dal fisiologo russo Pavlov sono quelli che hanno avuto maggior incidenza nel confermare tale modello. Egli, infatti, mise in evidenza come risposte automatiche già presenti nel repertorio comportamentale di un organismo possano essere generalizzate e attivate da stimoli neutri. Uno dei suoi esperimenti più noti è quello condotto sui cani nel 1927, in cui dopo ripetute prove nelle quali veniva suonato un campanello (stimolo neutro) prima della comparsa del cibo (stimolo incondizionato), il cane era in grado di stabilire un’associazione tra i due producendo una risposta comportamentale conseguente (salivazione). Inoltre, tale risposta era presente anche quando veniva fatto udire il suono del campanello senza però poi somministrare successivamente il cibo. È stato osservato, dunque, che la sola presentazione del suono bastava per evocare la risposta di salivazione.

In altre parole, un comportamento che normalmente viene emesso in risposta alla presenza del cibo viene manifestato anche in assenza di esso in quella particolare condizione, a dimostrazione che uno stimolo inizialmente incapace di evocare una risposta, se presentato ripetutamente secondo le regole della contiguità temporale assieme a uno stimolo incondizionato, viene associato a questo diventando, così, capace di generare la medesima risposta comportamentale.
Questo approccio, tuttavia, non fornisce spiegazioni di come un soggetto sia in grado di acquisire risposte nuove e di come soggetti diversi possano manifestare differenti reazioni di fronte al medesimo stimolo.

Messaggio pubblicitario In tal senso, un importante cambiamento nello studio dell’apprendimento fu il crescente interesse verso il ruolo esercitato dai fattori cognitivi coinvolti in tale processo. Si passò, dunque, da uno schema S-R a uno schema S-O-R, dove O rappresenta l’organismo, a indicare che di fronte a uno stesso stimolo l’individuo risponderà in modo diverso a seconda delle proprie caratteristiche. Assumono, pertanto, un ruolo rilevante le differenze individuali e le particolarità dei singoli individui.

Feuerstein: modello S-H-O-H-R

Un’ulteriore modifica nella spiegazione di come avviene il processo di apprendimento venne da Feuerstein, il quale aggiunse allo schema S-O-R un nuovo elemento: “H”, cioè l’essere umano, chiamato mediatore, ponendolo sia tra lo stimolo (S) e l’organismo (O), sia tra l’organismo (O) e la risposta (R), ampliando lo schema del modello S-H-O-H-R.

Nello specifico, l’obiettivo del mediatore è ampliare le capacità dell’individuo, sostenendone il processo di apprendimento, trasformando ogni evento ed esperienza in un’opportunità di cambiamento. Pertanto, seleziona gli stimoli, in base agli obiettivi e alle peculiarità del singolo, e ordina la realtà rendendola più comprensibile al soggetto promuovendo l’acquisizione di una maggior consapevolezza dei fenomeni e del sistema di leggi che li governano.

Un ulteriore compito del mediatore è guidare l’individuo a fornire la risposta adeguata, favorendone la modulazione e rimandando feedback al fine di stimolare una riflessione sul processo messo in atto per giungere a tale conclusione.

Il modello S-H-O-H-R rappresenta la cosiddetta Teoria dell’Esperienza di Apprendimento Mediato (E.A.M), in cui viene messo in risalto non solo l’importanza del ruolo del mediatore nel facilitare il processo di apprendimento adeguandolo alle peculiarità del singolo individuo, ma anche l’importanza della relazione che si instaura tra i due. Secondo Feuerstein, infatti, a parità di condizioni, è il mediatore che fa la differenza: due individui potranno modificarsi e cambiare in misura diversa a seconda delle esperienze di mediazione che hanno vissuto.

 

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Bibliografia

  • Feuerstein, R., Feuerstein, R., & Falik, L. H. (2015). Beyond smarter: Mediated learning and the brain’s capacity for change. Teachers College Press.
  • Mecacci, L., (1992). Storia della psicologia del Novecento. Editori Laterza.
  • Minuto, M., & Ravizza, R. (2008). Migliorare i processi di apprendimento. Il metodo Feuerstein: dagli aspetti teorici alla vita quotidiana. Edizioni Erickson.
  • Valenza, E., & Turati, C., (2019). Promuovere lo sviluppo della mente. Un approccio neurocostruttivista. Il Mulino Itinerari.
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