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Paternità. Nuovi padri in bilico tra alleanza e complicità (2021) a cura di Marina D’Amato – Recensione

Il testo 'Paternità' è suddiviso in due parti per un totale di tredici contributi che affrontano la tematica della patenità e quella del padre separato

Di Alberto Vito

Pubblicato il 13 Gen. 2022

Il tema di Paternità. Nuovi padri in bilico tra alleanza e complicità è certamente d’attualità. Il modo di interpretare il ruolo paterno, infatti, si è sostanzialmente modificato negli ultimi decenni.

 

Si è concordi nell’affermare che il sempre più massiccio ingresso delle donne nel mondo del lavoro sia stato il fattore più importante nel provocare una modifica dei ruoli genitoriali. Nel nostro paese si considera la metà degli anni sessanta come data d’inizio di questo fenomeno di massa. Il paterno non è più il nome dell’autorità e sempre più padri sono impegnati, anche con entusiasmo, nello svolgere funzioni di accudimento, in passato di esclusivo appannaggio delle madri. Non a caso, in una ricerca citata nella prefazione, svolta con studenti di un corso universitario di Scienze della Formazione a cui era stato chiesto di indicare con una sola parola quale fosse il tratto saliente del proprio padre, la risposta più frequente è stata “dolcezza”. Abbiamo dunque dei padri che sono mammi? Ma è davvero così? Ed i ruoli genitoriali sono davvero interscambiabili?

La curatrice del volume, Marina D’Amato, è una sociologa che è stata docente presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre, attualmente professore emerito, che negli anni ha collaborato con molte istituzioni accademiche straniere ed ha ricevuto importanti incarichi dirigendo istituzioni pubbliche e commissioni dedicate all’infanzia. Numerose le sue precedenti pubblicazioni, molte delle quali dedicate al mondo dei bambini e al loro rapporto con le tecnologie.

Il testo, nelle pagine successive alla ricca introduzione della curatrice, è suddiviso in due parti per un totale di 13 contributi, di lunghezza assai diversa tra loro. La prima osservazione riguarda il dato che, mentre i capitoli scritti da autrici affrontano il tema della paternità in modo più ampio, quelli degli autori maschili sono invece quasi sempre dedicati esclusivamente al tema del padre separato. Anche il capitolo della Ardone in effetti si occupa dell’evento separativo, facendo riferimento alla mediazione familiare e soprattutto al modello adottato da lei e alle attività del suo gruppo di lavoro. Di fatto nel suo contributo il tema del paterno è tutto sommato secondario e non affrontato. Fa eccezione, tra gli articoli “maschili” il capitolo di Spallacci, che commenta uno studio statistico quali-quantitativo sui mutamenti della paternità nel nostro paese e fornisce utili informazioni in merito. In effetti, tutti i contributi della prima parte sono più estesi, mentre nella seconda parte si tratta di contributi prevalentemente di poche pagine, che sembrano più un’appendice che descrive la posizione dei papà separati.

Tra i vari contributi, quello che mi è parso maggiormente fuori contesto mi è sembrato il capitolo di Covato dedicato all’esperienza dell’accudimento paterno nell’Ottocento (ma, beninteso, si tratta esclusivamente di un parere personale). Il tema è troppo vasto per poter essere trattato con pochi esempi tratti da storie reali. Interessante il contributo della Argentieri, dedicato al rapporto tra padri e figlie femmine ed in particolare a quelle situazioni familiari in cui sono i padri a fornire le prime cure in età precoce.

Il tema della paternità è sicuramente molto ampio e forse è un limite aver dato nel libro troppo spazio al padre separato, che sicuramente è un tema importante, ma non è l’unica declinazione della paternità. Ad esempio, sarebbe stato interessante un contributo concernente la paternità nelle coppie omosessuali, questione oggi al centro del dibattito pubblico. Anche l’argomento dell’età anagrafica in cui si diventa padri, oggi ci sono persone che diventano genitori a sessant’anni, è interessante.

Certamente una materia così ampia non può essere affrontata in modo esaustivo in un volumetto di circa 120 pagine, ma in ogni caso il testo può essere considerato un utile strumento per chi vuole iniziare ad approcciare tale argomento. Probabilmente il volume è pensato come un libro di testo che, insieme ad altri, serve per preparare un esame universitario.

Per chi invece volesse approfondire dal punto di vista psicologico il ruolo e la funzione del padre consiglio il libro di Luigi Zoja, Il gesto di Ettore, tradotto in molte lingue e divenuto punto di riferimento per gli studi sull’evoluzione della paternità. Lo psicoanalista junghiano, che ha lavorato anche in Svizzera e negli Stati Uniti, ha dedicato al tema anche numerose interviste reperibili in rete.

 

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • D’Amato, M. (cur.) (2021). Paternità. Nuovi padri in bilico tra alleanza e complicità, Armando Editore, Roma;
  • Zoja, L. (2016). Il gesto di Ettore, Bollati Boringhieri, Torino, (ed. agg.).
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