Esiste una relazione fra teorie del complotto e tratti disfunzionali di personalità? Uno studio su giovani inglesi

Esplorare la relazione tra la credenza alle teorie del complotto e i disturbi di personalità ha portato ad individuare alcuni tratti associati a tali teorie

ID Articolo: 189265 - Pubblicato il: 19 novembre 2021
Esiste una relazione fra teorie del complotto e tratti disfunzionali di personalità? Uno studio su giovani inglesi
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Le teorie del complotto sono definite come narrazioni essenzialmente false in cui si ritiene che più agenti stiano lavorando insieme verso fini malevoli.

 

Messaggio pubblicitario Douglas et al. (2019) notano che si tratta di tentativi di spiegare le cause ultime di eventi sociali e politici significativi mediante affermazioni di complotti segreti riguardanti due o più agenti potenti. Il numero copioso di persone che dà credibilità alle teorie del complotto ha attirato una grande quantità di ricerche.

Da uno studio recente è emerso che credere alle teorie del complotto è associato a una serie di caratteristiche dei disturbi di personalità e sintomi psicopatologici (Bowes et al., 2021).

Teorie del complotto, sospettosità e pensieri insoliti

È stato riportato che le teorie del complotto aiutano a dare un senso agli eventi che vengono considerati confusi, difficili da comprendere o mal spiegati dalle fonti di informazione tradizionali. Possono esistere, inoltre, tratti cognitivo-percettivi disadattivi che contribuiscono alla formazione o al mantenimento delle teorie del complotto (Van Elk, 2015).

Alcuni studi hanno esplorato il legame tra credenze alle teorie del complotto e tratti come la paranoia, l’ideazione magica e la credenza al paranormale, trovando associazioni positive tra la credenza alle teorie del complotto e la schizotipia (Darwin et al., 2011; Swami et al., 2016). In particolare, hanno suggerito che i tratti di sospettosità visti negli individui ad alto contenuto schizotipico possono portare a non credere alle fonti di informazione ufficiali o mainstream. Goreis e Voracek (2019) hanno notato che le teorie del complotto fanno appello a coloro che si sentono disconnessi dalla società, infelici della loro vita e che hanno una visione del mondo che include convinzioni, esperienze e pensieri insoliti.

Teorie del complotto e tratti di personalità

Lo studio di Furnham e Grover (2021) ha esplorato la relazione tra la credenza alle teorie del complotto e i disturbi di personalità. Allo studio hanno partecipato 450 individui britannici mediamente ventinovenni, di cui 240 uomini. Il grado di educazione riscontrato fra i partecipanti era: 31% diploma di scuola superiore, 36% diploma di laurea e 19% diploma post laurea. Inoltre il 73% dei partecipanti si è dichiarato per niente religioso ed il 4% molto religioso. I soggetti dello studio sono stati reclutati online, utilizzando la piattaforma “Prolific” e garantendo l’anonimato dei dati. La ricompensa stabilita per la partecipazione era di £1.50. Per verificare le ipotesi di partenza sono stati utilizzati quattro questionari self-report. Le informazioni riguardo alla personalità sono state raccolte utilizzando il “Coolidge Axis-II Inventory – Short Form” (SCATI) (Coolidge, 2001) ed il “Structured Assessment of Personality Abbreviated Scale” (SAPAS) (Moran et al., 2003). Il primo fa riferimento ad un approccio categoriale, ovvero legato ai criteri diagnostici proposti nel DSM, il secondo ha una natura dimensionale e meno strutturata. Per misurare le credenze legate alle teorie del complotto è stata usata la scala a 15 item “Belief in Conspiracy Theories” (BCTI) (Swami et al., 2010, 2011). In questa fase i partecipanti hanno valutato la validità delle cospirazioni in una scala a 9 punti in cui 1 equivaleva a “completamente falso” e 9 “completamente vero”. Il quarto test proposto è “Intelligence” (Grover, 2018), un questionario a 10 item per valutare il quoziente di intelligenza, basato anche sulle conoscenze culturali dei soggetti (es. “Qual è l’unità di misura dell’intensità del suono?”). Infine, per valutare il livello di autostima, è stato chiesto ai partecipanti di attribuire un punteggio da 0 a 100 in cui 0 indicava “Molto bassa” e 100 “Molto alta” (Furnham & Horne, 2021).

Messaggio pubblicitario Le correlazioni positive emerse dallo studio di Furnham & Grover (2021) dimostrano che le teorie del complotto possono essere associate ad una vasta gamma di disturbi. Risultano di particolare rilevanza le relazioni fra tratti sadici e teorie del complotto e tratti autolesionisti e teorie del complotto. La prima può essere spiegata dal desiderio di spaventare e intimidire gli altri mentre la correlazione tra tratti autolesionisti e teorie del complotto potrebbe essere motivato dall’insieme di negatività, tristezza e preferenza per le persone che portano alla delusione, al fallimento o al maltrattamento associabili a questo tipo di tratti. I risultati hanno dimostrato che i cluster di ordine superiore sono i predittori più chiari delle teorie del complotto, soprattutto il cluster A il quale comprende il disturbo paranoide, schizoide e schizotipico di personalità. Le caratteristiche comuni di questi disturbi sono l’inibizione sociale, il ritiro sociale, la predominanza del pensiero distorto ed una mancata sincronia con il mondo circostante (Esterberg et al.,2010). Altre due variabili correlate alle teorie del complotto sono: il grado di istruzione e l’intelligenza (QI). Nello specifico sembrerebbe che le persone più istruite siano più scettiche, meno religiose e pertanto meno attratte dalle teorie del complotto (Goreis & Voracek, 2019). Pertanto, si pensa che l’istruzione e la formazione siano tra gli strumenti migliori per contrastare la diffusione delle credenze nelle teorie del complotto. La scala SAPAS (Moran et al., 2003) non ha fornito dati significativamente utili per la ricerca. Ciò suggerisce che brevi misure di screening dei disturbi di personalità non sono sufficientemente utili per esplorare la relazione tra disturbi di personalità o tratti patologici e teorie del complotto. Il presente studio presenta potenzialmente dei limiti quali la trasversalità, l’autosomministrazione dei test, l’impossibilità di dedurre il rapporto di causalità fra le variabili e sovrastime legate alle statistiche. Gli autori suggeriscono per le ricerche future sulle teorie del complotto di esplorare ulteriori variabili di personalità non precedentemente implicate nella ricerca (Furnham & Grover, 2021).

 

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