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Come il COVID ha influito sulla salute mentale delle partorienti: i risultati dello studio italiano SEG-COVID19

Lo studio SEG-COVID19 ha cercato di valutare l'influenza dell’esposizione allo stress da Covid-19 sull’attaccamento prenatale delle donne in gravidanza

Di Stefania Esposito

Pubblicato il 16 Nov. 2021

Aggiornato il 19 Nov. 2021 11:00

I ricercatori si sono chiesti: “Cosa implica, in termini psicologici, affrontare una gravidanza durante l’emergenza sanitaria da Covid-19”?

 

1179 donne di tutta Italia, partorienti durante il periodo corrispondente al primo lockdown nazionale, sono state coinvolte nell’importante studio italiano SEG-COVID19, volto ad indagare l’impatto dell’emergenza sanitaria sulla salute mentale delle gestanti.

Razionale ed obiettivi dello studio

La gravidanza, delicato e complesso periodo di grandi cambiamenti fisici ed emotivi, richiede per sua natura una serie di adattamenti e di mutamenti volti anche ad accompagnare il crearsi della relazione emotiva dei genitori verso il nascituro. La teoria dell’attaccamento prenatale definisce questa relazione unica tra genitori e feto “attaccamento prenatale” (Atashi et al., 2018; Brandon et al., 2009). Similmente, alcuni ricercatori hanno usato il termine “attaccamento materno-fetale” (MFA) per riferirsi all’attaccamento emotivo tra madre e feto, ritenuto un indicatore della loro salute e dell’efficienza della madre nel periodo postnatale (Alhusen, 2008). La forza del rapporto madre-feto ha infatti importanti implicazioni nel periodo postnatale, influenzando anche la qualità delle cure (Howland et al., 2020; McNamara et al., 2019). Risulta pertanto importante individuare quei fattori che possono influenzare o interrompere il naturale processo di attaccamento prenatale nella madre.

La compresenza di un agente altamente stressante, quale l’emergenza sanitaria generata dal coronavirus, ha di fatto indotto le donne in gravidanza a fronteggiare condizioni stressanti nuove e incisive, quali l’isolamento e la riduzione dei contatti fisici. Considerando che un numero sempre crescente di studi dimostra che lo sviluppo fisico e mentale, durante tutto il corso della vita, è strettamente correlato al contatto, i ricercatori si sono chiesti quale impatto questa condizione deprivante avrebbe avuto sulle gestanti, partendo dalla domanda: “Cosa implica, in termini psicologici, affrontare una gravidanza durante l’emergenza sanitaria da Covid-19”?

Del resto, la tematica relativa all’impatto della pandemia sulla salute mentale delle gestanti ha visto crescere intorno a sé molto interesse. Le ricerche realizzate hanno rilevato che i fattori maggiormente connessi all’aumento del disagio perinatale sono i seguenti: unicità della malattia, impatto globale inatteso, incertezze circa le ripercussioni fisiche (per le madri e per i nascituri), rischi di trasmissione, restrizione dei contatti sociali.

Nessuno studio è stato invece rivolto alla valutazione dell’eventuale influenza esercitata dall’esposizione allo stress da Covid-19 sull’attaccamento prenatale delle madri.

Lo studio SEG-COVID19 ha cercato di rispondere a questa esigenza.

La ricerca, avviata dall’AdV “Mammachemamme”, attiva in Calabria dal 2012, è stata realizzata in collaborazione con l’U.O. di Ostetricia e Ginecologia S. Cuore iGreco Ospedali Riuniti e con il Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Journal of AffectiveDisorders” (2021).

Metodologia

Nella realizzazione dello studio sono state coinvolte 1179 partorienti, chiamate a completare due strumenti: un sondaggio anonimo online e un questionario di autovalutazione. Le misurazioni riguardavano alcune caratteristiche di tipo sociodemografico e ostetrico, il grado di distress psicologico (livelli di ansia e depressione presenti nelle partorienti), la qualità dell’attaccamento prenatale e la percezione di rischio connesso alla diffusione del virus.

Le partecipanti hanno ricevuto il link attraverso mail, social media e pubblicità presenti in diverse cliniche prenatali e neonatali del Nord, Centro e Sud Italia.

I criteri di inclusione erano: lo stato di gravidanza durante il primo lockdown italiano (avviato il 9 Marzo 2020), la maggiore età, capacità di lettura e di comprensione della lingua al fine della compilazione del questionario di autovalutazione. Tutte le partecipanti hanno ricevuto puntuali informazioni in merito allo scopo dello studio, prestando il proprio consenso alla partecipazione.

La raccolta dei dati ha avuto luogo da Marzo ad Aprile 2020, durante il lockdown.

Risultati, commentati dagli autori

La salute mentale delle partorienti è una delle attività centrali del nostro lavoro presso l’U.O. Ostetricia e Ginecologia Sacro Cuore – racconta Cecilia Gioia, Psicologa Perinatale e Psicoterapeuta presso iGreco Ospedali Riuniti, che è inoltre presidente di Mammachemamme, nonché ideatrice e coordinatrice dello studio. Insieme all’associazione di volontariato Mammachemamme e al Movimento Italiano Psicologia Perinatale (MIPPE), ci occupiamo di promuovere il benessere psicofisico della donna, svolgendo attività di prevenzione, sostegno e cura, che si attivano dal pre-concepimento sino al post-partum. L’idea di valutare le condizioni psicologiche delle gestanti del periodo pandemico è nata e si contestualizza appunto in questo scenario.

I risultati della nostra ricerca hanno evidenziato che l’ansia di stato correlata alla pandemia, nelle donne in gravidanza, può avere effetti negativi sul processo di attaccamento prenatale delle gestanti. Tuttavia, una percezione adeguata e funzionale del COVID-19 potrebbe migliorare l’attaccamento prenatale. Questi risultati sottolineano dunque l’importanza di monitorare il processo di attaccamento prenatale e la salute mentale della madre durante le pandemie, per salvaguardare salute mentale materna e infantile.

Francesco Craig, ricercatore di Psicologia Clinica presso il Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria, sottolinea come i risultati della ricerca riescano ad ampliare la conoscenza degli effetti del distress sperimentato in gravidanza: in base ai dati emersi, infatti, l’ansia percepita dalle donne in stato di gravidanza durante la pandemia da COVID-19 è risultata capace di influenzare in modo negativo l’attaccamento prenatale delle future mamme.

Diviene quindi molto importante valutare quei fattori di disagio psicologico che possono influenzare il naturale processo di attaccamento – precisa Angela Costabile (Ordinario di Psicologia dello Sviluppo presso il Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria). Le gestanti identificabili come a rischio necessiterebbero pertanto di essere seguite durante tutta la fase gestazionale e nel postpartum, attraverso un supporto appropriato, finalizzato a promuovere l’instaurarsi di un attaccamento prenatale positivo e ad ottenere una riduzione degli stati ansiosi.

In conclusione – afferma Gioia – possiamo asserire che i risultati ottenuti mettono in evidenza la sostanziale importanza di implementare programmi e attività volti alla prevenzione e al monitoraggio del distress psicologico, dato che quest’ultimo può influenzare la qualità dell’attaccamento prenatale delle donne, operando in modo da migliorare tanto l’assistenza clinica quanto le azioni di sensibilizzazione ed educazione sanitaria durante le prossime fasi di pandemia.

 

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Stefania Esposito
Stefania Esposito

Psicologa e Psicoterapeuta

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