Psicopandemiano: diario emotivo di una psiche in pandemia (2021) di Umberto Maria Cianciolo – Recensione del libro

In un'epoca che sembra essere particolarmente analfabeta nella grammatica delle emozioni, l'autore cerca di parlare della pandemia con un linguaggio emotivo

ID Articolo: 185565 - Pubblicato il: 27 maggio 2021
Psicopandemiano: diario emotivo di una psiche in pandemia (2021) di Umberto Maria Cianciolo – Recensione del libro
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Psicopandemiano: diario emotivo di una psiche in pandemia ha l’obiettivo di parlare attraverso il linguaggio delle emozioni, come si evince dal titolo e dall’indice stesso. I capitoli, infatti, prendono infatti i nomi delle emozioni primarie: Rabbia e Paura, Tristezza e Gioia, Sorpresa e Attesa, Disgusto e Accettazione.

 

Messaggio pubblicitario  Psicopandemiano: diario emotivo di una psiche in pandemia è la prima opera di Umberto Maria Cianciolo. Umberto, dopo aver completato brillantemente il ciclo di studi previsto nella lunga strada per diventare psicologo, si trova ormai a metà dell’ultima, decisiva tappa che lo separa dalla meta: il tirocinio professionalizzante, obbligatorio per ottenere l’abilitazione all’esercizio della professione.

Come per molti, tuttavia, questo importante rito di passaggio non è come lo aveva immaginato (ma come prevederlo, d’altronde?), in quanto capitato nel bel mezzo di quella che, a pieno diritto, possiamo definire la peggiore crisi sanitaria del XXI secolo: un virus, che corre all’impazzata in qualsiasi parte del globo, miete incessantemente vittime e sradica dalle nostre vite tutto ciò che abbiamo creduto più stabile e, spesso, scontato.

L’intento dell’Autore, con il suo scritto, si focalizza proprio su quest’ultimo punto, nel processo della decostruzione della vita così come l’abbiamo vissuta fino ad ora; non lo fa, tuttavia, stando seduto sull’elevato scranno di Colui che Sa, ma dalla più umile sediolina di Colui che Impara. Umberto, infatti, si è dovuto misurare, purtroppo, con la nemesi di quest’anno, il “SARS-CoV-2”, ormai amichevolmente chiamato “Coronavirus”.

Sradicato dai suoi affetti più cari, con i quali, pur sotto lo stesso tetto, comunicava attraverso lo schermo del telefono, l’Autore ha deciso di inforcare una penna e farsi conoscere dal nemico che aveva deciso di abitare il suo corpo a suon di riflessioni, nella forma di un diario.

Ciò che si può apprendere prima dal titolo e poi dall’indice stesso è l’obiettivo di parlare attraverso il linguaggio delle emozioni. I capitoli del diario prendono infatti i nomi delle emozioni primarie, come individuate dallo psicologo Plutchik (1980) Rabbia e Paura, Tristezza e Gioia, Sorpresa e Attesa, Disgusto e Accettazione. La scelta, come si può immaginare, non è casuale: il nostro Paese – ma la nostra epoca tutta, d’altronde – sembra essere particolarmente analfabeta nella grammatica delle emozioni, che tende a declassare o a sottovalutare come entità poco concrete o, quantomeno, poco influenti nelle questioni “serie”. Tutt’altro che concrete o poco serie, le emozioni dominano la nostra stessa materia grigia da parte a parte: una su tutti, si pensi all’amigdala, piccola struttura nelle profondità del nostro cervello, gestisce gran parte del traffico emotivo sulle corsie di neuroni dell’encefalo. Si può dire che nulla sfugga al suo sguardo: l’amigdala è, infatti, la nostra fonte di apprendimento emotivo, classicamente attraverso la paura. Il necessario bisogno di questa funzione risulta evidente quando manca: che ne sarebbe di noi, se non provassimo paura davanti, per esempio, a un orso che carica verso di noi? Abbiamo appreso da molte notizie di cronaca la pericolosa tendenza di gruppi di “No-Mask” e “No-Vax” a fare come se nulla succedesse, come se tutto fosse rimasto uguale a prima. La mancanza di paura ci renderebbe un buon banchetto per orsi.

Se questo solo non basta a rendere le emozioni importanti e interessanti: gli studi di Ekman e Friesen (1971) hanno dimostrato che tutti condividiamo un set unico di emozioni a cui sono collegate determinate espressioni facciali. Queste, a loro volta, hanno avuto e hanno una cruciale funzione per la comunicazione. Risulta, allora, più profonda la scelta dell’Autore: non importa chi o dove tu sia, se leggerai la parola “rabbia”, saprai come mi sono sentito e riusciremo a capirci. Noi nasciamo con le emozioni e nelle emozioni: Stern (1998), voce eminente all’interno dell’Infant Research, che studia le dinamiche in gioco nello sviluppo psichico del bambino, sottolineava con forza l’importanza di una sintonizzazione affettiva tra i genitori e i propri bambini, in uno scambio di emozioni connotate da vitalità: solo in questo modo il bambino ha modo di capire che ciò che sente dentro di sé e dentro gli altri è vivo e va valorizzato. E sulla base di questa vitalità, di questa vita interna che abita il nostro corpo e gli dà senso, noi significhiamo il mondo, lo raccontiamo agli altri e a noi stessi.

Una connessione del tutto peculiare e personale, frutto di un vortice che coinvolge gli elementi prima elencati. Un vortice sinestetico che mescola, mette insieme e amalgama esperienze passate e aspettative future, rabbia e felicità, tristezza ed euforia, pensieri e dati di fatto. Un vortice che alla fine risulta in un significato, in delle coordinate specifiche e ordinate. (Sinestesia del presente, cap. 7, pag. 42).

Messaggio pubblicitario  In cosa, dunque, differisce Umberto Cianciolo dalla pletora di suoi coetanei, anche colleghi, nel parlare di questo periodo? Nell’ascolto. L’evento pandemico ha fatto calare sul mondo un grande silenzio, che si è scoperto essere mal tollerato, temuto, scansato; questo silenzio è stato, per un anno, riempito parossisticamente di parole che, in fin dei conti, si sono rivelate vacue, limitate e limitanti. L’Autore, invece, è stato al gioco del silenzio, scoprendone la grande potenzialità trasformativa.

Tristezza e ascolto si comportano in modo curioso, sono necessarie l’una all’altra. Quando siamo tristi, abbiamo bisogno di qualcuno che ci ascolti. Una persona a noi cara, uno sconosciuto, una figura di riferimento e anche noi stessi. Sì, quando siamo tristi abbiamo bisogno di essere ascoltati, anche da noi stessi. (La Tristezza della consapevolezza, cap. 3, pag. 23).

Nel concludere, emerge chiaramente un concetto che, sebbene non esplicitato dall’Autore stesso, prende forma pagina dopo pagina: l’integrità fisica che il mondo si sta ponendo – giustamente – come unico obiettivo, non sarà mai totale se la sua componente psichica non viene ugualmente “immunizzata”. Già Seneca, vissuto nel I secolo dopo Cristo, scriveva all’amico Lucilio “Non vivere bonum est, sed bene vivere”, tradotto: “non è un bene vivere [a lungo], ma vivere bene” (Epistulae ad Lucilium, 40, 4). Va fatta, allora, una riflessione provocatoria, le cui conclusioni possono farci capire se in quest’anno abbiamo fatto davvero passi in avanti rispetto a quanto detto sulla salute psichica: Umberto Cianciolo è un giovane psicologo, che attraverso lo studio ha avuto il modo di ricavare quegli strumenti utili per imparare a conoscersi meglio e a “leggere” determinate situazioni; grazie a ciò, Umberto è riuscito ad adattarsi ai rapidissimi e allarmanti cambiamenti della nostra realtà quotidiana, affrontando con ottimismo e fiducia il futuro, per se stesso e, soprattutto, per chi ama. Ha, alla fine, superato la logorante sfida della quarantena, del confinamento tra quattro strette mura; da ciò è derivato questo scritto, la testimonianza della sua ripresa e del suo cambiamento.

Adesso, la domanda è: di quanti si potrà raccontare questo percorso con lieto fine? Quanti avranno modo di “costruire” sulle macerie di quest’anno, come ha fatto l’Autore?

 

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Bibliografia

  • Ekman, P., & Friesen, W. (1971). Constants across cultures in the face and emotion. Journal of Personality and Social Psychology, 17(2), 124-129.
  • Plutchik, R. (1980). A general psychoevolutionary theory of emotion. In R. Plutchik & H. Kellerman (Eds.), Emotion: Theory, research, and experience: Vol. 1. Theories of emotion (pp. 3-33). New York: Academic.
  • Proverbio, M. A., & Zani, A. (Eds) (2015). Neuroscienze Cognitive. Bologna: Zanichelli.
  • Seneca, Lucio Anneo (I sec. d.C). Epistulae Morales ad Lucilium.
  • Stern, D. (1998). Le interazioni madre-bambino nello sviluppo e nella clinica. Milano: Raffaello Cortina Editore.
  • Cianciolo, U.M. (2021) Psicopandemiano: Diario emotivo di una psiche in pandemia. Independently published
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