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Il corpo non dimentica. L’io motorio e lo sviluppo della relazionalità (2020) di Ammaniti e Ferrari – Recensione

"Il corpo non dimentica" propone il concetto dell’Io corporeo e chiarisce il ruolo del corpo nella nascita dell’intersoggettività e dell’io relazionale.

ID Articolo: 182970 - Pubblicato il: 09 marzo 2021
Il corpo non dimentica. L’io motorio e lo sviluppo della relazionalità (2020) di Ammaniti e Ferrari – Recensione
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Gli autori di Il corpo non dimentica riflettono sulla relazione tra cognizione e corpo, un legame presente già prima della nascita e che lega il funzionamento delle aree motorie allo sviluppo dei processi cognitivi più sofisticati.

 

Ci sono movimenti che risvegliano il passato. Sbuccio lentamente una mela con un coltellino tascabile (un tempo si diceva coltellino da tasca), osservo come si arrotola la spirale della buccia, asciugo il succo di mela sulla lama. La mia mano ricorda la mano di mio padre, che ricorda quella di mio nonno. Non sono io, è mio nonno che sbuccia la mela. E tutti e tre la inghiottiamo contenti. (Georgi Gospodinov, 2020)

Messaggio pubblicitario Ripenso spesso ad una delle mie prime lezioni all’Università: Parma, Facoltà di Psicologia, docente nientemeno che Vittorio Gallese, brillante ricercatore, all’epoca (era il 2000) reduce da una delle scoperte epocali nell’ambito delle neuroscienze, quella sul funzionamento dei neuroni specchio.

Ricordo che esordì la lezione dicendoci, letteralmente e con enfasi: “Ragazzi, voi avete scelto una facoltà a dir poco fantastica”.

Quella frase, detta da un ricercatore del suo calibro, mi suonò piuttosto sconcertante; molti di noi che si erano iscritti a Psicologia nutrivano infatti un sentimento ambivalente nei confronti degli scienziati, una sorta di devozione mista ad astioso complesso di inferiorità.

Sapevamo che non avremmo mai goduto della credibilità e del prestigio dei medici e dei neuroqualsiasicosa, che il campo di interesse sarebbe stato comune (mente, cervello, emozioni) ma che noi psicologi avremmo dovuto sputare sangue tutta la vita per rivendicare il rigore scientifico del nostro lavoro.

Vittorio Gallese, con quella frase inaudita, ci somministrò un’iniezione di entusiasmo, perché accese il riflettore su un effettivo punto di forza del nostro corso di laurea, ovvero l’interdisciplinarietà. Ci spiegò che avevamo l’opportunità di collocarci in un privilegiato punto di incontro tra diversi campi del sapere, solitamente lontani tra loro: filosofia e neurobiologia, antropologia e psichiatria, psicoanalisi e neuroscienze.

Ho ripensato a questo concetto, a me diventato caro nel tempo, del pensiero interdisciplinare leggendo il libro Il corpo non dimentica, a partire dal felice incontro tra i due autori, apparentemente distanti tra loro: Pier Francesco Ferrari, neuroscienziato ed etologo, e Massimo Ammaniti, psicoanalista.

Al centro della riflessione dei due esperti, sostenuta da una ricchissima rassegna di studi, la relazione tra cognizione e corpo, un legame presente già prima della nascita e che lega il funzionamento delle aree motorie allo sviluppo dei processi cognitivi più sofisticati.

Un concetto in parte noto; già Freud sosteneva che “l’Io è un’identità corporea” e gli autori ci ricordano come anche i miti raccontino di corpi che portano impressi su di sé i traumi dell’abbandono e dell’abuso, a volte in forma di vere e proprie menomazioni fisiche, come nel caso della zoppia di Edipo, mutilato e poi abbandonato dal padre.

Tuttavia, per lungo tempo, psicologia e neuroscienze hanno considerato azione e cognizione come due funzioni separate, codificate in aree cerebrali distinte. Sono recenti le dimostrazioni che le aree corticali motorie intervengono anche nell’elaborazione delle informazioni sensoriali e che il neonato è predisposto in maniera innata a rapportarsi coi suoi movimenti agli altri, guidato da una cognizione relazionale radicata nel corpo.

Il testo, arricchito dai recenti risultati dell’Infant Research e degli studi comparativi nei primati non umani, ci propone quindi il concetto dell’Io corporeo nella sua declinazione più innovativa, ossia legata al ruolo che le strutture cerebrali coinvolte nel controllo di azioni e gesti, e quindi del corpo, giocano nella nascita dell’intersoggettività e dell’io relazionale, a partire dalle comunicazioni preverbali ed extraverbali (rispecchiamento, imitazione, sorrisi, espressioni del volto). Rispetto a questo trova spazio, nel testo, il doveroso tributo (l’ennesimo) alla portata degli studi sui neuroni specchio, localizzati per buona parte in aree cerebrali motorie e premotorie e che svolgono un ruolo cruciale nell’apprendimento per imitazione e comprensione del comportamento altrui.

Messaggio pubblicitario Non solo: la ricerca neurobiologica dimostra che anche le interazioni con l’ambiente, e in particolare le relazioni con gli altri, in primis quelle con i propri genitori, esercitano un’influenza diretta sullo sviluppo delle strutture e delle funzioni cerebrali.

Non c’è quindi distinzione netta né gerarchia tra cervello e mente, biologia ed esperienza, natura e cultura; la mente umana è il frutto delle interazioni tra tutti questi aspetti e i fattori genetici e costituzionali hanno un impatto tanto quanto le esperienze che facciamo.

Una precisazione decisiva che consente ai terapeuti (ma non solo) di tenersi alla larga sia da un eccesso di determinismo biologico (la mela non cade lontano dall’albero, da un pero non si fa un pomo, per dirlo con la “saggezza” popolare) ma anche dalla ricerca di improbabili eziologie psicologiche per i disturbi mentali (non dimentichiamo i drammatici abbagli del passato in questo senso, dalle “madri frigorifero” accusate di provocare l’autismo alle famiglie degli schizofrenici, considerate colpevoli di generare il disturbo per mezzo di “doppi legami”).

Questa prospettiva equilibrata ci chiarisce la piena responsabilità delle esperienze che induciamo nei bambini ma al netto di eccessivi sensi di colpa legati all’idea distorta che le modalità educative siano le sole a determinare gli itinerari di sviluppo.

Un testo utile agli addetti ai lavori, a chi è interessato alle implicazioni della ricerca sul tema delle cure parentali, ai terapeuti che vogliano ricavarne indicazioni utili per il lavoro clinico e che si inserisce nella traiettoria già seguita dalle forme di trattamento più moderne, in cui vediamo il corpo collocato prepotentemente al centro del processo psicoterapeutico: EMDR e Terapia Sensomotoria sono tra gli approcci che più di tutti rivendicano il primato della memoria procedurale nel determinare il funzionamento psicologico, in termini di trame psichiche iscritte nel corpo e che si traducono in atteggiamenti e comportamenti automatici (posture, espressioni, tono di voce, arousal, modalità di porsi in relazione).

Per certi aspetti un orientamento concettuale che si distingue dal cognitivismo classico, approccio per il quale (ipersemplificando) è il pensiero che causa l’emozione e che pertanto considera la ristrutturazione cognitiva come il punto di partenza per la ricerca della regolazione emotiva.

La teoria della cognizione incarnata invita invece ad un percorso inverso, bottom up, dal corpo al pensiero: come scrive Dimaggio

Il rapporto del corpo con il mondo influisce sui processi cognitivi. Essere fisicamente sporchi genera giudizi morali. Manipolare oggetti rigidi porta a valutazioni rigide. Sensazioni di freddo ci maldispongono verso gli altri. Stato del corpo, postura, tensione muscolare, la preparazione a compiere una determinata azione influenzano i processi cognitivi.

Questa è la rivoluzione esperienziale.

La nostra verità non è in quello che diciamo, ma nei gesti. (Dimaggio, 2020)

 

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Bibliografia

  • Ammaniti M., Ferrari P.F., (2020) Il corpo non dimentica. L’Io motorio e lo sviluppo della relazionalità. Raffello Cortina Editore
  • Dimaggio G. (2020) Un attimo prima di cadere. La rivoluzione della psicoterapia. Raffaello Cortina Editore
  • Dimaggio G., Ottavi P., Popolo R., Salvatore G. (2019) Corpo, immaginazione e cambiamento. Terapia Metacognitiva Interpersonale. Raffaello Cortina Editore
  • Gospodinov G. (2020) Tutti i nostri corpi. Storie superbrevi. Voland
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