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EMDR e disturbo di panico (2018) di Elisa Faretta – Recensione del libro

L'uso dell'EMDR per trattare il panico nasce dall’idea che i vissuti legati al disturbo siano angoscianti, imprevedibili, causa di paure e impotenza estremi

ID Articolo: 177177 - Pubblicato il: 08 settembre 2020
EMDR e disturbo di panico (2018) di Elisa Faretta – Recensione del libro
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Questo libro, riconoscendo l’elevata frequenza del Disturbo di Panico (DP), si propone di fornire una guida completa al suo trattamento attraverso l’EMDR; è stato infatti strutturato un protocollo specifico per il DP, che viene presentato fase per fase ed esemplificato attraverso un caso clinico reale.

 

Messaggio pubblicitario Il libro parte dal presupposto che non tutti i pazienti con DP accedono o richiedono le cure necessarie, nonostante la farmacoterapia e la psicoterapia possano dare un aiuto concreto. Il presupposto alla base dell’utilizzo dell’EMDR per trattare il panico risiede nell’idea che i vissuti legati a questa patologia siano particolarmente angoscianti, imprevedibili e provocanti paure e impotenza estreme, come i Traumi, con la T maiuscola ad identificarne la loro importanza e pervasività: l’Attacco di Panico (AP), infatti, può essere considerato di per sé come esperienza traumatica. Durante la crisi, infatti, spiega Faretta, la persona prova una paura incontrollabile, insieme alla percezione di perdita di controllo e la certezza di stare per morire; ecco perché è fondamentale rielaborare i ricordi legati al panico.

Il libro nella sua prima parte definisce il DP secondo la descrizione del DSM-5 e ne contestualizza l’eziologia, considerando anche le più recenti teorie neuropsicologiche: ad esempio, include la teoria Polivagale di Porges (che distingue due circuiti del sistema parasimpatico, uno ventrovagale, che ha effetto calmante sul cuore, e uno dorsovagale, che invece permette una difesa attraverso un progressivo rallentamento fino all’immobilizzazione, come fanno ad esempio i rettili), le neuroscienze di Panksepp e anche la teoria dell’attaccamento di Bowlby; è esposta anche la teoria dell’Adaptive Information Processing (AIP), base del metodo EMDR, secondo la quale le esperienze sfavorevoli infantili (ACEs) ed i traumi successivi non vengono adeguatamente elaborati, danneggiando le strategie di coping e rendendo il soggetto vulnerabile alle esperienze stressanti.

Attraverso l’EMDR vengono elaborate diverse informazioni:

  • Il ricordo degli AP, in particolare il primo, l’ultimo ed il peggiore.
  • Quali situazioni li elicitano maggiormente.
  • I traumi pregressi, in particolare le eventuali esperienze di trascuratezza che hanno favorito lo sviluppo di DP.
  • Il rafforzamento di una prospettiva adattiva per affrontare i futuri AP.

Messaggio pubblicitario Fondamentale per il terapeuta è considerare la storia di attaccamento, per elaborare le esperienze infantili stressanti con l’EMDR, perché l’insorgenza del DP può essere correlata alla riattivazione di tali esperienze precoci. A conclusione della prima parte del libro, si può attendere una remissione totale o parziale della sintomatologia con un numero di sedute compreso tra 12 e 19.

Nella seconda parte del libro sono spiegate le 8 fasi del protocollo, con attenzione ai fattori terapeutici specifici e aspecifici, considerando anche l’alleanza terapeutica e la “dual attention”; il protocollo modificato per AP comprende:

  1. Psicoeducazione: per conoscere il panico e le modalità dell’EMDR, per selezionare poi la stimolazione bilaterale più adatta (es movimenti oculari) attraverso l’esercizio del Posto al Sicuro;
  2. Target: si decide su quale attacco di panico lavorare, ossia se sul primo, sull’ultimo o sul peggiore, ossia quello che ha provocato sensazioni, emozioni o ricordi maggiormente impattanti;
  3. Immagine: si sceglie quella più disturbante per ciascun target, individuando anche l’emozione associata e collocando il disagio nel corpo, in quanto la manifestazione somatica del panico è una componete importante dell’AP;
  4. Ricordi traumatici: vengono individuati i traumi della storia personale del paziente per poterli elaborare, quindi con la già accennata attenzione alla storia di attaccamento;
  5. Lavoro sul presente: per poter specificare i fattori scatenanti, che è uno degli obiettivi del protocollo, come anticipato già sopra;
  6. Rafforzamento di azioni positive future.

Nell’ultimo capitolo è esposto il protocollo EMDR di gruppo per il DP, presentando anche le ricerche svolte a riguardo negli ultimi 15 anni. Nel contesto di gruppo, l’attenzione è focalizzata particolarmente sulla concettualizzazione del caso, sugli interventi psicoeducativi, sull’individuazione delle risorse, sulla storia di attaccamento; inoltre, si propone l’intervento con EMDR-Drawing Integration, cioè l’elaborazione del target attraverso stimolazione bilaterale + disegno. Durante l’intero trattamento, il gruppo è visto come una grossa risorsa, perché permette di creare vissuti condivisi con altre persone nella stessa difficile condizione di vita.

Infine, nell’appendice si trova una rassegna di alcuni strumenti fondamentali nel trattamento dei pazienti, come il questionario per la concettualizzazione del caso, le tecniche di stabilizzazione, delle quali sono riportati alcuni script di casi reali, i suggerimenti per una psicoeducazione mirata allo specifico disturbo in oggetto.

 

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Bibliografia

  • Faretta E. (2018). EMDR e disturbo di panico. Edra Editore
State of Mind © 2011-2020 Riproduzione riservata.
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