Social network e body image: il costo di voler apparire sempre perfetti

Visto il sempre maggior utilizzo dei social network, sono stati analizzati i fattori ad esso correlati, a partire dal narcisismo e dall'immagine corporea

ID Articolo: 176068 - Pubblicato il: 01 luglio 2020
Social network e body image: il costo di voler apparire sempre perfetti
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Un articolo recentemente pubblicato su Addictive Behaviors Reports indaga il rapporto esistente tra social network, in particolare con l’attività di condividere selfie e foto di se stessi, narcisismo patologico e oggettificazione del proprio corpo (Boursier et al., 2020). 

 

Messaggio pubblicitario L’uso dei social network è sempre più diffuso al giorno d’oggi, in particolare tra i giovani e giovanissimi. Per questo motivo alcuni ricercatori hanno definito questa “moda” social, non più solo un mero passatempo, bensì un nuovo modo di essere e di mostrarsi agli altri (Kuss & Griffiths, 2017). Tuttavia, i social network possono rivelarsi potenzialmente pericolosi, in particolare per gli adolescenti (Livingston, 2008; Munno et al., 2016); a questo proposito, ricercatori e professionisti di diversi campi hanno mostrato negli ultimi anni un forte interesse verso l’uso problematico dei social media (es. Al-Menayes, 2015; Andreassen et al., 2016), evidenziando la necessità di riconoscere quelle attività che danno dipendenza nel contesto dei social network (Kuss & Griffiths, 2017) e di identificare i processi psicologici sottostanti a questi comportamenti disfunzionali (Kardefelt-Winther et al., 2017).

Senza dubbio, postare foto di se stessi (selfie) è una delle attività più frequenti riguardanti i social (basti pensare ad Instagram, completamente dedicato alle fotografie e alle stories): alcune ricerche hanno evidenziato a questo proposito che la divulgazione della propria immagine al continuo monitoraggio della propria popolarità attraverso i feedback degli altri utenti (like), potrebbe innescare il circuito cerebrale della ricompensa, notoriamente collegato ai comportamenti di dipendenza e abuso (Guedes et al. , 2016).

Secondo Nadkarni e Hofmann (2012), il continuo postare selfie e foto di se stessi soddisfa due esigenze sociali: il bisogno di autopresentazione e la necessità di sentirsi appartenenti a qualcosa. È stato inoltre dimostrato che il lavoro che si effettua sulla propria foto prima di postarla (effetti, correzione dei difetti del volto, ecc.) ha un effetto potenzialmente pericoloso.

Messaggio pubblicitario A causa della loro tendenza a mostrarsi grandiosi agli occhi degli altri, è stata recentemente analizzata la correlazione tra narcisismo e uso dei social network riscontrando che i narcisisti tendono a essere assidui utilizzatori di questi mezzi (Davenport et al., 2014), in particolare per quanto riguarda la pubblicazione di immagini di sé (Marshall et al., 2015). Allo stesso modo, studi successivi hanno sottolineato che avere una personalità narcisista è un predittore dell’utilizzo di social network (Weiser, 2018).

Con il presente studio (Boursier et al., 2020) gli autori hanno indagato la relazione che esiste tra narcisismo patologico, oggettificazione del corpo e l’utilizzo di social network per pubblicare selfie e foto di se stessi, ipotizzando che un numero elevato di tratti narcisistici sia collegato a un numero maggiore di post.

I 570 giovani adulti selezionati per lo studio hanno risposto a un sondaggio online. I risultati hanno mostrato che un livello elevato nelle scale che valutavano l’auto-oggettivazione corporea e un’aspettativa positiva riguardo ai possibili feedback ai propri selfie (numero elevato di like e commenti) predicevano significativamente il comportamento di postare foto. Inoltre, i risultati dimostrano che le donne tendono a preoccuparsi più degli uomini di come appaiono nelle foto e utilizzano un numero maggiore di strumenti per manipolare la loro immagine (es. effetti).

Questa ricerca ha mostrato come sia necessario a livello clinico considerare il comportamento degli individui sui social network, dal momento che un elevato utilizzo degli stessi e la tendenza all’auto-oggettificazione potrebbero essere indici di una sofferenza psicologica.

 

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