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Melatonina, questa sconosciuta

Cosa si nasconde dietro la melatonina? È tutta una operazione di marketing o risulta essere veramente di aiuto a chi ha problemi del sonno?

Di Luciana Ciringione

Pubblicato il 29 Lug. 2020

Melatonina, melatonina ovunque: dai farmaci da banco agli integratori alimentari. Viene presentato come un prodotto che ci aiuta a dormire bene, a favorire l’addormentamento, a risolvere i problemi di insonnia.

 

Ma cosa si nasconde dietro la melatonina? È tutta una operazione di marketing o risulta essere veramente di aiuto a chi ha problemi del sonno? Vediamo un po’ più nel dettaglio..

La melatonina viene chiamata anche “l’ormone dell’oscurità” o “l’ormone vampiro”. Nomi sicuramente di grande impatto per la nostra memoria, che fanno pensare a qualcosa di sinistro e misterioso. In realtà, questo appellativo è relativo alla sua produzione durante le ore notturne da parte di una particolare zona del cervello, chiamata nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo. Questa piccolissima zona cerebrale, collocata nelle parti più profonde del nostro cervello, rappresenta una parte del nostro sistema nervoso che comunica direttamente con il nostro cervello lanciandogli dei segnali su quando è giorno e quando è notte. Normalmente, questi segnali seguono l’andamento della luce solare, ed è appunto a questo che è collegata la melatonina.

Quindi, durante il crepuscolo, il nostro cervello inizia a produrre melatonina per lanciare al nostro corpo un chiaro segnale: “è diventato buio, quindi è ora di prepararsi per andare a dormire”. In questo modo, è come se “venisse schiacciato un bottone” che aziona tutta una serie di azioni per preparare il nostro organismo al sonno.

Durante il sonno, poi, la concentrazione di melatonina diminuisce lentamente nel corso della notte. Con l’alba, e con la percezione da parte del cervello della luce solare (anche se si hanno gli occhi chiusi), il nostro cervello smette di produrre melatonina. L’assenza di melatonina nel nostro flusso sanguigno fa così che il cervello sia informato che “non è più buio” e il corpo si prepara al risveglio. In questo senso, si può dire che noi esseri umani siamo “solar powered” (Walker, 2017), e cioè alimentati a luce solare.

Molto spesso, quindi, gli effetti della melatonina sono principalmente legati all’effetto placebo, che non deve essere comunque sottostimato: si tratta, dopotutto, dell’effetto più attendibile di tutta la farmacologia. È comunque importante notare come la melatonina non sia registrata dalla Food and Drug Administration (FDA), ovvero l’ente governativo che si occupa della regolamentazione dei prodotti cibari e farmaceutici. Una ricerca che ha studiato le concentrazioni di melatonina in alcuni farmaci da banco ha rilevato che il contenuto di melatonina varia da -83% a +478% del contenuto dichiarato nell’etichetta. Inoltre, la variabile da lotto a lotto all’interno di un determinato prodotto variava fino al 465%. (Erland & Saxena, 2017).

La melatonina ci aiuta quindi a regolare il tempo del sonno, comunicando al nostro organismo il momento in cui inizia a fare buio. Proprio per questo, quindi, ha una piccola influenza nella diretta generazione del sonno di per sé, per lo meno se si considerano individui in salute e senza la sindrome del jet-lag (per cui in un primo momento la melatonina può aiutare a riassestare i propri ritmi del sonno).

 

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