Competizione e sicurezza stradale – Come il fattore tempo innesca la competizione per la precedenza in strada 

Un'interessante lettura della sicurezza stradale e della competizione attraverso la teoria dei Sistemi Motivazionali Interpersonali di Giovanni Liotti

ID Articolo: 171000 - Pubblicato il: 07 gennaio 2020
Competizione e sicurezza stradale – Come il fattore tempo innesca la competizione per la precedenza in strada 
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La sicurezza stradale dipende da svariati fattori, infatti molti incidenti sono dovuti a distrazioni, ma molti altri altri sono causati da scelte sbagliate come elevata velocità e mancato rispetto della distanza dal ciclista/pedone.

 

Messaggio pubblicitario La risorsa che sembra scarseggiare quando s’incontra in auto un ciclista o un pedone pare essere il tempo, ci sembra proprio che chi occupa la nostra corsia sia colpevole di farci perdere tempo.

Il ciclista o pedone, a volte costretto a camminare o pedalare da una vita sedentaria, deve scegliere tra accettare la minaccia di una sindrome metabolica o se confrontarsi con la fretta cronica del corriere con il furgone rosso o con i distratti e sbandanti utilizzatori di telefoni.

Perché entriamo in competizione? E perché la ben evidente fragilità del più debole in strada (cioè del pedone o ciclista) non ci muove a compassione, così da farci spingere il pedale del freno e a rinunciare a un po’ di tempo?

La teoria dei Sistemi Motivazionali Interpersonali di Giovanni Liotti e, in questo caso, la descrizione del sistema motivazionale competitivo può aiutarci a capire almeno alcune cose: il Sistema Competitivo o Agonistico si attiva quando si rende necessario definire ranghi o status all’interno di un gruppo, cioè delle posizioni di dominanza o sottomissione e prende forma alla presenza di una qualsiasi risorsa limitata, che nel nostro caso sembra proprio essere il tempo. Perché si configuri una situazione conflittuale, è necessario che i competitori abbiano la percezione che la risorsa (oggetto del contendere) sia necessaria e scarsa. Al contrario, se la risorsa è percepita come abbondante, la stessa, perché da tale situazione possa generarsi un conflitto, deve essere considerata come iniquamente o ingiustamente distribuita fra le parti. L’aspetto fondamentale è che, sia il concetto di scarsità che quello d’iniquità, prima ancora di essere elementi oggettivi, sono il frutto di una percezione soggettiva. Quando quindi le parti manifestano preferenze incompatibili fra loro circa la distribuzione della risorsa ritenuta necessaria e scarsa, fra i contendenti s’innesca una rappresentazione di vittoria/sconfitta, sicché il guadagno altrui è percepito come perdita della controparte e viceversa.

Il sistema quindi è attivato dalla percezione di una risorsa limitata, ma anche da segnali di sfida, dal giudizio, dalla derisione e colpevolizzazione. Le emozioni che si provano sono la collera, la paura se penso che l’altro abbia maggiori capacità, se sono sconfitto compare vergogna, che sua volta è seguita da umiliazione e tristezza. Nel vincitore si passa dalla collera a un sentimento di orgoglioso trionfo, che può mescolarsi con il disprezzo nei confronti dello sconfitto. Il sistema è disattivato dalla resa e sottomissione o perché c’è l’attivazione di un altro sistema motivazionale (Liotti, Monticelli 2008).

Messaggio pubblicitario Se siamo attivi sulla competizione, interpreteremo la realtà in modo egocentrico, avremo un deficit di decentramento e ci concentreremo sui segnali di potenziale aggressione e inganno. Essere immersi in un clima competitivo ci farà essere rapidi nelle nostre valutazioni, rigidi, rigorosi e attenti ai segnali di pericolo, ma non in grado di realizzare un decentramento cognitivo per riuscire a capire il punto di vista e le ragioni del pedone/ciclista.

Nella subroutine di dominanza il soggetto tende a ricordare frequentemente ai subordinati la propria posizione ripetendo segnali di minaccia e dominanza. Nella subroutine di resa o sottomissione si emettono segnali di debolezza, inferiorità, disponibilità.

Se un comportamento perdura nel tempo, significa che è al servizio della sopravvivenza della specie che ne è depositaria, negli animali l’aggressività seleziona i migliori, regola la gerarchia all’interno dei gruppi, serve alla conquista e alla difesa del territorio. Gli animali però si accordano nel non superare certi limiti (aggressività ritualizzata), il lupo schiena l’avversario ma non lo morde mai alla gola, il cervo non colpisce mai il fianco dell’avversario ma si scontra solo frontalmente. L’animale più violento in natura è quello più vicino a noi, cioè la scimmia e, come l’uomo, ha poca pietà per i suoi simili.

Se decidiamo di fare una manovra avventata per vincere la sfida della precedenza e guadagnare qualche secondo in più, potremmo esporre il più debole in strada (cioè chi non ha un abitacolo di un’auto come protezione di sé) a grossi rischi. I morti in strada aumentano, molti incidenti sono dovuti a distrazioni, molti altri invece sono causati da scelte sbagliate come elevata velocità e mancato rispetto della distanza dal ciclista/pedone. La soluzione per regolare tali situazioni è fornita dalla norma e dal codice stradale, ma sembra non funzionare.

Per passare dalla competizione all’agire cooperativo, si deve creare un periodo intermedio, dove emergano tolleranza e fiducia, dove può farsi strada un principio morale: il dovere di difendere il più debole in strada.

Il principio di difesa del più debole in strada, se praticato, si strutturerà stabilmente nelle nostre convinzioni interne e ci risparmierà conflitti quotidiani, ci condurrà a uno stato di armonia tra sentimento e ragione. Utilizzare quotidianamente in strada il nostro ‘potere di bene’ offrirà dei vantaggi anche al donatore: il controllo emotivo, il miglioramento dell’autostima, saranno inibiti i sentimenti di rabbia e colpa, donerà ottimismo. Il principio di difesa del più debole ci farà sentire più giusti, interi e connessi con l’altro.

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