Sesso e cooperatività inter-individuale: un modello animale

Tra scimmie femmine il sesso è stato riscontrato come mezzo di inclusione e vicinanza emotiva ma sembra che questo non avvenga con partner di sesso opposto

ID Articolo: 170147 - Pubblicato il: 20 novembre 2019
Sesso e cooperatività inter-individuale: un modello animale
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Le scimmie bonobo rappresentano un modello promettente per indagare la funzione della sessualità prosociale, in quanto le femmine di questa specie intrattengono tra di loro rapporti sessuali molto frequenti, accompagnati dall’instaurarsi di collaborazioni tra femmine della stessa comunità al fine di procacciare, difendere o condividere beni di consumo o per coordinare attacchi ai danni degli individui di sesso maschile.

 

Messaggio pubblicitario L’attività sessuale nella specie umana, così come per tutti gli altri primati, non è confinata al periodo di fertilità della femmina, ma si estende anche ai periodi non fertili, come ad esempio durante l’amenorrea conseguente l’allattamento, durante la gravidanza o in menopausa; questa notevole recettività ha permesso che l’atto sessuale non esaurisse la propria potenzialità nella sola possibilità di un concepimento, bensì diventasse un importante momento della socializzazione e di costituzione di una coppia. L’attività erotica si è evoluta infatti nella specie umana e nelle altre specie monogame, come un momento di consolidamento di un rapporto diadico, ponendo gli individui in una relazione di fiducia reciproca, spesso implicando carattere di esclusività e di progettualità comune e, nell’eventualità che venga generata una prole, uno sforzo coordinato per il suo accudimento.

Tuttavia, osservando il comportamento socio-sessuale di specie a noi prossime, come le altre scimmie antropomorfe, è stato possibile riscontrare come tale attività non si consumasse esclusivamente nel contesto di uno scambio tra individui di sesso opposto, quindi verosimilmente con il fine ultimo della riproduzione, ma spesso vedesse coinvolti individui dello stesso sesso, sollevando l’ipotesi che vi potessero essere dei benefici secondari nell’utilizzare la sessualità come mezzo di socializzazione extra-diadica: al contrario di altre specie che si rivolgono ad esemplari del proprio sesso solo in assenza di un partner adeguato, in alcuni casi i rapporti con individui dello stesso sesso avvengono anche in presenza di potenziali partner sessuali disponibili o addirittura con frequenza equiparabile ai rapporti eterosessuali (Hohmann and Fruth, 2000; Idani, 1991; Ryu et al., 2015).

Sono state formulate diverse ipotesi sulle funzioni adattive di tale comportamento, che sembrano essere strettamente legate al contesto in cui esso emerge: nella maggioranza dei casi il comportamento sessuale verso individui dello stesso sesso si presenta infatti in associazione con comportamenti altamente coordinati e prosociali; talvolta sembra rappresentare un mezzo per abbassare la conflittualità interindividuale o come forma di riconciliazione dopo un conflitto. Il sesso tra individui dello stesso sesso può inoltre fungere da esercizio per l’affinamento dei rituali di accoppiamento adulti, oppure come mezzo per ‘tenere occupata’ la concorrenza che non potrà conseguentemente accoppiarsi e riprodursi.

Una prova a sostegno della teoria della cooperazione sociale indotta dai comportamenti omosessuali è legata ai cambiamenti fisiologici che accompagnano l’esperienza sessuale, come ad esempio l’innalzamento dei livelli periferici dell’ormone ossitocina, coinvolto, com’è noto, nel consolidamento dei legami sociali selettivi e nell’aumento dei comportamenti cooperativi in una moltitudine di specie, incluso l’Uomo (Gangestad and Grebe, 2017).

La ricerca, che si è focalizzata sul ruolo di tale ormone nel più ampio contesto della sessualità, ha riscontrato come esso correli positivamente con l’esibizione di un comportamento coordinato e cooperativo in relazioni sociali selettive, come ad esempio tra una madre e la sua prole (Feldman, 2012), tra i due membri di una coppia (Grewen et al., 2005; Schneiderman et al., 2012) e tra individui dall’alleanza comprovata (Crockforder al., 2013). Nell’essere umano e in altre scimmie antropomorfe, come ad esempio gli scimpanzè, vi sono evidenze a supporto dell’idea che il sistema dell’ossitocina endogena sia stato co-optato dalla sua originaria funzione legata alla maternità e la riproduzione, per facilitare la vicinanza emotiva e cooperatività in una gamma più ampia di partner sociali (De Dreu, 2012; Nagasawa et al., 2010; Samuni et al., 2017).

Tra i nostri cugini più prossimi, le scimmie bonobo (Pan Paniscus) rappresentano un modello particolarmente promettente per indagare la funzione della sessualità prosociale, in quanto le femmine di questa specie intrattengono tra di loro rapporti sessuali molto frequenti, al pari se non superiori a quelli consumati con la controparte maschile, accompagnati dall’instaurarsi di collaborazioni tra femmine della stessa comunità al fine di procacciare, difendere o condividere beni di consumo potenzialmente monopolizzabili, o per coordinare attacchi ai danni degli individui di sesso maschile.

Messaggio pubblicitario Se da un lato quindi le attività erotiche tra scimmie femmine, ovvero strusciamenti genito-genitali o GG-rubbing, sono state riscontrate come mezzo di inclusione e vicinanza emotiva tra individui non consanguinei (Yamamoto, 2015; Goldstone et al., 2016), sembra che contrariamente a quanto avviene nella nostra specie lo stesso non avvenga con partner di sesso opposto e che l’atto sessuale non riproduttivo abbia lo scopo di ridurre l’aggressività sessuale maschile e di creare incertezze circa la paternità, che spiegherebbe l’insolita infrequenza di attacchi infanticidi in questa specie.

Un recente studio di Moscovice et al. (2019), condotto nella riserva naturale dei bonobo Bompusa presso LuiKotale, nella Repubblica democratica del Congo, ha permesso di analizzare il comportamento sessuale di una comunità di primati composta da una quarantina di individui consanguinei e non, mettendo in diretto confronto le attività sessuali che hanno visto impegnati individui di sesso opposto, con quelle dirette ad individui dello stesso sesso, in termini di comportamento cooperativo, vicinanza emotiva (dimostrata nei termini di una tolleranza alla prossimità fisica solitamente associata alla predilezione specifica per un individuo) e livelli di ossitocina periferica rilevata.

Le diverse coppie impegnate in comportamenti sessuali non riproduttivi sono state analizzate per determinare un Indice Composito di Relazione Diadica (n.d.t.: Dyadic Composite Relational Index su modello di Crockford et al., 2013), dedotto considerando tutti i comportamenti socialmente positivi comuni, come ad esempio il grooming (n.d.t.: toelettatura) o la prossimità fisica, i comportamenti sociali positivi rari, come l’offrire supporto all’interno di alleanze o condividere il cibo, ed infine i comportamenti sociali di stampo negativo, come l’aggressione interindividuale.

Sono state analizzate in questo modo 971 attività sessuali distinte, riscontrando come la maggioranza di esse vedesse coinvolti individui femmine (65%) e nella quasi totalità dei casi era rappresentata da uno strusciamento genitale. Un ulteriore 34% degli eventi erotici coinvolgeva diadi intersessuali, ma la maggioranza di tali eventi consisteva nella copulazione (83,5%); solo nell’1% delle osservazioni erano coinvolti due individui di sesso maschile.

La maggior parte di tali attività sessuali avveniva in concomitanza con il consumo di cibo, momento nel quale le femmine dei bonobo formano alleanze escludendo i maschi, anche con attacchi aggressivi. In linea con l’ipotesi degli autori, tali momenti erano caratterizzati da una predilezione statisticamente rilevante per i contatti erotici in diadi composte da femmine (Sex Preference Hypothesis). Al contempo, si è potuto constatare come allo strusciamento genito-genitale seguisse preferibilmente un periodo di vicinanza prossimale, rispetto a quanto avveniva nelle copule che vedevano coinvolti individui di sesso diverso (56% vs. 35%): si è riscontrato come esemplari che avessero una distanza <1 metro, avessero più probabilità di restare in prossimità l’uno dell’altro a seguito di uno strusciamento genitale rispetto a quanto avvenisse a seguito di un rapporto vaginale.

Per quanto riguarda i livelli di ossitocina rilevati nelle urine, si è riscontrato come le femmine di bonobo esibissero pattern di attivazione fisiologica differenti a seguito delle diverse attività sessuali: tale indice si innalzava in maniera rilevante a seguito delle interazioni tra due femmine ed in particolare al genital rubbing, al contrario, a seguito di una copula, i livelli di ossitocina apparivano inalterati rispetto alla baseline.

Per concludere, i risultati ottenuti dallo studio di Moscovice e colleghi (2019) supportano l’ipotesi che le interazioni sessuali che esulino dallo scopo riproduttivo possano fungere come un potente meccanismo per stringere alleanze tra membri dello stesso sesso, consentendo di guadagnare supporto sociale, condivisione delle risorse e mutua difesa.

 

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Bibliografia

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