Connect di M. Moretti: un programma di promozione e prevenzione basato sulla teoria dell’attaccamento

Connect è un programma evidence-based di sostegno della genitorialità basato sulla teoria dell'attaccamento e rivolto ai genitori di adolescenti

ID Articolo: 169975 - Pubblicato il: 11 novembre 2019
Connect di M. Moretti: un programma di promozione e prevenzione basato sulla teoria dell’attaccamento
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Ad oggi, Connect è l’unico programma di parenting basato sull’attaccamento per genitori di ragazzi adolescenti. E’ un programma focalizzato sul potenziamento degli elementi di base che costituiscono un attaccamento sicuro: la funzione riflessiva genitoriale, la sensibilità e la mind-mindedness dei genitori, la collaborazione condivisa e una regolazione affettiva reciproca a livello diadico.

 

Messaggio pubblicitario È ormai ben conosciuta la relazione tra la sicurezza dell’attaccamento nella relazione genitore-adolescente, la salute mentale e le funzioni socioemotive (Benson, Buehler & Gerard, 2008; Kobak, Zajac & Smith, 2009) ed è stato evidenziato a più riprese come un tipo di attaccamento sicuro sia associato ad una buona regolazione delle proprie emozioni e ad un processo di transizione sano verso l’autonomia durante l’adolescenza (Pascuzzo, Cyr & Moss, 2013). Anche se la maggioranza degli studi nell’ambito della teoria dell’attaccamento si sono concentrati sul significato delle relazioni d’attaccamento nella prima infanzia, o in età adulta, negli ultimi dieci anni si è assistito a un crescente interesse nell’applicazione della teoria dell’attaccamento alla comprensione degli adolescenti, anche per la promozione della salute mentale. Studi recenti indicano che, come i bambini più piccoli, anche gli adolescenti che hanno un tipo di attaccamento sicuro con i genitori vivono con meno stress il passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria, fanno meno esperienza della solitudine e della depressione, hanno meno probabilità di sperimentare l’uso di sostanze e sono più propensi a sentirsi sicuri e ad essere empatici con gli altri (Doyle & Moretti, 2001). Al contrario, l’attaccamento insicuro nell’adolescenza è associato ad una serie di problemi di salute mentale, tra cui anche l’abuso di sostanze psicoattive (Allen & Land, 1999). Anche se l’attaccamento ai genitori continua ad essere importante durante l’adolescenza, le funzioni del legame con i genitori cambiano. La vicinanza fisica al caregiver diventa meno importante rispetto all’infanzia e gli adolescenti si affidano sempre di più al gruppo dei pari quando sono in difficoltà. Ciò nonostante, gli adolescenti continuano a rivolgersi ai loro genitori come base sicura da cui negoziare l’autonomia ed iniziare ad esplorare. L’autonomia è facilitata dalla disponibilità, dall’impegno e dall’accettazione da parte dei genitori, in particolare a fronte dei conflitti e del processo di differenziazione dell’identità, caratteristici di questo periodo di sviluppo.

Partendo da questi presupposti teorici nasce il Programma Connect Parent Group (Moretti, Holland & Peterson, 1994; Moore, Moretti & Holland, 1998; Moretti, Holland & Moore, 2002), un programma di intervento evidence-based di sostegno della genitorialità che ha alla base la teoria dell’attaccamento. È stato sviluppato per offrire un programma attachment-based per genitori e altri caregiver di preadolescenti e adolescenti con seri problemi comportamentali e con altre difficoltà riguardanti la salute mentale, tra cui anche il disturbo da uso di sostanze (Moretti et al., 2004; Steele & Steele, 2018). Rifacendosi alle ricerche che mostrano come il supporto alla genitorialità rappresenti un rilevante fattore protettivo per lo sviluppo dei giovani, l’obiettivo del programma è quello di migliorare la sensibilità dei genitori, la sintonizzazione, l’empatia e di sviluppare una regolazione affettiva diadica efficace. Il programma mira, inoltre, a promuovere l’adattamento sociale, emotivo e comportamentale dei ragazzi. Ad oggi, Connect è l’unico programma di parenting basato sull’attaccamento per genitori di ragazzi adolescenti. E’ un programma focalizzato sul potenziamento degli elementi di base che costituiscono un attaccamento sicuro: la funzione riflessiva genitoriale, la sensibilità e la mind-mindedness dei genitori, la collaborazione condivisa e una regolazione affettiva reciproca a livello diadico.

Descrizione

Il programma ha una durata di 10 settimane, è proposto a cadenza settimanale ed è condotto in forma di gruppo (dove possono esserci massimo dieci partecipanti) da due professionisti certificati, denominati leader. L’obiettivo è quello di sostenere i genitori di pre-adolescenti e adolescenti con problemi comportamentali ed emotivi ad affrontare le tensioni e le questioni familiari con i figli in maniera più consapevole ed efficace. Ogni sessione ha la durata di 90 minuti e affronta argomenti chiave della comunicazione genitore-figlio sulla base di un insieme di contenuti e di procedure di conduzione specifiche. Ogni sessione inizia con la discussione su un aspetto dell’attaccamento specifico dell’adolescenza e su situazioni che comunemente mettono alla prova la relazione genitore-adolescente, viene condotta attraverso esempi, giochi di ruolo e didattica di contenuti presentati in forma esperienziale (Moretti et al., 2004; Steele & Steele, 2018). Connect introduce i genitori ai concetti tipici della teoria dell’attaccamento che vengono trattati ogni settimana, accompagnati da dispense per aiutare i genitori a riflettere su come questi si applicano al loro rapporto con i figli. Il modello che fa da base a questo programma di parenting si fonda su quattro passaggi fondamentali: ridurre i sentimenti di angoscia dei genitori; sviluppare la capacità riflessiva e la consapevolezza sull’attaccamento; incrementare le capacità dei genitori di fornire un rifugio e una base sicura; rafforzare il legame tra genitori e adolescenti (Steele & Steele, 2018).     

Evidenze

I partecipanti al progetto pilota erano 16 adolescenti (8 maschi; 8 femmine), di età compresa tra i 13 ed i 16 anni (M = 14.80, DS = 1,03) e i loro caregiver (13 madri biologiche, 1 matrigna, 2 madri adottive, 5 padri biologici, 3 padri adottivi). I ragazzi sono stati inclusi nel programma attraverso il loro invio da parte del Maples Adolescent Treatment Center, una struttura provinciale che risponde alle esigenze dei giovani con gravi disturbi comportamentali, di cui molti con disturbo da uso di sostanze. Gli adolescenti inclusi nel programma erano noti per avere una storia di problemi comportamentali molto gravi, come indicato dalle seguenti caratteristiche documentate sei mesi prima della loro ammissione al programma: il 44% non frequentava la scuola a causa della decisione di abbandonare l’istruzione (5 su 7); il 68% era stato cacciato da casa per qualche tempo; il 47% era stato accusato penalmente; il 31% era stato incarcerato; il 65% era stato segnalato per aver minacciato di uccidere o danneggiare qualcuno; il 53% aveva minacciato di uccidere o danneggiare gravemente se stessi (Moretti et al., 2004). Infine, i genitori hanno riferito che quasi un terzo (29,1%) degli adolescenti aveva fatto uso di alcol negli ultimi sei mesi e il 21,5% assunto droghe illecite (Moretti et al., 2015).

Messaggio pubblicitario I genitori hanno completato una serie di test al momento dell’ammissione al programma e al suo termine, ma i ricercatori si sono focalizzati soprattutto su quanto emerso dalla Child Behavior Checklist (CBCL) di Achenbach e Edelbrock (1981), domande fatte ai genitori sul comportamento dei figli. Il CBCL è un test ampiamente utilizzato per problemi emotivi e comportamentali, del quale è stata dimostrata la validità e ai fini della valutazione sono state utilizzate tre scale: problemi comportamentali esternalizzanti, problemi comportamentali internalizzanti e problemi di comportamento totale. I genitori hanno compilato anche un questionario progettato per valutare le loro percezioni del gruppo genitoriale (Moretti et al., 2004) ed hanno utilizzato una scala di valutazione a quattro punti, da 1 (niente affatto) a 4 (molto), per valutare quanto utile trovassero l’educazione circa l’attaccamento: se il gruppo aumentava la loro comprensione del figlio, di se stessi e della propria famiglia; se avevano applicato le informazioni discusse nel gruppo sulla genitorialità con il proprio figlio; se si sentivano più efficaci nella genitorialità. I genitori hanno fornito, infine, un feedback scritto che riassumeva la loro esperienza del gruppo. I risultati hanno rivelato che i punteggi nel questionario effettuato dai genitori sono diminuiti significativamente in termini di esternalizzazione dei problemi e per quanto riguarda i problemi di comportamento totale nei figli. Nessuna differenza è stata trovata nella scala dei problemi di internalizzazione (Moretti et al., 2004). Per quanto riguarda il feedback dei genitori sul gruppo, la maggior parte dei genitori ha valutato positivamente il valore educativo dei concetti propri della teoria dell’attaccamento (utile nel 46% dei casi, molto utile nel 38%). I genitori hanno anche valutato positivamente il gruppo (utile nel 50% dei casi, molto utile nel 38%) nel migliorare la comprensione del figlio e nel migliorare la loro comprensione di se stessi come genitori (utile nel 33% dei casi, molto utile nel 46%). Allo stesso modo, la maggior parte dei genitori ritiene che il gruppo sia stato utile (50%) o molto utile (21%) nel comprendere la propria famiglia. La maggior parte dei genitori (87%) ha anche indicato di aver applicato le idee discusse nel gruppo alla genitorialità nella vita di tutti i giorni ed il 48% ha indicato che la relazione con il figlio era cambiata almeno in parte, mentre il 22% ha riportato importanti cambiamenti nella relazione. Anche l’efficacia percepita della genitorialità è stata valutata dai genitori come leggermente migliorata (64%) o notevolmente migliorata (14%) in funzione del gruppo. Alla fine, praticamente tutti i genitori (96%) si sono sentiti rispettati nel gruppo e la maggior parte (80%) si è sentita sicura e benvenuta. Le risposte scritte dei genitori hanno anche indicato che hanno trovato utile il gruppo. In particolare, i genitori hanno riportato l’utilità del gruppo nell’aiutarli ad ottenere una nuova prospettiva sulla loro relazione con l’adolescente e il proprio comportamento, suggerendo che esso abbia stimolato una maggiore capacità riflessiva (ibidem). I risultati del programma supportano l’utilità di un gruppo psico-educativo sull’attaccamento per genitori di adolescenti con gravi problemi comportamentali. Essi suggeriscono anche che il gruppo abbia contribuito a migliorare la qualità della relazione genitore-adolescente, fornendo le basi per un cambiamento positivo nel periodo post-terapia.

Sorprendentemente, pochi programmi per adolescenti hanno sostenuto approcci incentrati sulla teoria dell’attaccamento. Pertanto, i risultati di questo programma supportano la crescente consapevolezza che la teoria dell’attaccamento fornisce una struttura concettuale praticabile per lo sviluppo di efficaci programmi di intervento per gli individui in divenire.

La prevenzione del disturbo da uso di sostanze risulta essere fondamentale in età adolescenziale dove avviene spesso un primo incontro con le sostanze psicoattive (Ravenna, 1997). La famiglia risulta essere un importante fattore protettivo per l’adolescente e proprio sulla genitorialità alcuni programmi recenti hanno posto l’accento. In particolar modo, il programma Connect della Moretti, riprendendo concetti propri della teoria dell’attaccamento, li utilizza per rendere consapevoli i genitori di che importanza abbia una relazione positiva con i figli per il loro sviluppo e quanto la base sicura, fornita dai caregiver, possa essere una risorsa nell’affrontare questa fase di transizione verso l’autonomia (Moretti et al., 2004; Steele & Steele, 2018).

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Bibliografia

  • Benson, M. J., Buehler, C., & Gerard, J. M. (2008). Interparental hostility and early adolescent problem behavior: Spillover via maternal acceptance, harshness, inconsistency, and intrusiveness. Journal of Early Adolescence, 28(3), 428-454.
  • Kobak, R., Zajac, K., & Smith C. (2009). Adolescent attachment and trajectories of hostileimpulsive behavior: Implications for the development of personality disorders. Development and Psychopathology, 21(3), 839-851.
  • Pascuzzo, K., Cyr, C., & Moss, E. (2013). Longitudinal association between adolescent attachment, adult romantic attachment, and emotional regulation strategies. Attachment and Human Development, 15(1), 83-103.
  • Doyle, A. B., & Moretti, M. M. (2001). Attachment to parents and adjustment to adolescence: Literature review and policy implications. Health Canada: Child and Family Division.
  • Allen, J. P., & Land, D. (1999). Attachment in adolescence. In J. Cassidy & P. R. Shaver (a cura di), Handbook of attachment: Theory, research and clinical applications. New York: Guilford
  • Moore, K., Moretti, M. M., & Holland, R. (1998). A new perspective on youth care programs: Using attachment theory to guide interventions with troubled youth.  Residential Treatment for Children and Youth, 15, 1-24.
  • Moretti, M. M., Holland, R., & Moore, K. (2002). Youth at risk: Systemic intervention from an attachment perspective. In M. V. Hayes & L. T. Foster (a cura di), Too small to see, too big to ignore. Victoria: Western Geographic Series.
  • Moretti, M. M., Holland, R., Moore, K., & Mckay, S. (2004). An attachment-based parenting program for caregivers of severely conduct disordered adolescents: Preliminary findings. Journal of Child and Youth Care Work, 19, 170-178.     
  • Moretti, M. M., Holland, R., & Peterson, S. (1994). Long term efficacy of an attachmentbased program for conduct disorder. Canadian Journal of Psychiatry, 39,360-370. 
  • Moretti, M. M., Obsuth, I., Craig, S. G., & Bartolo, T. (2015). An attachment-based intervention for parents of adolescents at risk: mechanisms of change. Attachment & Human Development, 17, 119-135.
  • Ravenna, M. (1997). Psicologia delle tossicodipendenze. Bologna: Il Mulino.
  • Steele, H., & Steele, M. (2018). Handbook of attachment-based interventions. New York: The Guilford Press.
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