La storia di Arthur Fleck: dalla ricerca di un’identità alla nascita di Joker

La storia di Arthur Fleck viene ripercorsa fino a giungere alla sua discesa nel vortice della follia ed alla trasformazione nel sanguinoso clown Joker..

ID Articolo: 169535 - Pubblicato il: 28 ottobre 2019
La storia di Arthur Fleck: dalla ricerca di un’identità alla nascita di Joker
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Il Joker di Joaquin Phoenix è una persona comune, con le sue debolezze e i cui disagi fisico-psicologici diventano il riflesso di una società malata, ipocrita e violenta, sempre più preda del degrado e della disuguaglianza sociale. Nodo centrale di tutto il film è la metamorfosi del protagonista, da reietto a killer spietato, innescata dal dolore e dal rifiuto. 

ATTENZIONE! L’ ARTICOLO CONTIENE SPOILER!

 

Messaggio pubblicitario La storia è ambientata negli anni ’80 e racconta la vita di Arthur Fleck, un clown di scarso successo il cui sogno è quello di diventare un comico come il suo idolo, il presentatore televisivo Murray Franklin.

Arthur vive in un appartamento dei bassifondi di Gotham City insieme all’anziana madre Penny (affetta da disturbi psicologici), accudendola amorevolmente; è un individuo profondamente alienato e depresso che sembra soffrire di un raro disturbo neurologico, caratterizzato da improvvisi e incontrollabili attacchi di risate isteriche e sofferte, che si manifesta soprattutto in situazioni inappropriate contraddistinte da momenti di forte tensione e disagio. Arthur si ritrova così a scoppiare a ridere in modo incontrollato su un autobus, durante una conversazione seria, o dopo aver ricevuto una notizia negativa, suscitando le reazioni indignate e talvolta violente delle persone attorno a lui, nonostante l’uomo sia abituato a mostrare prontamente un biglietto in cui spiega la sua patologia..

Arthur: (Un)Happy life

Arthur, fin da piccolo, viene chiamato paradossalmente Happy dalla madre che gli ripete costantemente di essere felice e sorridere, ricordandogli che il suo scopo è quello di portare sorrisi e risate nel mondo.

Mia madre mi diceva sempre di sorridere e mettere una faccia felice. Mi diceva che ho uno scopo: portare risate e gioia nel mondo.

La maschera con il sorriso fittizio che Arthur indossa nella vita assume un duplice significato: da una parte gli permette di definirsi come persona, andando incontro anche alle aspettative della madre, dall’altra è un vero e proprio protettore che gli permette di non sentire il dolore che lo tormenta. Per tutta la vita Arthur cerca di combattere contro il suo malessere, ma nessuno è realmente intenzionato ad aiutarlo; la società e tutte le persone vicine lo abbandonano alle sue sofferenze, non vogliono vederle né accettarle né tantomeno comprenderle. Tutti lo tengono a distanza e Arthur diventa sempre più solo, umiliato e deriso.

La parte peggiore di avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che ti comporti come se non l’avessi.

Persino l’assistente sociale da cui si reca settimanalmente sembra non essere interessata alla sua sofferenza tant’è che durante il loro ultimo incontro, sancito dalla chiusura del servizio di assistenza sociale a causa dei grossi tagli alla spesa pubblica, Arthur esprime rabbiosamente la sua frustrazione nel non essere compreso.

Lei non mi ascolta. Mi fa sempre le stesse domande ogni settimana: come va il lavoro, hai avuto dei pensieri negativi… Sono soltanto negativi i miei pensieri.

La sua malinconica routine è risollevata solo dalle fugaci visioni di Sophie, la vicina di casa di cui Arthur si è invaghito dopo che lei, rivolgendogli una parola gentile in ascensore, lo fa sentire per la prima volta visto. Tra i due sembra nascere una vera e propria relazione sentimentale che si configura per Arthur come unica fonte di affetto, comprensione e supporto e come via di fuga dalla sua triste esistenza. Più tardi, si scoprirà che in realtà, a causa del peggioramento del suo disturbo psicotico, Arthur ha immaginato ogni suo momento insieme a Sophie, per la quale è un completo estraneo.

La metamorfosi di Arthur in Joker

Messaggio pubblicitario La discesa di Arthur nel vortice della follia inizia quando una notte, mentre sta tornando a casa in metropolitana ancora truccato da pagliaccio, uccide un gruppo di giovani benestanti che lo aveva preso di mira. Questo gesto viene apparentemente investito dai cittadini di Gotham di un significato politico e sociale di rivalsa delle classi più disagiate, che si identificano nel misterioso giustiziere scatenando una forte protesta per le vie della città. In questo contesto di sommossa Arthur sviluppa per la prima volta un senso di rivalsa e comincia a trovare una definizione della sua identità.

Per tutta la vita non ho mai saputo se esistevo veramente, ma esisto. E le persone iniziano a notarlo 

Il punto di rottura si materializza quando Arthur entra in possesso di un referto dell’ospedale psichiatrico di Arkham: non solo scopre di non essere il figlio mai riconosciuto del ricco imprenditore Thomas Wayne, come sua madre Penny gli aveva fatto credere, ma viene anche a conoscenza di essere stato adottato dalla donna e in infanzia abusato più volte dal compagno di questa. Quando Arthur scopre che la madre gli ha mentito per tutta la vita, reagisce uccidendola mentre lei si trova ricoverata all’ospedale di Arkham in seguito ad un ictus. È per lui un momento scioccante che mette in dubbio la sua identità, tutto ciò che ha sempre pensato di essere e sapere.

Da questo momento in poi è un’escalation di violenza incontrollabile: dall’uccisione della madre, all’omicidio dell’ex-collega Randall che aveva seminato maldicenze su di lui presso il suo ex datore di lavoro, fino al gesto estremo e conclusivo al talk show di Murray Franklin che lo aveva deriso pubblicamente.

La svolta violenta di Arthur Fleck, dunque, è determinata da diverse cause che trovano fondamento nella sua infanzia turbolenta, costellata da abusi fisici, malnutrizione e abbandono. Inoltre, Arthur è un uomo abituato da sempre ad essere attaccato e bullizzato per la sua condizione psichica in una sorta di paradosso in cui viene punito perché ritenuto responsabile di qualcosa che in realtà subisce ogni giorno sulla propria pelle, a causa di una società superficiale e vuota che non riesce a vedere al di là dell’apparenza, opponendosi a tutto ciò che è diverso.

Joker: il Clown Principe del Crimine

Due elementi chiave caratterizzano la nascita di Joker:

  • la risata, elemento quasi assordante nella parte iniziale del film, si tramuta da patologia incontrollabile e causa di vergogna a strumento cardine di accettazione di se stessi. Un impulso che, non potendo essere nascosto, esplode in tutta la sua forza distruttrice e sadica;
  • la danza, elemento che si pone come incoronamento delle imprese personali, come un rituale di festa (distorto) al culmine di ogni atto di violenza. Una dimostrazione plateale e pubblica delle atrocità compiute; e lì dove il trucco potrebbe apparire come maschera, va invece configurandosi come espressione della vita in una tragica, sanguinosa commedia.

A questo punto il piccolo Arthur solo, spaventato e maltrattato non esiste più, ha trovato la sua identità tanto ricercata e finalmente riconosciuta dagli altri in Joker, un clown sanguinoso che rappresenta tutti gli oppressi e i soli della società.

Ah, Murray…un piccolo favore. Quando mi farai entrare mi annunceresti come Joker? 

Realtà o immaginazione?

Cos’è reale e cos’è presente soltanto nella testa di Arthur Fleck? È tutto vero o è soltanto frutto delle allucinazioni di Arthur? Un’ipotesi potrebbe essere che tutto è nella testa di Arthur: una fantasia di vendetta contro tutti coloro che lo hanno offeso e brutalizzato. Oppure i fatti accaduti potrebbero essere reali, ma raccontati attraverso la lente deformata di un uomo tormentato, e quindi non per come sono esattamente accaduti. Arthur potrebbe aver narrato gli eventi che hanno avuto luogo, ma cambiandone le parti che non gli piacciono. Una macchinazione dei ricordi: la storia di Arthur Fleck, come lui avrebbe voluto che fosse successa.

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Bibliografia

  • Ashurst, S.,Chapman, M. (2019). “Joaquin Phoenix’s Joker film release date, plot, cast, trailer and everything you need to know”, digitalspy.com.
  • Desta, Y. (2019). “’Joker’: Let’s talk about his mom, shall we?”, Vanity Fair.
  • Lawson, R. (2019). “Joker Review: Joaquin Phoenix Towers in a Deeply Troubling Origin Story”, VanityFair.
  • Rooney, D. (2019). “’Joker’: Film Review – Venice 2019”, The Hollywood Reporter.
  • Rottenberg, J. (2019). “‘Joker’ the stakes are life and death, and comic book movies may never be the same”, Los Angeles Times.
  • Snyder, C., Phillips, I. (2019). “Everything you missed in the first ‘Joker’ teaser trailer”, businessinsider.com.
  • Stone, S. (2019). “Joaquin Phoenix Reveals the Dark, Real World Origin of His Joker’s Laugh”, cbr.com.
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