E’ così carino che lo strapazzerei di baci! Le basi neurali della cute aggression

Sono state indagate le basi neurali sottostanti la cute aggression, ipotizzando il coinvolgimento dei sistemi di reward e di processamento delle emozioni.

ID Articolo: 168768 - Pubblicato il: 03 ottobre 2019
E’ così carino che lo strapazzerei di baci! Le basi neurali della cute aggression
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La locuzione cute aggression è definita come l’impulso, provato da alcune persone, a stringere, strapazzare o mordere esseri particolarmente carini, sebbene in assenza di un’effettiva intenzione di arrecare danno agli stessi.

 

Messaggio pubblicitario Il primo studio sulla cute aggression è stato condotto da Aragón e colleghi (2015), i quali hanno descritto questa tendenza come un esempio di espressione dismorfica delle emozioni, in quanto la cute aggression risultava correlare con un forte senso di sopraffazione dovuto a emozioni positive. L’espressione dismorfica delle emozioni è relativa al contrasto tra l’esperienza di un’emozione e la sua espressione, come, ad esempio, quando si piange dalla felicità.

Gli autori hanno ipotizzato che la cute aggression possa essere considerata come un meccanismo di regolazione per forti emozioni positive: infatti, dal punto di vista evolutivo, tale reazione potrebbe svolgere la funzione di impedire che l’essere sopraffatti dalle emozioni positive nel vedere un essere carino possa rendere impossibile il prendersene cura, minacciando la sua sopravvivenza.

In un recente studio pubblicato su Frontiers in Behavioral Neuroscience, Stavropoulos e colleghi (2019) hanno indagato l’eventuale presenza di basi neurali sottostanti la cute aggression. Nello specifico, è stata utilizzata una tecnica elettrofisiologica volta alla misurazione dell’attività elettrica proveniente dai neuroni all’interno del cervello rilevata a livello superficiale, ovvero i potenziali evento relati (ERPs). Sono state misurate in particolare componenti neurali relative alla salienza emotiva (N200), all’anticipazione della ricompensa (SPN) e al processamento della ricompensa (RewP), in quanto è stato ipotizzato che l’attività neurale corrispondente alla cute aggression potesse essere relativa in particolare al sistema di reward e al sistema che regola il processamento delle emozioni.

Il campione dello studio era composto da 54 partecipanti con età compresa tra i 18 e i 40 anni, ognuno dei quali ha acconsentito a indossare una cuffia munita di elettrodi. Mentre indossavano le cuffie, ai partecipanti sono state mostrate su un monitor, in ordine casuale, 32 immagini divise per categorie in 4 blocchi: bambini carini (modificati per accentuare aspetti infantili, quali gli occhi grandi e le guance paffute), bambini meno carini (le stesse immagini del blocco precedente ma non modificate), cuccioli di animali carini e animali adulti.

Messaggio pubblicitario In seguito alla presa visione di ogni blocco, ai partecipanti è stata mostrata una serie di affermazioni ed è stato chiesto loro di esprimere rispetto a esse il proprio grado di accordo su una scala da 1 a 10. Tale richiesta era strutturata per valutare quanto i partecipanti trovassero carini i soggetti rappresentati (appraisal) e con che intensità sperimentassero una risposta di cute aggression. E’ stato inoltre valutato il senso di sopraffazione rispetto alle emozioni positive provato dai partecipanti (Non posso sopportarlo!, Non posso gestirlo!) e se questi ultimi si sentissero spinti a prendersi cura dei soggetti che avevano appena visto (Voglio stringerlo!, Voglio proteggerlo!).

In generale, i partecipanti hanno riportato un maggiore livello di cute aggression e di senso di sopraffazione, oltre che un maggiore desiderio di cura e una valutazione maggiormente positiva, nei confronti dei cuccioli carini piuttosto che nei confronti degli animali adulti meno carini. Tra le due categorie di bambini – modificati in senso infantilizzante e non modificati – non sono state rilevate differenze significative. Tale incongruenza sarebbe da imputare, secondo gli autori, alla scelta di riproporre gli stessi soggetti modificati piuttosto che soggetti differenti che possedessero in origine le caratteristiche desiderate.

Tramite le cuffie è stata misurata l’attività cerebrale dei partecipanti prima, durante e in seguito alla visione dei blocchi di immagini. Tramite l’analisi dell’attività neurale rilevata nei partecipanti che avevano avuto esperienza della cute aggression, è stato confermato il coinvolgimento del sistema di reward e del sistema legato al processamento delle emozioni nel fenomeno. In particolare, è stata evidenziata una correlazione particolarmente significativa tra il livello di cute aggression esperito in risposta ai cuccioli e la risposta di ricompensa elicitata a livello cerebrale dalla visione di tali stimoli. Infine, è stato rilevato che la relazione tra la valutazione di quanto un soggetto venisse considerato carino e l’esperienza della cute aggression risultava mediata dal senso di sopraffazione esperito.

Tale risultato conferma il modello di adattamento evolutivo del fenomeno proposta da Aragón e colleghi (2015). Partendo dai risultati dello studio illustrato, Stavropoulos e colleghi vorrebbero approfondire lo studio della cute aggression, valutando un eventuale cambiamento di tale esperienza in popolazioni differenti, quali madri con depressione post-partum o partecipanti con o senza bambini o animali da compagnia.

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