Il cervello degli assassini

Il cervello degli assassini e in generale delle persone violente ha sempre suscitato interesse negli studiosi, che hanno rinvenuto delle differenze

ID Articolo: 167479 - Pubblicato il: 26 agosto 2019
Il cervello degli assassini
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L’omicidio è un grave problema della nostra società: in un solo anno (2016) negli Stati Uniti si sono registrati 17.250 omicidi. Proprio per questo motivo è importante studiarne le basi biologiche, psicologiche e sociali.

 

Un gruppo di ricercatori ha voluto studiare il cervello di centinaia di assassini condannati, soffermandosi sulle differenze significative di materia grigia tra i soggetti che avevano commesso omicidi e altri soggetti che avevano commesso crimini violenti.

Il cervello degli assassini: gli studi per capirne la neuroanatomia

Messaggio pubblicitario I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul Journal Brain Imaging and Behaviour.

Studi precedenti, condotti negli anni ’90, hanno registrato, grazie all’utilizzo della PET, una ridotta attività cerebrale in diverse aree (corteccia prefrontale ed amigdala) negli assassini. È importante sottolineare che in queste ricerche i partecipanti allo studio erano assassini dichiarati “non colpevoli per infermità mentale”, perciò le differenze riscontrate a livello cerebrale potrebbero essere dovute o a disturbi mentali o a lesioni cerebrali.

Studi successivi hanno preso in esame i cervelli di individui violenti affetti da schizofrenia, i ricercatori hanno trovato alterazioni cerebrali nelle stesse aree, tuttavia sono andati incontro anche loro agli stessi problemi, poiché queste differenze a livello cerebrale non erano sufficienti per discriminare chi commetteva un omicidio o chi era affetto da schizofrenia.

Negli studi precedenti si utilizzavano gruppi di controllo di individui appartenenti alla popolazione generale, inoltre nessuno di questi era mai stato in carcere.

In questo studio gli autori hanno utilizzato sia per il gruppo sperimentale che quello di controllo soggetti in carcere.

In particolare, il campione era composto da 808 detenuti maschi adulti; ciascuno dei partecipanti era stato assegnato ad uno di questi tre gruppi:

  • Assassini, ovvero coloro che avevano commesso un omicidio (203 individui)
  • Criminali violenti ma che non avevano commesso un omicidio (475 individui)
  • Criminali non violenti o minimamente violenti (130 individui)

È importante sottolineare che dallo studio sono stati esclusi i soggetti con disturbi psicotici e chiunque avesse perso conoscenza per più di due ore, a seguito di una lesione traumatica.

È stato escluso anche chi aveva commesso un omicidio sebbene la causa della morte fosse stata accidentale, e anche chi non era stato coinvolto direttamente nel reato.

Per lo studio si sono utilizzate sia le scansioni della risonanza magnetica, sia le informazioni relative all’uso di sostanze, all’età dei partecipanti, al loro QI che informazioni riguardanti la loro permanenza in carcere.

I risultati dello studio hanno evidenziato differenze significative a livello cerebrale tra i criminali che avevano commesso omicidi e gli altri due gruppi (criminali violenti e non violenti).

È interessante notare che non ci sono state differenze significative tra il cervello dei criminali violenti e quelli non violenti.

Il cervello degli assassini: lo studio

Messaggio pubblicitario Nello specifico, gli autori dello studio hanno scoperto che gli assassini, che avevano commesso omicidi, presentavano deficit significativi in diverse aree cerebrali: nella corteccia prefrontale ventrolaterale e dorsolaterale, nella corteccia prefrontale dorsomediale, nell’insula, nel cervelletto e nella corteccia cingolata posteriore.

Le riduzioni della materia grigia nel gruppo omicida erano evidenti, soprattutto in quelle aree cerebrali deputate all’elaborazione affettiva, alla cognizione sociale, al controllo comportamentale strategico, all’empatia, alla regolazione delle emozioni, al prendere decisioni morali e alla valutazione degli stati cognitivi degli altri.

Questo studio presenta dei limiti, dal momento che gli autori non hanno considerato l’impulsività e forse questi cambiamenti neuroanatomici sono semplicemente un segno che queste persone uccidono perché sono più impulsive. Inoltre, gli studiosi non sanno se questi deficit cerebrali negli assassini siano comparsi al momento della nascita o se si siano sviluppati nel tempo.

Sarebbe interessante, in futuro, indagare come e perché avvengono questi cambiamenti neuroanatomici e se questi possono essere trattati o prevenuti.

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Bibliografia

  • Sajous-Turner, A., Anderson, N. E., Widdows, M., Nyalakanti, P., Harenski, K., Harenski, C., … Kiehl, K. A. (2019). Aberrant brain gray matter in murderers. Brain Imaging and Behavior. doi:10.1007/s11682-019-00155-y
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