Terapia a seduta singola. Principi e pratiche. (2018) di Flavio Cannistrà e Federico Piccirilli – Recensione del libro

Il libro Terapia a Seduta Singola di Flavio Cannistrà e Federico Piccirilli, offre una spiegazione circa tale approccio, dalle origini alla sua applicazione

ID Articolo: 167093 - Pubblicato il: 18 luglio 2019
Terapia a seduta singola. Principi e pratiche. (2018) di Flavio Cannistrà e Federico Piccirilli – Recensione del libro
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Terapia a seduta singola (TSS) negli ultimi trent’anni se ne parla sempre di più in tutto il mondo, ma sono pochi i riferimenti di rigore scientifico e metodologico sul panorama italiano. Con il presente manuale Flavio Cannistrà e Federico Piccirilli, offrono un contributo completo ed esaustivo su cosa sia e come applicarla.

 

Terapia a seduta singola: che cos’è e come nasce?

Messaggio pubblicitario All’interno del libro Terapia a Seduta Singola, Flavio Cannistrà, psicologo e psicoterapeuta formatosi su tale approccio presso il Bouverie Centre in Australia e fondatore e direttore dell’Italian Center for Single Session Therapy (primo centro italiano per lo studio, la ricerca e la formazione nella TSS), e Federico Piccirilli, psicologo e psicoterapeuta specializzato in psicoterapia breve ad approccio strategico, ipnosi e cofondatore dell’Italian Center for Single Session Therapy, offrono in maniera magistrale una spiegazione circa tale approccio, dalle origini alla sua applicazione.

Il libro parte con un’ampia panoramica storica rispetto a contributi rintracciabili già nel mondo della psicoanalisi fino ad arrivare ai lavori di coloro che vengono riconosciuti come pionieri della Terapia a Seduta Singola, ossia Talmon, Hoyt e Rosenbaum, che grazie all’unione di tre punti di vista differenti per matrice teorica ed esperienze lavorative hanno reso più prezioso il loro contributo. Nota di rilievo tra l’altro, è che proprio Hoyt e Talmon hanno realizzato la prefazione del presente testo.

Nella prima parte, si rintraccia inoltre la nascita dei più famosi centri nel mondo di TSS, e di come in maniera più o meno consapevole la sua applicazione sia stata avviata in tanti contesti e circostanze non soltanto rilegate nell’ambito clinico in studio ma anche in contesti di emergenza che hanno visto coinvolta anche l’Italia (terremoti, incidenti stradali, emergenza migranti) dove non sarebbe stato possibile, per ovvie ragioni, procedere con consuete modalità di terapia tradizionale.

La Terapia a Seduta Singola, come spiegano gli autori, non è da considerarsi come il superamento di precedenti approcci o un intervento di specifico utilizzo all’interno di un orientamento piuttosto che di un altro, ma consiste nel massimizzare gli effetti e l’efficacia del lavoro terapeutico in una singola seduta che debba avere, in maniera chiara e strutturata, sia nella mente del paziente che nella mente del terapista, un obiettivo, un inizio e una fine. Una questione di mindset, dove il punto di forza diventa “individuare le risorse del paziente, bloccare/modificare i comportamenti disfunzionali”.

Mindset statico vs Mindset dinamico

In virtù del fatto che la Terapia a Seduta Singola può essere utilizzata da qualsiasi terapeuta aldilà della sua formazione, ciò che diventa elemento distintivo è il mindset dello stesso. Come argomentano in maniera chiara ed esaustiva gli autori, ciò che diviene essenziale per poter applicare la TSS è che il terapeuta abbia un mindset dinamico. Ma vediamo più nel dettaglio quali aspetti, in termini di atteggiamento mentale, vengono sottolineati come essenziali:

  • Mindset dinamico nel terapeuta che lavora per favorire un Mindset dinamico nel paziente, accompagnandolo alla scoperta delle sue risorse, delle sue capacità e invitandolo a non fossilizzarsi su i fallimenti, fonte poi di frustrazione, ma vedere i fallimenti come opportunità per imparare, cambiare, crescere e migliorarsi;
  • La persona al centro della terapia, non si lavora sul problema ma si lavora con la persona e pertanto quest’ultima ha un ruolo attivo e collaborativo;
  • Da parte del terapeuta è essenziale un ascolto empatico privo di pregiudizi, la capacità di creare alleanza terapeutica, di individuare e scoprire le soluzioni tentate disfunzionali e utilizzare quelle come leva del cambiamento;
  • Lavorare per l’appunto con la persona e agire sulla motivazione del cliente, permettendo a quest’ultimo di riconoscere e scoprire le risorse che ha dentro di sé;
  • Si cerca di offrire alla persona ad ogni incontro qualcosa di utile e concreto.

Linee guida della TSS e la sua applicazione in Italia

Se il mindset riguarda la mentalità e gli atteggiamenti da adottare per operare con una seduta singola e massimizzare l’efficacia di ogni singolo incontro – spiegano gli autori – le linee guida sono piuttosto dei principi pratici, applicativi. Non vere proprie tecniche, ma prassi più o meno definite da adottare.

Messaggio pubblicitario Nel quarto capitolo del libro la Terapia a Seduta Singola, gli autori a partire dalla distinzione e descrizione dei tre metodi principali di TSS quali: il metodo californiano di Talmon, Hoyt e Rosenbaum, il metodo canadese-texano di Arnold Slive e Monte Bobele e il metodo australiano rappresentato dei lavori condotti presso il Bouverie Center di Melbourne, ne sintetizzano le linee guida comuni in nove punti:

  1. Il cambiamento è possibile, ma non tutti i problemi si risolvono una seduta. Dunque sarà abilità del terapeuta capire individuare e riconoscere se la persona riesce a beneficiare di una seduta singola o se necessita di più sedute;
  2. Concepisci ogni incontro come completo in sé;
  3. Concentrarsi sul presente;
  4. Identificare un obiettivo da raggiungere nella seduta;
  5. Non correre, non cercare di essere brillanti: l’importante è che il terapeuta non abbia fretta di ottenere risultati spinto da una smania interventista ma cercare di rispettare i tempi della persona;
  6. Identificare i punti di forza della persona;
  7. Grandi problemi non richiedono sempre grandi soluzioni (aspetto già individuato, approfondito ed elaborato da Watzlawick);
  8. Concludere in modo adeguato, non lasciare questioni aperte;
  9. Lascia la porta aperta. Se va considerata una singola seduta come possibilità di cambiamento ciò non esclude dare alla persona l’opportunità di poter ricorrere nuovamente alla terapia ed utilizzarla, come anche simpaticamente suggeriscono gli autori, “all’occorrenza”.

Modelli e punti sopra elencati vengono descritti, nei vari capitoli del testo accompagnati sempre da riferimenti a studi, riferimenti bibliografici per guidare il lettore non ad una semplice lettura ma un approfondimento e studio accurato sull’argomento.

Il metodo Italiano presso l’Italian Center

Prima di cominciare vorrei fare una premessa: posto che la mia porta rimane sempre aperta per tutti, ci sono alcune persone che già dopo una seduta sentono di aver trovato quello di cui avevano bisogno, e vogliono provare a continuare da sole. Altre, invece, ritengono di avere bisogno di altri incontri e insieme decidiamo di prendere un altro appuntamento. Vanno bene entrambe le situazioni, perché ogni persona – e ogni difficoltà – è diversa dall’altra. Glielo dico perché così, alla fine di questa seduta, mi dirà se pensa di aver bisogno di un altro incontro o se per questo di oggi è stato sufficiente – posto che, naturalmente, la mia porta rimarrà sempre aperta per lei.

Questo è un esempio di apertura di una seduta che gli autori riportano nel quinto capitolo, che a mio avviso rende l’idea e contiene in sé i punti salienti della Terapia a Seduta Singola e che comunque contribuisce a creare un setting ed un mindset sia nel terapeuta che nel paziente, adatto ad una TSS.

Sempre all’interno dello stesso capitolo ne vengono descritte le varie fasi del metodo italiano. Fase iniziale, fase mediana, fase finale e follow-up, queste le tappe principali di una TSS secondo il modello italiano, arricchite da casi clinici dove si possono rintracciare molte tecniche ispirate al modello della Terapia Breve Strategia e del Problem Solving Strategico di Giorgio Nardone.

Il settimo capitolo contiene un approfondimento di Jeff Young, direttore del Bouverie Centre, per concludersi poi con l’ottavo capitolo contenente riflessioni circa le prospettive attuali e future nell’ambito dei sistemi socio-sanitari.

Un manuale ricco e completo direi, rivolto al professionista e dunque gli addetti ai lavori che vogliono approfondire e capire di cosa parliamo quando ci riferiamo alla TSS, cercando, da professionisti, di abbandonare preconcetti e resistenze ma arricchendo la nostra conoscenza, il nostro modo di lavorare, con rigore, serietà e formazione e di operare, come ci suggerisce la TSS, al fine di massimizzare gli effetti di ciò che facciamo con chi ci muove una richiesta di aiuto.

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Bibliografia

  • Cannistrà, F., Piccirilli, F. (2018) Terapia a seduta singola. Principi e pratiche. Giunti Psychometrics
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