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La retribuzione emotiva: un modo per fidelizzare i talenti in azienda

Retribuzione emotiva: si va oltre la mera ricompensa economica, garantendo al lavoratore delle condizioni di lavoro che soddisfano anche altri bisogni

ID Articolo: 164829 - Pubblicato il: 09 maggio 2019
La retribuzione emotiva: un modo per fidelizzare i talenti in azienda
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Il Primo Maggio si celebra, come ogni anno, i lavoratori, ricordando le battaglie operaie per uno dei diritti fondamentali: l’orario di lavoro. Ma, nell’attuale contesto lavorativo flessibile, legato anche ai grandi progressi tecnologici, il lavoratore si trova a dover combattere una nuova battaglia, ovvero la ricerca e il mantenimento di un impiego.

Concetta Papapicco

 

In questo clima di “liquidità” (Bauman, 2002) professionale, il lavoratore diventa unico responsabile della propria carriera, investendo, quindi, su cambiamenti e transizioni geografiche e di mansioni, che lo porterebbero ad abbandonare il contesto organizzativo per cui lavora.

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Retribuzione emotiva ed economica: cosa serve alle persone al lavoro

Qual è l’esito inevitabile per le aziende in queste situazioni? La possibilità di perdere un “talento”. Il talento non è sempre qualcosa di misurabile o oggettivo, ma può essere definito come

un modello ricorrente di pensiero e atteggiamento che può essere messo in pratica in modo produttivo (Bellandi, 2006).

In base a questa logica, quindi, risulta difficile pensare che la retribuzione economica rimanga la privilegiata forma di fidelizzazione del lavoratore talentuoso del Terzo Millennio.

Nella letteratura scientifica in psicologia del lavoro e delle organizzazioni, infatti, si stanno sempre più diffondendo filoni di ricerca che si basano su nuovi costrutti di gestione delle risorse umane, tra cui quello dell’intelligenza emotiva-EI (Salovey & Mayer, 1990; Goleman, 1994) a lavoro. Gli autori definiscono l’EI come quella capacità di (ri)conoscere i sentimenti e le emozioni proprie ed altrui, di distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per pensare e agire. Daniel Goleman (1994) individua le componenti fondamentali dell’intelligenza emotiva, distinguendo:

  1. La consapevolezza di sé, cioè la capacità di raggiungere obiettivi partendo dalle proprie emozioni;
  2. Il dominio di sé, ovvero la capacità di utilizzare le proprie emozioni per uno scopo;
  3. La motivazione, vale a dire la capacità di comprendere il motivo reale che spinge all’azione;
  4. L’empatia, quella capacità di comprendere gli stati emotivi e le azioni altrui;
  5. Le abilità sociali, cioè la capacità dello stare insieme agli altri comprendendoli.
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Retribuzione emotiva: come fidalizzare le persone in azienda

Invero, sulla base di questo costrutto e delle sue componenti sta emergendo una nuova concezione di fidelizzazione dei talenti, che mira a porre l’attenzione sul lavoratore in quanto persona e non più come risorsa produttiva, generando ciò che è stata definita retribuzione emotiva (Poelmans, 2005). Con la retribuzione emotiva si va oltre quella che è una mera ricompensa economica, garantendo al lavoratore:

  1. Un ambiente di lavoro accogliente e stimolante;
  2. Un contesto in cui si investa in formazione e acquisizione della competenze tecniche e trasversali;
  3. Un luogo dove poter coltivare relazioni tra pari e tra colleghi di status differente;
  4. Orari compatibili con la vita privata;
  5. Sviluppare il proprio talento.

Infine, le potenzialità di questa prospettiva risiedono non solo nel fornire alle aziende delle strategie per fidelizzare un lavoratore, ma anche nel restituire a quest’ultimo un certo grado di dignità, che in molte occasioni, come la svalutazione professionale o il precariato, poiché si tede a dimenticare il lato Umano della risorsa.

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Bibliografia

  • Bauman, Z. (2002). La solitudine del cittadino globale (Vol. 287). Feltrinelli editore.
  • Bellandi, G. (2006). Il talento del leader. Crescere nella vita professionale e personale attraverso una leadership etica e responsabile (Vol. 640). FrancoAngeli.
  • Goleman, D. (1994). Intelligenza Emotiva che cos’è e perché può renderci felici. Rizzoli editori.
  • Poelmans, S. A. (2005). Work and family: An international research perspective. Psychology Press.
  • Salovey, P., & Mayer, J. D. (1990). Emotional intelligence. Imagination, cognition and personality, 9(3), 185-211.
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