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4th International Conference of Metacognitive Therapy – Seconda giornata – Simposio sui processi metacognitivi nei disturbi alimentari

Nella seconda giornata del 4th International Conference of Metacognitive Therapy si parla di disturbi alimentari e processi metacognitivi

ID Articolo: 164650 - Pubblicato il: 03 maggio 2019
4th International Conference of Metacognitive Therapy – Seconda giornata – Simposio sui processi metacognitivi nei disturbi alimentari
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La seconda giornata del 4th International Conference of Metacognitive Therapy è organizzata in tre sessioni parallele di simposi, riguardanti principalmente l’applicazione della Terapia Metacognitiva a differenti aree psicopatologiche: dipendenze, psicosi, disturbo ossessivo compulsivo, depressione, disturbi alimentari. Vengono inoltre presentati gli interventi del dr. Bruce Fernie sull’applicazione della MCT nel Parkinson e del Prof. Hans Nordhal sul disturbo post-traumatico complesso.

 

Il ruolo del pensiero perseverante nei Disturbi Alimentari

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio Il simposio sui disturbi alimentari (DA) si apre con la presentazione della dr.ssa Sara Palmieri (Sigmund Freud University, Studi Cognitivi) sulla metanalisi relativa al ruolo del pensiero perseverante in questi disturbi. La ricerca è stata condotta sulle principali banche dati scientifiche e ha considerato tutti gli studi pubblicati fino ad aprile 2018, focalizzandosi in particolare sui possibili mediatori finora considerati in letteratura, quali i sottotipi di sintomi alimentari, la presenza o assenza di diagnosi di Disturbi Alimentari, la presenza o assenza di rimuginio e ruminazione e l’età dei partecipanti. I risultati mostrano che nei 29 studi analizzati il pensiero ripetitivo risulta associato (Effect Size: 0.79 – indicativo di una forte associazione) ai sintomi alimentari, in campioni clinici e non clinici. In particolare, emerge una maggiore presenza di stili cognitivi perseveranti in pazienti diagnosticati con Disturbi Alimentari. Sia il rimuginio che la ruminazione risultano correlati con i sintomi alimentari, ma solamente il rimuginio viene proposto come moderatore tra il pensiero perseverante e le manifestazioni psicopatologiche.

I dati suggeriscono quindi l’importanza della concettualizzazione di tali stili cognitivi nel trattamento dei disturbi: le metacredenze possono alimentare il pensiero perseverante e di conseguenza le emozioni negative, a cui i pazienti rispondono con strategie di coping maladattive che costituiscono i sintomi alimentari (come la restrizione alimentare o le abbuffate). Un intervento focalizzato sugli stili di pensiero potrebbe quindi essere cruciale nel trattamento dei sintomi ed è possibile ipotizzare l’applicazione di tale intervento anche tra soggetti con sintomi alimentari che non presentano tuttavia diagnosi di Disturbi Alimentari, allo scopo di prevenire l’eventuale insorgenza di un disturbo.

Disturbi Alimentari, controllo, perfezionismo e autostima

Il secondo lavoro, presentato dal dr. Walter Sapuppo (SFU, Studi Cognitivi), indaga il ruolo dei costrutti di bisogno di controllo, metacredenze negative di danno e incontrollabilità, perfezionismo, autostima e rimuginio nei disturbi alimentari. Nel trattamento dei DA, i clinici si trovano spesso a affrontare notevoli difficoltà che la letteratura ha spesso evidenziato e attribuito a scarsa motivazione e difficoltà dei pazienti con Disturbi Alimentari ad accettare il trattamento. I tratti di perfezionismo e bassa autostima sono storicamente citati dalla ricerca come fattori associati ai disturbi alimentari, mentre più recentemente sono stati considerati altri elementi, caratteristici del modello metacognitivo.

Per lo studio sono state reclutate 84 pazienti con diagnosi di DA e 38 soggetti sani hanno composto il gruppo di controllo. Gli strumenti utilizzati hanno misurato i livelli di rimuginio, autostima, perfezionismo, controllo e metacredenze. L’analisi discriminante ha mostrato un effetto significativo delle metacredenze negative, del bisogno di controllo, del perfezionismo e di bassi livelli di autostima nel distinguere tra campione clinico e non clinico. Una possibile spiegazione in merito al significato dei risultati è che pazienti affetti da Disturbi Alimentari interpretino il pensiero perseverante come un ulteriore dato a favore della loro mancanza di valore e di capacità di controllo, influenzando negativamente i livelli di autostima e incrementando l’aspetto perfezionistico.

Disturbi alimentari: i predittori cognitivi e metacognitivi

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA L’ultimo lavoro viene presentato dalla dr.ssa Gillian Todd (Cambridge University, UK) e analizza i predittori cognitivi e metacognitivi dei Disturbi Alimentari in un campione femminile di adolescenti. Partendo dal modello S-REF (Wells & Matthews, 1994), che postula il valore causale delle metacredenze nei disturbi psicologici, lo studio approfondisce il legame tra credenze metacognitive e schemi cognitivi, teorizzati da Beck (1976). In particolare, i ricercatori si sono chiesti se le metacredenze e le cognizioni tipiche dei Disturbi Alimentari fossero correlate tra loro e se ci fossero dati relativi a una predittività o sequenzialità specifica delle une sugli altri, o viceversa.

Per rispondere a questa domanda, è stato reclutato un campione di 162 ragazze, di età compresa tra i 16 e i 19 anni, seguite per un periodo di 12 mesi. Gli strumenti utilizzati indagavano le credenze metacognitive (MetaCognitions Questionnaire – 30, Wells & Cartwright-Hatton, 2004) e gli schemi cognitivi (Eating Disorder belief Questionnaire, Cooper et al., 1997). I risultati mostrano che le metacredenze predicono le credenze dei DA nel lungo termine, cosa che non avviene in direzione opposta. Viene quindi confermato l’effetto causale delle metacredenze sugli schemi cognitivi tipici dei Disturbi Alimentari, mentre il modello cognitivo sembra spiegare il mantenimento del disturbo, ma non la sua insorgenza. Anche in questo caso, i sintomi alimentari, come la restrizione, vengono concettualizzati come strategie di coping atte a regolare processi e credenze disfunzionali. Questo conduce a una concettualizzazione del disturbo e del trattamento transdiagnostica, basata sui processi. Come sostiene Wells in questi giorni: “I pensieri non contano, conta come gli rispondiamo e li regoliamo”.

4th INTERNATIONAL CONFERENCE OF METACOGNITIVE THERAPY – G. M. RUGGIERO CI PARLA DELLE NOVITA’ DEL CONGRESSO:

 

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Il Direttore Giovanni Maria Ruggiero commenta a caldo le novità del congresso internazionale di terapia metacognitiva di Praga.

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