Il ruolo chiave dell’autostima nella percezione del supporto sociale

Chi ha un'autostima alta percepirebbe di più l'aiuto dagli altri. Tale percezione di supporto sociale aiuterbbe anche a prevenire le infiammazioni croniche

ID Articolo: 165074 - Pubblicato il: 21 maggio 2019
Il ruolo chiave dell’autostima nella percezione del supporto sociale
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Un recente studio ha mostrato che ricevere supporto sociale, da parte di amici e familiari, porta benefici per la salute fisica in soggetti che possiedono un’alta autostima.

 

In particolare, sembrerebbe che il supporto sociale vada a ridurre i segni di infiammazione cronica nei soggetti che hanno una buona visione di sé stessi. Al contrario, nei soggetti con una bassa autostima, il supporto sociale non sembrerebbe portare gli stessi benefici per la salute.

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Autostima: influisce su quanto ci sentiamo supportati?

I partecipanti (N= 949), adulti sani, sono stati chiamati a compilare questionari self report per valutare l’autostima, il supporto sociale percepito ed alcune informazioni sociodemografiche che potevano influenzare i livelli di infiammazione corporea. È bene ricordare che l’infiammazione cronica è associata ad un maggior rischio per lo sviluppo di malattie come il cancro o il diabete (Ershler & Keller, 2000; Ridker, 2009); nel presente studio i livelli di infiammazione sono stati misurati attraverso il prelievo di un campione di sangue, per monitorare la presenza della proteina CRP, marker di infiammazione, e studiarne la relazione con il supporto sociale e l’autostima.

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Autostima e percezione di supporto: i risultati dello studio

Dai risultati dello studio è emerso che nei soggetti aventi un’alta autostima, il supporto sociale percepito si correla con bassi livelli del marker di infiammazione (CRP). Al contrario, nei soggetti aventi una bassa autostima, la ricezione del supporto sociale è associata alla presenza di alti livelli della proteina CRP.

Questi risultati possono essere letti alla luce di studi precedenti (Murray, Rose, Bellavia, Holmes e Kusche, 2002; Marigold et al., 2007) che hanno mostrato come l’autostima è in grado di influenzare la percezione delle esperienze fatte dal soggetto. A tal proposito, è plausibile che un’alta autostima permetta di apprezzare maggiormente gli aiuti da parte di terzi che diventano una risorsa per il soggetto; mentre, una bassa autostima può predisporre l’individuo a percepire come più stressanti gli aiuti, poiché è possibile che l’individuo non si senta degno di ricevere supporto sociale o perché si ha la sensazione di chiedere troppo agli altri, in tal modo quella che dovrebbe rappresentare una risorsa per il soggetto si tramuta in uno stressor.

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Bibliografia

  • Lee, D. S., & Way, B. M. (2019). Perceived social support and chronic inflammation: The moderating role of self-esteem. Health Psychology. doi:10.1037/hea000074
  • Ershler, W. B., & Keller, E. T. (2000). Age-associated increased interleukin-6 gene expression, late-life diseases, and frailty. Annual Review of Medicine, 51, 245–270. http://dx.doi.org/10.1146/annurev.med.51.1.245
  • Marigold, D. C., Holmes, J. G., & Ross, M. (2007). More than words: Reframing compliments from romantic partners fosters security in lowself-esteem individuals. Journal of Personality and Social Psychology, 92, 232–248. http://dx.doi.org/10.1037/0022-3514.92.2.232
  • Murray, S. L., Rose, P., Bellavia, G. M., Holmes, J. G., & Kusche, A. G. (2002). When rejection stings: How self-esteem constrains relationship- enhancement processes. Journal of Personality and Social Psychology, 83, 556 –573. http://dx.doi.org/10.1037/0022-3514.83.3.556
  • Ridker, P. M. (2009). C-reactive protein: Eighty years from discovery to emergence as a major risk marker for cardiovascular disease. Clinical Chemistry, 55, 209 –215. http://dx.doi.org/10.1373/clinchem.2008.119214
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