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L’amica geniale (2012) di Elena Ferrante – Recensione dei primi due libri della saga

L' amica geniale di Elena Ferrante racconta la storia di due amiche e dipinge ritratti di personaggi alle prese con le difficoltà di una vita nella povertà

ID Articolo: 161591 - Pubblicato il: 22 gennaio 2019
L’amica geniale (2012) di Elena Ferrante – Recensione dei primi due libri della saga
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L’ amica geniale è la storia di due inseparabili amiche cresciute in un quartiere della Napoli degli anni 50, tra la povertà, la durissima scuola e lo strozzinaggio dei vicini. Il romanzo è narrato dalla prospettiva di Elena che, ormai prossima all’anzianità, ripercorre le tappe dell’amicizia con Lila, scomparsa inspiegabilmente.

 

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio Fin da piccole, le due si contraddistinguevano come la “buona” e la “cattiva”: Elena studiosa, posata e delicata, Lila ribelle, sfidante, ma anche curiosa e brillante, spicca tra le preferenze della maestra che si commuove pensando a lei, la figlia dello scarparo, intenta ad apprendere nozioni di grammatica in totale solitudine, raccattando i giornali usati con il quale il padre proteggeva le scarpe durante il lavoro sfiancante.

L’ amica geniale: la rivalità tra due amiche

La rivalità tra amiche inizia già prima della costruzione del legame, Elena sceglie Lila, si sente eternamente seconda, ma trova in quell’amica impavida e spavalda la strada per sfuggire all’atmosfera del quartiere dove regna l’eterna lotta per la sopravvivenza, la sopraffazione e la supremazia, per non diventare come la madre, ignorante, claudicante e severa, che trascorre l’esistenza lamentandosi della costosa vita, invidiosa del successo che la figlia si costruisce silenziosamente senza avanzare pretese. Lila esercita una potente influenza su Elena che osa prevaricare i precetti famigliari, per poi rientrare nella veste di sé , la “buona”, autopunendosi con lo studio intenso e l’incuria personale. I risultati scolastici brillanti mostrano un desiderio di riscatto e differenziazione non solo dal rione, ma anche dall’amica stessa che, per volontà del padre, è condannata a sprecare le sue doti nella bottega, nella quale segretamente progetta, con l’approvazione del fratello, modelli innovativi di scarpe.

Pur rinunciando al proseguimento dello studio, Lila diventa l’assidua frequentatrice della biblioteca, approfondisce i classici della letteratura, la grammatica greca e latina, senza rivolgersi agli insegnanti, provvedendo anche ad aiutare l’amica nelle difficoltà che le prime prestazioni scolastiche richiamano. Elena quindi riceve da un lato il conforto e l’esortazione della compagna di giochi, che la stimola non solo per il bene ma anche per intravedere in una figura significativa ciò che da sola non può concretizzare, tuttavia prova l’insostenibile percezione di essere superata dalla figlia dello scarparo che saprà comunque rialzarsi in piedi, nonostante gli schiaffi del destino.

L’ amica geniale: sofferenza e rabbia

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA L’intero racconto de L’ amica geniale pone in risalto il confronto tra le due vite che si intrecciano e si compensano: Lila ammalia, ma tira a sé un ricettacolo di incomprensioni e pericoli, è consapevole dell’effetto che esercita e finisce per scottarsi, per poi ricominciare. Elena, dall’altra parte, si muove in sordina, viene investita dal rione di una responsabilità materna e mitigante nei confronti dell’amica, una rappresentazione che con il tempo comincia a starle stretta. Tutti sanno che Lenù è l’unica in grado di appianare i dissensi, di sacrificare i suoi bisogni per risolvere le questioni di Lila: e infatti senza esitazioni, abbandona Ischia per correre dall’amica braccata dal bellissimo Marcello Solara e dai genitori bramosi di un futuro matrimonio con lui, il più ricco e potente del quartiere, la copre nelle tresche con Stefano e successivamente con Nino.

Pur supportando energicamente il proseguimento degli studi di Lenù, Lila accoglie con ambiguità la crescente e visibile differenza culturale che le divide inesorabilmente, così non perde occasione per umiliare l’illustre ambiente scolastico che sancisce l’inevitabile confronto impari. La “furia” di Lila si estende anche all’amore segreto di Elena, Nino, con cui la giovane, all’insaputa della famiglia e del marito, intrattiene un’appassionata relazione extraconiugale: anche in questa occasione straziante, Lenuccia esprime in solitudine la delusione e la rabbia e continua a compiacere la compagna di giochi

Da un lato dicevo basta, dall’altra mi deprimevo all’idea di non essere parte della sua vita, del suo modo di inventarsela – Ferrante, Storia di un nuovo cognome, p. 274.

L’ amica geniale: le strategie per cavarsela al meglio

L’aggressività di Lenù traspare attraverso evitamenti, ritiri, piccoli sabotaggi, ma anche giustificazioni che sembrano protettive e in realtà nascondono il desiderio di distruggere il rapporto amoroso sul nascere. Quando la relazione clandestina si intensifica e si palesa agli occhi di tutti, creando scompiglio e dolore, la narratrice ritorna a concentrarsi sulle aspirazioni personali, uscendo simbolicamente e di fatto dal rione. Lila, al contrario, sopporta da sola l’umiliazione degli abitanti, del marito, della famiglia che da un lato la protegge, dall’altro le addossa le colpe delle disgrazie repentine, fantastica un’esistenza sentimentale duratura e idilliaca con l’amante estivo, ma non comprende la caducità della passione travolgente in giovanissima età, le differenze individuali che si scandiscono al trascorrere dei giorni e allontanano.

Lila scambia l’intensità momentanea per l’amore eterno, pone confini illimitati alla propria sicurezza che la conduce in un baratro di povertà e fatica, ripetendo la medesima sorte: da bambina non ha proseguito gli studi per la povertà, da giovane non sa sfruttare la ricchezza per recuperare il tempo perduto e riscattarsi. E invece Lenù non sa di coltivare un genio dentro di sé, viene scoperta dall’esterno e riesce a coronare i suoi sogni. Di tanto in tanto nutre la tentazione di scivolare nel quartiere d’origine, di abbandonare il successo e appropriarsi del destino ambito dalla madre denigrante, tuttavia riemerge splendente, in silenzio, zittisce la famiglia e gli amici, affronta la prepotenza e viene apprezzata. Qualche volta insicura nelle scelte sentimentali che si dirigono su partners che non l’attraggono e nelle amicizie in cui appare focalizzata sul confronto più che alla strutturazione di sé, Elena riesce comunque ad incanalare le sue risorse in una direzione costruttiva che la condurrà verso il successo e la soddisfazione personale, ritagliandosi, così, una carriera che sembra proteggerla dalle delusioni cocenti del rione.

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Bibliografia

  • APA (2010). The road to resilience. Consultato il 26/12/2018 su https://www.apa.org/helpcenter/road-resilience.aspx
  • Crittenden P. Landini A. (2011). Attachment and Family Therapy. Norton and Company
  • Ferrante E. (2012). L’amica geniale. Edizioni e/o
  • Ferrante E. (2018) Storia di un nuovo cognome. Edizioni e/o
  • Guidano V. (1988). La complessità del sé. Bollati Boringhieri
  • Reda M. A. (1986). Sistemi cognitivi complessi e psicoterapia. Carocci
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